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Brandon Flowers racconta i Police: «Mi hanno insegnato a guardare sempre avanti»

Nel giorno del primo concerto in trio della band, rileggiamo che cosa diceva il frontman dei Killers di Sting, Stewart Copeland e Andy Summers: «Quel modo di scrivere canzoni è sparito dal pop»

I Police

Foto: John Rodgers/Redferns

Oscar Wilde ha detto che un artista ha successo se la gente non capisce il suo lavoro, ma lo apprezza comunque. Se è vero, allora i Police sono stati artisti di grande successo. Le loro canzoni sono universali, fanno parte delle nostre vite. Le trovi sia nel pop che nelle stazioni radio classic rock, e le trasmetteranno per altri 100 anni anche in Germania. Allo stesso tempo, tutto quello che hanno scritto era intelligente e funzionava su più livelli. Ti innamoravi di una canzone e un anno dopo realizzavi di averne frainteso il significato.

Prendete Every Breath You Take. È un bel trucco: è incredibilmente orecchiabile e la gente la mette ai matrimoni, ma è una canzone su uno stalker. Roxanne è palesemente dedicata a una prostituta: non parla di Sting che la ama e le spezza il cuore, ma solo del fatto che è una prostituta. È un talento unico. Siamo stati fortunati ad aver ascoltato in radio canzoni belle come Message in a Bottle, Walking on the Moon e King of Pain. Quando le hanno registrate Sting aveva già una carriera e una laurea, non aveva paura di sembrare un adulto.

La mia preferita è Don’t Stand So Close to Me, quella sul professore e la ragazzina. Quel tipo di narrazione è sparito dalla maggior parte della musica pop. Don’t Stand sarebbe un grande pezzo con qualsiasi testo – anche uno su una ragazza a caso – ma è la storia che la rende potente e inquietante. Il mio verso preferito è “La fermata del bus è bagnata / lei aspetta / la sua macchina è calda e asciutta”, in quelle undici parole è contenuta l’intera canzone.

Ovviamente i Police erano musicisti straordinari. Professionisti cresciuti durante l’era del punk che hanno affinato il loro messaggio solo più avanti. Sono un fan del loro modo di intendere il reggae. Band come i Clash l’avevano già mischiato col punk, ma i Police l’hanno fatto senza mezzi termini. Era reggae per nerd fissati con la musica. Sting suonava il basso e cantava, una cosa che non si vede spesso. Guidava sia la sezione ritmica che le melodie della band. Stewart Copeland è un grande batterista, riusciva a dare a canzoni come Roxanne e So Lonely la loro potenza e allo stesso tempo ci metteva dentro il reggae. Andy Summers aveva grande tecnica e senso ritmico. È incredibile quante band rock con groove pazzeschi siano composte da inglesi magrolini.

I Police sono maturati davvero in fretta. Tutte le band dovrebbero imparare da loro. Bisogna sempre andare avanti.

Il testo che avete appena letto fa parte della lista 100 Greatest Artists che Rolling Stone USA ha pubblicato tra il 2004 e il 2005. Potete leggerla qui.

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