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Corteccia, l’anteprima del video di ‘Oasi’

Il duo racconta il bisogno di leggerezza dopo un periodo sofferto. E lo fa in un video realizzato in stop-motion in cui un personaggio arranca finché non trova, appunto, un’oasi

«Per noi la musica non è un’entità a sé stante, la accompagniamo sempre a una visione. Anche i testi contengono molte metafore e parole di matrice visiva. Per questo ci occupiamo direttamente anche della produzione delle immagini e dei video, cercando modi di forte espressività».

Così i Corteccia descrivono il loro lavoro. Si tratta del progetto musicale di Pietro Puccio (voce, batteria e visual) e Simone Pirovano (tastiere e programming). Nel 2020 pubblicheranno il secondo disco Quadrilogia degli stati d’animo, quattro brani che danno voce a vari stati emotivi: il peso delle ossessioni (Solidi), il senso di estraneità in mezzo agli altri (Sono la montagna lontana), la frustrazione nel tenersi dentro pensieri e parole (Il silenzio danneggia), il sollievo dopo le difficoltà (Oasi). E proprio di Oasi, pezzo prodotto dal duo con Lorenzo Caperchi, Rolling Stone propone l’anteprima.

«Oasi è il primo brano della Quadrilogia che presentiamo: parla del bisogno di leggerezza dopo un periodo sofferto. C’è proprio uno slancio, una necessità di parlare di noi stessi, provando poi a fare un passaggio ulteriore, a toccare vissuti ed esperienze che sono di tutti. Abbiamo cercato sonorità calde, analogiche o elettroniche, impasti vocali densi e ritmiche asciutte, con pianoforte, voce e battiti di mani. Abbiamo cercato di andare al cuore delle questioni, come se togliessimo la corteccia di un albero».

Il video della canzone è realizzato attraverso l’animazione in stop-motion per dare vita ad elementi concreti: la sabbia vulcanica, i disegni ad acquerello. «L’ambientazione è una sorta di limbo sabbioso, in cui un personaggio cammina, sprofonda, spaesato e affaticato, finché non trova salvezza in un’oasi di germogli e piante. C’è sempre una ricerca di artigianalità, di manualità, che rende il lavoro vivo e caldo. È bello, anche, lasciare una certa libertà di imperfezione: non tutto deve essere controllabile».

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