Ascesa e declino dei Visage: anche le band nate a tavolino hanno un'anima | Rolling Stone Italia
Home Musica

Ascesa e declino dei Visage: anche le band nate a tavolino hanno un’anima

È ora di rivalutare la cricca di Steve Strange. Nati nei club, figli di Bowie e pionieri del new romantic, mescolavano new wave e dance unendo solida preparazione musicale e gusto per l'eccesso visivo

Steve Strange (a sinistra) e Rusty Egan, i Visage

Foto: Fin Costello/Redferns

David Bowie riusciva a rendere oro anche quello che non luccicava. Ma la sua eredità non è solo questa innata capacità di valorizzare qualsiasi tipo di idea musicale: Bowie ha addirittura creato interi sottogeneri di se stesso. Per esempio il neo glam dei ’90 (per intenderci Menswear, Suede, ecc), il dance pop degli ’80 e 2000 (senza Let’s Dance niente Like a Virgin di Madonna e Random Access Memory dei Daft Punk, ragazzi). Soprattutto ha dato linfa a un movimento che da fine anni ’70 fino a metà ‘80 farà furore: il new romantic.

Il movimento che ha dato il successo ai Duran Duran, agli Spandau Ballet e ha svezzato altre band insospettabili come i primi Talk Talk o i primi Ministry era infatti nato da alcune feste a tema Bowie, organizzate da due personaggi che faranno la storia del genere, ovvero Steve Strange e Rusty Egan, i Visage. Noti per la hit senza tempo Fade to Grey che a un certo punto arriva in classifica quasi dal nulla, avevano un background di tutto rispetto che ruotava attorno ai Sex Pistols. Entrambi erano amici di Glen Matlock: Strange faceva parte del supergruppo Moors Murderers, con Soo Catwoman e gente dei Clash e di Adam and the Ants, Chrissie Hynde prima dei Pretenders, Vince Ely prima degli Psychedelic Furs. Egan invece era nella formazione dei Rich Kids, il gruppo di Matlock post Pistols.

Nonostante le premesse, i rispettivi progetti non decollano, cosa che dopo una serie di altre esperienze porta i nostri a seguire nuove strade emergenti: in particolare quella del clubbing. Nel 1979 Rusty si dà al djing mettendo su party a tema con Steve, definendo con i suoi dischi il suono new romantic che verrà, mischiando elettronica e new wave dal Giappone, dalla Germania e dall’Inghilterra con il minimo comun denominatore di un filtrare fisso con la dance. Un mix che però, come sempre accade, non veniva fuori dai solchi dei dischi come i nostri eroi lo immaginavano: quindi Steve e Rusty iniziarono a pensare a una loro personale creatura con la quale sperimentare il sound col quale sintetizzare questi tre mondi musicali al meglio. I Visage quindi sono concepiti come una specie di side project all’attività nei club in cui i nostri stavano imponendo la moda new romantic: Strange forte della sua esperienza di lavoro e di moda a fianco del famigerato Malcolm McLaren, manager dei Pistols, e Rusty deciso a dettare legge musicale con il suo The Cage, negozio di dischi punto di riferimento della scena.

Nel 1980 la situazione decolla durante le loro serate resident al Blitz di Londra, ma non proprio per motivi musicali. Nonostante i Visage siano infatti già attivi dal 1979 con la pubblicazione di un singolo, la prima pietra del sound new romantic Tar (con nel retro l’illuminante Frequency 7, una specie di bomba atomica tra elettronica teutonica, vocoder imponenti, melodie neoclassiche e irresistibili spoken quasi rap), il 45 giri non ha lo stesso successo dei loro eventi. Sarà invece proprio Bowie, notando le serate a lui dedicate da Strange & company e gli incredibili look sfoggiati, a fare esplodere la faccenda invitando i Blitz Kids (ovvero i frequentatori del locale con lo stile più dirompente e il trucco più appariscente) a partecipare al video di Ashes to Ashes che, di fatto, è un brano che sdogana il sound romantico. Nel video possiamo vedere proprio Steve Strange accompagnare sulla spiaggia Bowie insieme al suo codazzo di fedelissimi: da questo momento i Visage avranno la strada spianata.

Probabilmente il successo sarebbe arrivato anche senza Bowie, ma in più tempo. I Visage sono uno dei primi gruppi costruiti a tavolino del periodo, tra l’altro con nomi della scena new wave ed elettronica britannica da urlo. Parliamo di Midge Ure, la mente degli Ultravox post Foxx che proprio con i Visage metterà a punto le sue capacità compositive dopo l’esperienza dei Rich Kids, e di uno dei più geniali chitarristi new wave di sempre, ovvero John McGeoch che dopo essere stato nei Magazine diventerà il guitar hero più amato dai fan dei Siouxie and The Banshees, con i quali metterà a punto il loro suono di chitarra. Completa il quadretto Dave Formula sempre dai Magazine alle tastiere, Barry Adamson che poi finirà nei Bad Sees di Nick Cave e Billy Currie degli Ultravox. Curiosamente è proprio l’incontro tra Currie e Ure nei Visage a creare la seconda incarnazione degli Ultravox, tanto che il singolo Vienna uscirà nello stesso periodo di Fade to Grey sorpassandolo. E sarà anche questo fattore una condanna annunciata, verso lo sgretolamento dei Visage.

Prima di questo, però, i Visage firmano per la Polydor facendo uscire il loro primo album nel 1980: i membri di questa superband non saranno mai sotto i riflettori, prerogativa invece di Steve Strange a tutti gli effetti solo e unico frontman. L’album Visage è una riuscitissima miscela di mittleuropeismo, cavalcate sintetiche, e grande attenzione per la cassa dritta e le batterie elettroniche predominanti, tanto che in un certo senso si ascoltano già i primi vagiti della techno (Moon Over Moscow). In mezzo a tutto questo, una spremuta della new wave imperante, alla quale vengono sottratti tutti gli orpelli in eccesso mantenendo solo l’essenziale: Block on Block (con ritornello recuperato a Frequency 7) ad esempio già indica la via, con la voce seppellita dal chorus, espediente che poi useranno tutte le band new romantic. Il rock allo stesso modo viene trattato come se i Roxy Music si fossero convertiti a un punk elettronico (i Sigue Sigue Sputnik, ad esempio, prenderanno spunto essendo frequentatori delle serate al Blitz), e non mancano anche strumentali che occhieggiano ai Kraftwerk (vedi The Steps).

Di Fade to Grey si è detto molto, con il suo testo anglo-francese rappresenta il manifesto della decadenza anni ’80, ma probabilmente (analizzandolo in questi tempi a mente lucida) anche una presa di coscienza di una lenta discesa nel baratro compiaciuto del futuro. Il video del brano diventerà epocale tanto che gli sconosciuti autori (Godley e Creme) firmeranno poi, tra gli altri, i video dei Duran e dei Police. Insomma, i Visage erano incentrati sull’immagine, sui video, sul look. È vero che il concetto di band sul palco era per loro già un’intenzione passatista e più si appariva alieni meglio era (la copertina del singolo di Tar vede Strange con un completino viola e degli occhi verde fluo che manco un trapper di oggi con le lenti a contatto), ma c’era sotto anche una solida preparazione musicale che ovviamente tendeva alla sintesi pop di influenze ben più pesanti.

I Visage saranno presto vittime della tendenza da loro lanciata: i nuovi gruppi new romantic spuntano come funghi e sbancano le classifiche, cosa che permette alle serate di Strange di decollare, ma la band è già altrove dal punto di vista dello stile visivo e musicale. Col secondo album The Anvil dell’82 infatti si passa dai colori ( per quanto spenti) al bianco e nero della copertina, un ritratto di Strange da parte del grande fotografo Helmut Newton, con predilezione per la pelle in guisa sadomaso (il nome del disco deriva da un club gay newyorkese di tendenza). E allo stesso modo si passa da un post synth pop a una vera e propria accelerazione verso la hi nrg, genere dance a bmp particolarmente rapidi che all’epoca non aveva ancora accesso alle chart mainstream. Con questo album, sesto posto nella classifica del Regno Unito, i Visage sono tra i primi a innestarla al pop. Ma allo stesso tempo faticano a imporre i singoli tratti dal disco (in particolare il suadente e geniale Damned Don’t Cry) , cosa assolutamente controproducente per un progetto dedicato alle sale da ballo.

Nonostante il disco contenga brani di altissima classe come la title track e Move Up, lo scontento serpeggianel gruppo. Diventato quasi un dopolavoro per Ure e Currie oramai lanciati con gli Ultravox e allo stesso modo anche per McGeoch oramai membro fisso dei Banshees, tanto che non riuscirà nemmeno a partecipare al disco pur volendolo fortemente, Strange comincia a pretendere di avere voce in capitolo sulla direzione musicale in quanto frontman e unico uomo immagine della band, arrogandosi anche diritti di brani non suoi (problema già sorto con Fade to Grey). A questo punto Ure (il principale autore della band) lascia, piccato per il comportamento megalomane del cantante. Il quale però non si perde d’animo e con il fedele Egan torna all’attacco: stavolta il progetto è di trasformare i Visage in una band live. La pretesa spiazza i membri restanti, in particolare Currie e Formula che già oberati di impegni onoreranno il contratto suonando e componendo alcuni brani del nuovo disco, Beat Boy, per poi darsi alla macchia: d’altronde portare i Visage sul palco rappresentava venire meno all’idea originaria di creatura in studio, cosa che effettivamente farà poi tendenza per tutti gli anni ’90.

A peggiorare la situazione, Beat Boy esce nel 1984, in ritardo di un anno per problemi contrattuali impedendo un reale impatto sul mercato; perché se è vero che è un disco ultraleggero, quasi diafano, è anche vero che se fosse uscito in tempo i Visage sarebbero stati uno dei primi act new wave a svoltare verso il pop americano, con abbondante uso di tecnologia digitale (cosa che riuscì bene ai Simple Minds, che al contrario si trovarono al momento giusto al posto giusto). Ma ancora meglio, Beat Boy rappresenta un tentativo di ibridare il new romantic con l’Eurodance (e a giudicare dalle chitarre anche col metal) in un periodo in cui i Duran ancora erano arroccati su posizioni vecchio stile. L’esempio di Beat Boy ispirerà i successi degli anni ’90 di band fantasma come i Vacuum o i Right Said Fred (e non solo, in parte anche i Bronsky Beat di Hit That Perfect Beat), ma all’epoca non otterrà altro che un mesto 79simo posto in classifica. Certo i singoli scelti non aiutarono il lancio ( forse sarebbe stato meglio lanciare un brano dal titolo manifesto come Only the Good Die Young, ultimo lascito di Currie con la band, in cui meglio si sintetizzano e si superano le tendenze d’epoca), così come il nuovo look di Strange, in solo completo jeans e camicia zebrata, sembrava più quello di un Nick Kamen prima dei tempi che di un consumato fan di Bowie.

A questo punto la storia dei Visage si chiude, prima di riaprirsi nel 2004 e vedere fuori un paio di album di inediti nel 2013 e 2015, anno in cui Strange lascerà questa terra a soli 55 anni per un attacco di cuore. Prima del ritorno in pista aveva avuto problemi di eroina e si era trasferito ad Ibiza a seguire la scena trance del luogo, diventandone uno dei maggiori animatori (soprattutto a favore delle superstar hollywoodiane). Anticipando progetti nei quali i frontman erano modelli e modelle prestanome, come anche profeti tutto trucco e parrucco del trap-pop, la storia dei Visage ci insegna che dietro la maschera deve sempre esserci sostanza, cosa che d’altronde è sempre stata la lezione del loro padrino Bowie. E che, nel caso di Strange, “solo i migliori muoiono giovani” se non vogliono “dissolversi nel grigio”.