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Tōru canta, Appino recita: l’anteprima di ‘Rimini’ dalla prima puntata di ‘Fra(m)menti’

Il nuovo format di Pulp Dischi fonde musica, teatro e arti visive. Tema del primo episodio: la solitudine. «Siamo separati e distanti: può spaventare, ma può anche rivelare la nostra vera natura»

La solitudine è il tema della prima puntata di Fra(m)menti, il nuovo format di Pulp Dischi che unisce musica, teatro e arti visive. Ogni episodio – sono per ora quattro, durano fra i 20 e i 25 minuti, il giorno prima Rolling Stone pubblicherà in anteprima un estratto – gira attorno a un concetto sviluppato attraverso l’esibizione di un artista emergente e una lettura a tema da parte di un altro artista.

Nella prima puntata Tōru (qui la nostra intervista) esegue cinque pezzi introdotti dalla lettura di un passaggio di Il libro dell’inquietudine di Fernando Pessoa da parte di Andrea Appino degli Zen Circus. Le canzoni sono Rimini (che vi mostriamo in anteprima), Rebus, la cover di Disorder dei Joy Division, Soli e Una giornata particolare.

L’esibizione è filmata da Valentina Cipriani al Teatro Nuovo di Pisa, ovviamente vuoto. Nei prossimi episodi canteranno Nervi, Wabeesabee e Fogg con intermezzi narrativi letti da altri ospiti.

«In un momento così complicato, trovarsi di nuovo su di un palco è stata una boccata d’aria a pieni polmoni», ha detto Elia Vitarelli, in arte Tōru. «Fra(m)menti per me è stata un’esperienza a suo modo sperimentale: ho deciso di sfruttare l’occasione e lo spazio del teatro per dare ai brani una nuova identità più intima e riflessiva, lasciandoli spogliati totalmente di ogni arrangiamento e riducendoli alla forma più scarna possibile».

Al fianco di Tōru ci sono Francesco Magrini (pianoforte) e Chiara di Benedetto (violoncello). «Abbiamo lavorato a distanza per definire le parti, ritrovandoci poi in perfetta armonia il giorno delle registrazioni. Suonare in questa nuova formazione è stato innanzitutto emozionante. Sentire riecheggiare la propria musica in un teatro vuoto ha sottolineato quanto sia necessario creare spazi in cui poter tornare a vivere insieme e cercare una forma di condivisione reciproca».

«Ho deciso così di trattare la solitudine, un tema fondamentale in una parentesi storica in cui ci ritroviamo separati e distanti: una riflessione su quanto questa possa spaventare ma, allo stesso tempo, possa essere lo specchio della nostra personalità e della nostra vera natura di fronte al prossimo. Ringrazio di cuore Andrea Appino per il suo contributo nella lettura del brano estratto dal Libro dell’inquietudine di Pessoa, un’introduzione perfetta che ha dato un valore aggiunto all’intera esibizione».

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