Canzoni per il diritto all’aborto: la battaglia continua | Rolling Stone Italia
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Canzoni per il diritto all’aborto: la battaglia continua

Artiste come Margo Price, Mavis Staples, Adia Victoria, Halsey, Paramore, Gracie Abrams e Quinnie continuano a raccogliere fondi e a sostenere i diritti riproduttivi delle donne americane

Margo Price sulla copertina di 'Fight to Make It'

All’inizio dell’estate Quinnie ha condiviso un’anteprima di una sua canzone intitolata Touch Tank. Non si aspettava che diventasse trending su TikTok. “Lui è così bello quando me la lecca”, canta su una base di chitarra delicata. “È un ragazzino dalla pelle dorata, con la camicia fresca di bucato. Mi dice che sa essere dolce quando vuole. Credo voglia esserlo con me”.

La canzone, che parla di piacere femminile in modo esplicito, è esplosa su TikTok. Decine di migliaia di utenti che l’hanno utilizzata nella app e il pezzo ha avuto ancora più preordini su Spotify, tutti indicatori che segnalavano un successo annunciato del singolo, che sarebbe uscito solo il 1° luglio. Per Quinnie, che non pubblicava musica da solista dal 2019, il passaggio da un numero di streaming quasi inesistente a un successo pressoché certo è stato surreale.

A pochi giorni dal lancio, però, la Corte Suprema ha annullato la sentenza Roe vs Wade, cancellando quasi all’improvviso diritti garantiti da 50 anni negli Stati Uniti. Di colpo a Quinnie è parso sbagliato pubblicare un pezzo che parlava di sesso occasionale mentre milioni di persone nel Paese perdevano l’accesso a trattamenti medici sicuri per l’interruzione di gravidanza.

«Non mi pareva giusto cantare di sesso mentre tutto ciò stava accadendo», spiega, sottolineando che comunque difficilmente il bando dell’aborto la toccherà, essendo lei del New Jersey, ma al momento residente in California. «Mi faceva sentire a disagio l’idea di andare online a dire che il sesso è fantastico. Mi sono vergognata e sentita colpevole al pensiero di pubblicare la canzone».

Per questo Quinnie ha deciso di donare tutti i ricavi della prima settimana di streaming all’Indigenous Women Rising Abortion Fund. «È un modo per dare un senso alla canzone», dice. «Coltivare buone relazioni sentimentali e sessuali non è scollegato al fatto di avere diritti che tutelano il tuo corpo nel tuo Paese. Sono due grosse tessere dello stesso puzzle».

Alla fine della prima settimana dall’uscita, Touch Tank aveva accumulato più di tre milioni di streaming e Quinnie è stata in grado di donare circa 13 mila dollari all’associazione che tutela il diritto all’aborto.

Quinnie è solo una delle dozzine di artisti che hanno utilizzato i propri account per scagliarsi contro la decisione della Corte Suprema, fra cui Kendrick Lamar, Phoebe Bridgers, Lorde, Billie Joe Armstrong, Pearl Jam, Taylor Swift, Megan Thee Stallion, Harry Styles, Eminem e Mariah Carey.

Nel corso della sua esibizione a Glastonbury, a fine giugno, Olivia Rodrigo ha citato i nomi dei cinque componenti della Corte Suprema che hanno votato per cancellare la sentenza, invitando sul palco Lily Allen per mandare, insieme, un messaggio di fuoco con la sua canzone del 2009 Fuck You. Dal canto suo, Lizzo ha unito le forze con Live Nation per donare un milione di dollari a Planned Parenthood e Abortion Rights, mentre i Rage Against The Machine hanno devoluto 475 mila dollari a gruppi che lottano a favore della causa in Illinois e Wisconsin.

Sono passate settimane, ormai, dal disastro Roe vs Wade e otto Stati hanno messo del tutto fuorilegge la pratica medica abortiva, mentre quattro altri hanno vietato l’aborto dopo la sesta settimana di gravidanza. Le conseguenze hanno già avuto effetti distopici, come una bambina di 10 anni che ha dovuto passare i confini dell’Ohio per un aborto dopo essere stata stuprata, mentre diverse donne in stato interessante hanno implorato i propri medici di salvarle nel caso le gravidanze si fossero rivelate pericolose per la loro vita.

Nel corso di queste settimane, molti musicisti hanno protestato e perorato il diritto all’aborto. Halsey ha raccolto più di 136 mila dollari per il National Network of Abortion Funds, mettendo all’asta cinque suoi dipinti originali realizzati durante il recente Love and Power Tour. I Paramore hanno annunciato la donazione di parte del ricavato dai biglietti per il loro tour autunnale a varie organizzazioni per la tutela del diritto all’aborto.

Gracie Abrams, che all’inizio dell’anno è stata in tour con Olivia Rodrigo, tramite i propri social ha condiviso informazioni e link per donare fin dal primo momento. E ha detto a Rolling Stone che anche se la bozza del parere diffusa in anticipo avrebbe dovuto prepararla alla notizia, ne è rimasta comunque sconvolta.

«È stato un pugno allo stomaco e credo che pochi se lo aspettassero», spiega. «Quando è svanito lo shock iniziale, è montata la rabbia. L’idea che il governo prenda decisioni sulla salute dei cittadini che dovrebbero essere strettamente personali non è solo un passo indietro, ma è invasiva e lesiva degli interessi soprattutto di chi si trova in una situazione di necessità», dice.

Così Abrams ha lanciato una t-shirt in edizione limitata i cui ricavi andranno tutti al National Network of Abortion Funds. «È solo un aspetto nell’ambito di una controffensiva antidemocratica che sta prendendo piede nel Paese. Dobbiamo tutti fare la nostra parte affinché la nostra democrazia sopravviva».

«Adesso la cosa più importante è ascoltare il parere degli esperti: dottori, avvocati e attivisti, specialmente quelli che sono stati in prima linea per decenni», aggiunge. «La disinformazione è una degli ostacoli maggiori. Quello che posso fare ora è usare la mia posizione per dare loro voce. Ed è qualcosa che possiamo fare tutti, indipendentemente dalle dimensioni del pubblico a cui ci rivolgiamo».

Dopo il verdetto, Margo Price ha pubblicato su Bandcamp la sua canzone Fight to Make It, con featuring di Mavis Staples e Adia Victoria. Tutti i ricavi degli streaming e degli acquisti andranno a Noise for Now, organizzazione no-profit che collega artisti ed enti che si occupano di diritto all’aborto.

Il pezzo, spiega Price a Rolling Stone, è stato scritto col marito Jeremy Ivey verso il 2018, per parlare dei problemi di genere e razza ancora irrisolti negli Stati Uniti. Era stata pensata per la voce di Ronnie Spector, che aveva acconsentito a registrare la canzone poco prima della sua morte, a gennaio, a 78 anni di età.

Staples e Victoria si sono poi prestate a partecipare al brano. Quando, a fine giugno, è arrivata la notizia del verdetto, le tre hanno concordato che «la canzone deve uscire adesso» e deciso di dare in beneficenza i guadagni derivanti dal pezzo. «È interessante come l’accaduto abbia reso il testo ancora più potente», dice Price. «Penso che ci siano problemi irrisolti da tanto tempo, ma di recente molti stanno venendo a galla».

In un comunicato che annunciava la canzone, Price si è scagliata in particolare contro i paladini pro-life, sottolineando che gli Stati Uniti non solo hanno il quoziente più elevato, fra i Paesi sviluppati, di mortalità della madre durante il parto, ma le donne di colore sono tre volte più esposte a quel rischio rispetto alle donne bianche.

«Penso che tutti debbano essere più informati sull’argomento», dice Price. «Quelli che dicono di essere pro-life, cosa intendono? Vogliono letteralmente tutelare la vita di una creatura non nata, ma non quella di madri, figlie, sorelle, zie e di tutti gli altri che ci sono e hanno bisogno di essere protetti?».

Come dice Abrams, «non c’è bisogno di stare su un palco per capire quanto tutto ciò sia orribile».

Tradotto da Rolling Stone US.

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