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Basta ‘YMCA’: ecco 15 canzoni ‘recenti’ per festeggiare il Pride Month

Stanchi di ascoltare Village People, Madonna e Diana Ross? Ecco gli inni queer usciti negli ultimi dieci anni, dal pop di Lady Gaga alle ballate di King Princess, alla musica senza limiti di Arca e al rap di Lil Nas X

Foto: Getty Images

In questi anni abbiamo avuto la fortuna e il piacere di veder sorgere dall’underground musicale artist* pront* a scardinare preconcetti e strutture, rilanciando la musica come luogo focale per esprimere la propria identità come tema politico. Il movimento queer ha iniziato a spingere con più veemenza, guadagnando spazio nel mainstream e lottando per il proprio legittimo posto nel mondo e nell’industria musicale. Finalmente durante il Pride Month, il mese dedicato all’orgoglio LGBTQIA+, anche il mondo musicale ha iniziato a posizionarsi e ad attivarsi di conseguenza, con un’industria più attenta a dare spazio ad artist* di questa community. È ancora un piccolo passo, ma è un inizio verso l’equilibrio, la piena rappresentazione e la parità.

Ho selezionato 15 brani (più un’extra) degli ultimi dieci anni che sono, sono stati, saranno anthem queer e che, oltre alla pura valenza artistica, sono legati alla comunità LGBTQIA+ per tematiche e spirito. Ecco quindi una bella playlist per questo ultimo weekend del Pride Month. La queerness è ovunque, fluida nel suo scorrere. Celebriamola!

“Born This Way” Lady Gaga

Senza ombra di dubbio questo è l’anthem che verrà suonato e cantato in tutti i Pride per sempre (ma con in tasca l’utopico pensiero positivo di un mondo che non avrà più bisogno di Pride nei prossimi anni). Senza esagerare il miglior lavoro di Gaga, all’apice del Gaga-ismo. È già storia della musica, storia del Pride, storia della comunità LGBTQIA+.

“Let’s Talk About Gender Baby” Planningtorock

La carriera dei Planningtorock è un susseguirsi di anthem tanto dancy quanto politici. Let’s Talk About Gender Baby è forse la forma più riuscita di questo rapporto, una marcia intramontabile, una versione queer politica degli LCD Soundsystem. Inarrestabile.

“1950” King Princess

Una ballata spaccacuore di quelle che ti aprono in due per un successo gigantesco. Parlando del brano King Princess ha dichiarato: «L’amore queer è potuto esistere solo in forma privata per un lungo periodo», e questo è il suo adorato omaggio artistico.

“It’s Okay to Cry” SOPHIE

Travolgente ballad transgender che porta per la prima volta l’immagine di SOPHIE, come persona, nell’immaginario comune. Un lavoro così esteticamente travolgente da essere utilizzato da Louis Vuitton per il proprio fashion show Spring-Summer 2020. Un temporale di lacrime.

“Make Me Feel” Janelle Monáe

Un pezzo travolgente con una produzione incredibile. Se Dirty Computer ha avuto un successo clamoroso è stato anche grazie al suo primo singolo estratto. Make Me Feel è un pezzo così contagioso da farci esaurire gli aggettivi a suo favore.

“Nonbinary” Arca

Più che un anthem, un manifesto. Il brano d’apertura dell’ultimo disco dell’artista venezuelana è una dichiarazione dritta, feroce, aggressiva. Bitch, it’s real on my side.

“How Do You Sleep?” Sam Smith

Il coming out di Sam Smith come genderqueer è stato uno dei momenti più dolci di questi ultimi anni nella musica pop. How Do You Sleep? ne è la sua messa in musica, accompagnata da un video supersexy in cui Smith ci mostra chi è davvero.

“Grace Kelly” Mika

Prima del baratro X Factor, Mika era la stessa nascente del queer pop mondiale, headliner dei migliori festival europei, celebrato per le sue performance live a dir poco circensi. Grace Kelly è la genitrice di tutto il queer pop di quest’ultimo decennio e per questo merita una citazione speciale, nostalgica.

“Empty” Kevin Abstract

Nell’ultimo periodo anche in Italia abbiamo finalmente notato quel ciclone collettivo chiamato Brockhampton. Al suo interno, da qualche anno, luccica però un diamante ancor più luminoso: Kevin Abstract, cantante e rapper nero apertamente gay. American Boyfriend: A Suburban Love Story è un disco che sbaraglia i cliché del rap americano, come dimostra il videoclip del suo brano di punta, Empty, in grado di ribaltare anche i canoni classici della cultura statunitense.

“C7osure” Lil Nas X

Non sarà una hit come Old Town Road, roba da miliardi di ascolti, ma C7osure è il brano con cui Lil Nas X, uno dei rapper più ascoltati dell’ultimo biennio, ha fatto coming out lo scorso Pride Month. Per questo lo segnalo come traccia d’ispirazione e coraggio: che sia di buon auspicio per chiunque si sentisse pronto a fare il proprio coming out questo mese o in qualsiasi altro momento della vita.

“Bloom” Troye Sivan

Artista gigantesco all’estero, semisconosciuto da noi, Troye Sivan ad appena 25 anni può vantare già oltre un miliardo di ascolti complessivi. A dir dello stesso Sivan, Bloom è un gay anthem e parla in maniera delicata e raffinata di perdita della verginità. Un talento che dovremmo iniziare ad abbracciare anche qua, sicuramente.

“Boys” Charli XCX

Charli è l’esempio perfetto di Ally, ovvero una persona eterosessuale che difende attivamente i diritti delle persone LGBTQIA+. Gli ultimi lavori della pop star inglese hanno ospitato i migliori artisti della community, una lista di talenti da annotarsi come Mykki Blanco, Pabllo Vittar, Tove Lo, Troye Sivan, Kim Petras, Big Freedia, Brooke Candy, ALMA, Dorian Electra e molt* altr*. Per questo motivo Boys, giocando all’inverso con gli stereotipi dell’industria musicale maschile, è una hit divertente, leggera, scanzonata. Il brano ideale per godersela.

“Forrest Gump” Frank Ocean

Frank Ocean è stato uno dei primi artisti neri a fare coming out. Era il 2012 e Ocean era la promessa emergente dell’r&b americano. A meno di un decennio di distanza ne parliamo come di uno degli artisti più influenti della musica mondiale. Forrest Gump era l’inizio di tutto, l’incipit di una nuova era.

“Dancing On My Own” Robyn

Uno dei pezzi pop più incisivi degli anni ’10, un brano dancy malinconico dedicato a chi in pista rimane a ballare da solo mentre la persona amata è con qualcun altr*. Quanto è triste questa immagine? Proprio per questo Dancing On My Own è la narrativa degli esclusi, un inno scritto nel proprio dna.

“Man to Man” Dorian Electra

Non si può parlare di queerness senza tirare in ballo Dorian Electra. Cercate ogni suo video, ogni sua canzone, ogni suo artwork. Vi spiazzerà, vi attrarrà, vi spaventerà. Vi ecciterà, vi intrigherà, vi sorprenderà. Man to Man è il pezzo più forte, ma anche Flamboyant, Drag e la recentissima Sorry Bro (I Love You) sono tutti inni futuristici dal mondo queer.

“House of Keta” Populous, Myss Keta, Kenjii

A mia conoscenza, è il primo brano pop elettronico italiano dedicato alla scena vogueing. Uscito da meno di un mese, non è ancora un inno, ma glielo auguriamo. E non solo per l’Italia.