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‘Beam Me Up Scotty’ di Nicki Minaj ci riporta a un’era perduta del rap

Il ritorno del mixtape del 2009 non è solo un’operazione nostalgia, ci ricorda quanta strada ha percorso il genere nell’ultimo decennio. Senza quei brani, Doja Cat o Megan Thee Stallion non esisterebbero

Nicki Minaj

Foto press

Il ritorno di Beam Me Up Scotty, il mixtape del 2009 di Nicki Minaj uscito in una nuova versione lo scorso venerdì, arriva in un momento in cui tantissimi artisti hanno aperto i loro archivi alle piattaforme streaming. Per quelli che sono diventati famosi all’epoca dei blog, queste uscite permettono di tornare a osservare momenti di sperimentazione fondamentali. House of Balloons di The Weeknd e Sailing Soul(s) di Jhené Aiko sono tornati in streaming a marzo; No Ceilings, l’iconico mixtape del 2009 di Lil Wayne, ad agosto; Care Package, la compilation di extra di Drake, nel 2019. Beam Me Up Scotty torna con tre inediti, più i pezzi originali, e rappresenta un terreno fertile per la scoperta e la riscoperta della musica di Nicki Minaj.

Ci rimanda anche a un’epoca diversa. L’ascesa di Minaj è arrivata in un periodo in cui il rap femminile sembrava in declino. Tra la fine degli anni ’80 e il 2010, il numero di donne ingaggiate dalle major è passato da 40 a 3. Quando si è imposta, Minaj era una figura unica nell’industria ed è rimasta tale per quasi un decennio. Pink Friday, il suo album di debutto uscito nel 2010, è stato il primo disco solista di una rapper a diventare di platino dopo sette anni.

Beam Me Up Scotty è stato fondamentale per arrivare a questo risultato. All’epoca a scalare le classifiche era I Get Crazy, il featuring con Lil Wayne, oggi il classico è Itty Bitty Piggy che nella riedizione rimpiazza I Get Crazy come brano d’apertura. Nel remix di Donk a cura di Soulja Boy, Nicki rappa con maestria accompagnata da una produzione iperattiva. In entrambi i brani dimostra di avere personalità e stile vocale inimitabili. E poi c’è la sua delivery incredibilmente teatrale, come quando in I Get Crazy dice: “So I’m up in Mandalay, eating mang-ohhs / Keep a couple pink toes in my sand-olhhs / Got some bangles all over my ank-olhhs / Such a star, they singing the Star Spang-olhd Ba-ba-ba-ba-ba-banner!”. In altri brani, come Itty Bitty Piggy, è giocosa, soprattutto quando parla ai suoi hater. “These bitches so cranky / Get ’em a hanky / M-mommy, I’m cold / Gimme my blankie”.

Negli interludi parlati Minaj mostra un lato più umano e umile. “Alla fine il mio talento non è così importante, sapete?”, dice in Intro, uno dei momenti più importanti del mixtape. “Alla fine conta chi lo vuole di più… e nessuno lo vuole più di me”.

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Beam Me Up Scotty ci riporta anche a un’epoca in cui le trasgressioni di Minaj, vere o presunte, sono affiorate in superficie. Secondo l’accusa più sinistra, riportata dal Daily Beast, alcuni suoi collaboratori e il marito avrebbero maltrattato la donna di cui lui aveva abusato nel 1995 e per cui è stato condannato. Minaj ha detto che il marito, Kenneth Petty, era stato accusato ingiustamente. La donna, invece, dichiarava senza alcun dubbio che Petty aveva cercato di violentarla e non ha mai ritrattato la sua versione, come invece Minaj ha detto nel 2019 in un episodio di Queen Radio, il suo show su Apple Music.

La donna ha anche detto che una serie di molestie e intimidazioni l’hanno portata a trasferirsi per tre volte in un anno, addirittura lontano dal suo Stato. In Fractions, uno degli inediti del nuovo Beam Me Up Scotty, Minaj sembra parlare direttamente delle accuse, come dimostrano le prime barre: “I’m the one who run the city where they armed and vicious / Accusations on them blogs and they all fictitious”.

Minaj è anche alla guida di un’armata di fan agguerriti, i Barbz, pronti a cyberbullizzare i suoi critici a prescindere dall’istigazione della cantante. Nell’estate del 2018, mentre Minaj promuoveva Queen, ha mandato un messaggio privato pieno di insulti a un’autrice freelance che l’aveva criticata su Twitter. Dopo che la giornalista ha pubblicato quei messaggi, ha ricevuto una serie di insulti e minacce via social, mail e telefono, rivolte non solo a lei, ma anche alla figlia di 4 anni. E mentre Nicki trasformava la critica nel suo nemico, si è coalizzata con il supercattivo del rap Tekashi69, anche dopo che lui si era dichiarato colpevole di un crimine sessuale verso minorenni e aveva ammesso l’influenza delle gang sulla sua ascesa nell’industria.

Dodici anni dopo l’uscita di Beam Me Up Scotty, nel rap mainstream ci sono moltissime donne in più, e non ci sono dubbi che il successo di Nicki Minaj abbia ispirato una competizione accesa e variegata. Dalle rivali più agguerrite come Azealia Banks a Latto (f.k.a. Mulatto), che si considera una Barb, sono tantissime le rapper modellate su Nicki Minaj. Artisti in ascesa come Yung Baby Tate e Iamdoechii e nuove star come Doja Cat e Megan Thee Stallion sono state influenzate da lei. Anche loro completano il rap con parti cantate più delicate. Anche loro indossano abiti e parrucche esagerate. Molte di loro hanno rifatto canzoni di Minaj e, nei casi più fortunati, hanno collaborato con lei. Adesso, il panorama del rap femminile brilla più luminosamente di quel mixtape.

Oggi, il rap fatto dalle donne integra generi e atmosfere diverse; le produzioni sono più moderne e intricate; c’è grande varietà di flow e cadenze; ci sono anche rapper più brave a cantare. Il ritorno del mixtape di Minaj è un’operazione nostalgia di cui molti avevano bisogno, ma è soprattutto un modo per ricordare quanta strada ha fatto il rap fino a oggi, e forse percorrerla ci porterà in un posto dove Nicki Minaj sarà obsoleta.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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