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Giorgio Ciccarelli, in anteprima il video di ‘Conto i tuoi passi’

Una canzone di un chitarrista senza chitarre. Un pendolo. Un suono cupo, di rottura col passato. «Dopo questo periodo buio, c'è il bisogno di pensare in maniera diversa, di reinventarsi»

Un chitarrista che fa una canzone senza chitarre. Conto i tuoi passi è il primo singolo tratto dal terzo album di Giorgio Ciccarelli, scritto in collaborazione con Tito Faraci (scrittore e sceneggiatore tra gli altri di Dylan Dog, Tex, Diabolik, Spider-Man, Topolino) e prodotto da Stefano Keen Maggiore.

«Ho scelto Conto i tuoi passi come primo singolo e come apertura del nuovo disco perché è una canzone di totale rottura col passato, con tutto ciò che ho fatto fino ad ora, una sorta di catarsi: nel pezzo non c’è nemmeno una chitarra», racconta Ciccarelli, già membro degli Afterhours, fondatore dei Sux!, coinvolto in vari progetti e autore di due album nel 2015 e nel 2018, rispettivamente Le cose cambiano e Bandiere.

«Ho, abbiamo vissuto tutti un periodo buio, ogni questione si è azzerata e il bisogno di pensare in maniera diversa, di reinventarsi è stato preminente in me. Ne è venuto fuori un disco diverso, scuro, cupo che ha in Conto i tuoi passi il suo degno araldo. Tito e Stefano sono stati fondamentali nell’aiutarmi a mettere a fuoco, ad inquadrare al meglio il clima della canzone e Andrea (il regista) è stato bravissimo nel tradurre tutto in immagini».

Andrea Cardoni ha trasformato in immagini il tema della canzone, ovvero l’illusione che dopo la fine di una storia ci sia la possibilità di tornare indietro. Il video è stato girato al Ponte delle Gabelle a Milano. Racconta il regista che «la tessitura dei mattoni all’interno della galleria ci ha dato l’opportunità di girare con uno sfondo che si potesse adattare ai movimenti e all’interpretazione di Giorgio. Il resto lo ha fatto la canzone, le dita di Giorgio, il pendolo di Tito e un ratto che passa al secondo 36».

«La mia presenza non era prevista, nel video», racconta Faraci. «Ero andato semplicemente ad assistere alle riprese, portando con me quell’orologio, con la catena, perché mi sembrava un oggetto giusto, simbolico. Ho fatto vedere come farlo oscillare, così. Come per ipnotizzare qualcuno. E alla fine ci sono finito dentro anche io, di persona». E sull’album: «Addirittura, su invito di Giorgio stesso, per alcuni brani siamo partiti dalle parole. Mi sembrava incredibile, ma ha funzionato. È stato il caso di Conto i tuoi passi. Mi sono ritrovato a concentrarmi sul ritmo e il suono dei versi, per preparare la strada alla musica. Come picchiare su un tamburo, contando i colpi. I passi».

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