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Bruce Springsteen, 10 canzoni pazzesche scartate da ‘Born in the U.S.A.’

Qualunque altro artista avrebbe costruito una carriera su questi pezzi. Il Boss li considerava scarti. Da ‘This Hard Land’ a ‘Shut Out the Light’, ecco i tesori nascosti del classico uscito il 4 giugno 1984

Bruce Springsteen durante il tour di 'Born in the U.S.A.'

Foto: Richard E. Aaron/Redferns

Born in the U.S.A. è uscito il 4 giugno 1984. Bruce Springsteen era già una superstar, ma quest’album l’ha portato a un altro livello di celebrità planetaria. All’improvviso, il rocker 34enne aveva singoli in heavy rotation nelle radio mainstream e riempiva ovunque gli stadi. Solo Michael Jackson e pochi altri potevano competere con lui.

Springsteen ha passato più di due anni a perfezionare il disco, cambiando continuamente la track list. Nessuno sa davvero quante canzoni avesse per la mani, il batterista Max Weinberg stima che fossero quasi 80. Alcune sono uscite come B-side, altre nei in box set, compilation e bootleg. Altre ancora restano negli archivi. Ne abbiamo scelte 10 e sono tutte straordinarie.

10Frankie

Springsteen ha scritto Frankie per l’album dopo Born to Run. Mentre ci lavorava, Darkness on the Edge of Town diventava sempre più crudo e decise perciò di escluderla. Ha continuato a lavorarci durante le session di The River e di Born in the U.S.A., e anche se girano varie versioni del pezzo, questa incisione del 1982 resta quella definitiva.

9None But the Brave

Ambientata nei locali di Asbury Park negli anni ’70, come spiegano le note di copertina di The Essential Bruce Springsteen, None But the Brave mostra un Bruce nostalgico che ripensa alle giornate passate con un amore perduto. È una sorta di brano gemello di Point Blank, da The River, e nella scaletta di Born in the U.S.A. del luglio 1983 era la terza canzone del lato A. Il pezzo è uscito solo nel 2003 ed è stato suonato dal vivo meno di 10 volte.

8Murder Inc.

Gli omicidi e la violenza erano parte della quotidianità di tutti gli americani e Murder Inc. doveva essere la title track dell’album che è diventato Born in the U.S.A. Alla fine è uscita come singolo di lancio di Greatest Hits, e il video che la accompagnava mostrava la prima performance della E Street Band al completo dopo lo scioglimento del 1988. Il brano è diventato uno dei classici del tour di reunion del 1999/2000. Se Ronald Reagan avesse chiesto di usare Murder Inc. durante la campagna elettorale del 1984, Springsteen avrebbe accettato?

7Pink Cadillac

Durante il tour di Born in the U.S.A., Springsteen presentava Pink Cadillac con una scenetta in cui interpretava un telepredicatore o un venditore di auto usate per definirla «una canzone sul conflitto tra le cose mondane e il benessere spirituale, tra i piaceri della carne e l’estasi spirituale». Era uno scherzo, sì, ma non del tutto. La seconda strofa è forse la più erotica dell’intero catalogo della E Street Band, e contiene dei versi immortali. “Dicono che Eva abbia tentato Adamo con una mela / Ma io non me la bevo / So che era la sua Cadillac rosa”. Uscita come B-side di Dancing in the Dark, la canzone è diventata una hit quando Natalie Cole ha pubblicato una cover nel 1988, ma ultimamente è difficile che Springsteen la suoni dal vivo.

6This Hard Land

Il mix di questa canzone tra il folk dell’epoca del Dust Bowl e il rock del Jersey Shore segna la differenza tra gli arrangiamenti scuri e acustici di Nebrsaka e l’Americana su di giri di Born in the U.S.A. Racconta la storia di un fratello e di una sorella “che viaggiano da una città all’altra in cerca di un posto dove stare”. È una delle canzoni preferite del batterista Max Weinberg ed è stata suonata regolarmente dal vivo durante il tour acustico per The Ghost of Tom Joad.

5Lion’s Den

Con la sue citazioni tratte dal Libro di Daniele contenuto nella Bibbia ebraica, Lion’s Den è una delle prime tracce registrate per Born in the U.S.A., ed è anche una delle più leggere. Springsteen si è pentito di non averla pubblicata e nel 1998 si è chiesto: «Perché mai non l’ho fatta uscire? La ascolto oggi è mi sembra una hit. La band suona alla grande, ci sono i fiati e c’è un gran ritornello».

4Johnny Bye-Bye

Il titolo e i primi due versi alluderanno pure al pezzo del 1969 di Chuck Berry Bye Bye Johnny, ma Johnny Bye-Bye è invece un omaggio a Elvis Presley e racconta l’impatto che la sua morte ha avuto su Springsteen. Bruce ha spiegato che la canzone rappresenta la reazione al «tipo di fama che aveva Elvis, alle pressioni e all’isolamento che essa comporta» e che è stata registrata subito dopo Nebraska con altre «canzoni con una sezione ritmica minimale».

3Seeds

Titolata originariamente Gone Gone Gone, esclusa da Born in the U.S.A., divenne uno dei momenti politici più importanti del tour. Nel Live 1975-85 appare all’interno di una sequenza che comprende Born in the U.S.A., The River e la cover di War di Edwin Starr. Springsteen spiega che è uno dei pezzi che convinse il produttore Jon Landau che c’era del materiale buono. Ha ripreso a farla dal vivo nel 2009, in piena crisi economica.

2My Love Will Not Let You Down

Nemmeno l’esclusione dalla track list di Born in the U.S.A. ha impedito alla canzone di diventare una delle preferite dei fan da quando Springsteen l’ha ritirata fuori per il tour della reunion della E Street Band del 1999-2000. Il cantante, spinto dal beat potente di Weinberg, promette che il suo “amore non ti abbandonerà” e la frase funzionava non solo in riferimento a una ragazza, ma anche ai fan che ascoltavano il pezzo all’interno di stadi enormi. Landau voleva che aprisse il lato B di Born in the U.S.A., ma alla fine venne preferita No Surrender.

1Shut Out the Light

Ispirata al libro di Ron Kovic Nato il quattro luglio, Shut Out the Light racconta la storia di Johnson Lineir e dei veterani che sono tornati dal Vietnam tormentati da problemi psicologici. Lineir lascia amici e parenti alla festa di benvenuto organizzata per il suo ritorno a casa, si rifugia in mezzo a una foresta buia e da lì fissa le luci della città e i sogni che si è lasciato alle spalle. È una canzone potente e sarebbe stata il picco della carriera di qualunque songwriter. Non di Springsteen, che l’ha relegata a lato B del 45 giri di Born in the U.S.A.

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