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Bluebeaters, in anteprima il video di ‘Mamma perdonami’ con Coez

Un ventriloquo, il suo pupazzo, la pioggia, una fossa da scavare. 
Diretto da Marco Santi, il video stravolge l’immaginario tipico della band che, nel nuovo album ‘Shock’, abbandona le cover e canta in italiano

Un ventriloquo balla sotto la pioggia mentre scava la fossa al suo pupazzo, colpevole di essersi ribellato durante uno spettacolo. È la storia del video Mamma perdonami, il nuovo singolo dei Bluebeaters in collaborazione con Coez. Girato da Marco Santi dopo aver proposto al gruppo una svolta “creepy”, il video propone un immaginario notturno e inquietante, molto distante dallo stile e dalle atmosfere leggere del brano. Il cambiamento era necessario, forse inevitabile, per una band che dopo 25 anni di carriera ha deciso di registrare il primo album di inediti interamente in lingua italiana, intitolato Shock e in arrivo per Garrincha Dischi.

«Siamo insieme da anni e quello che ci ha tenuti insieme, oltre all’amicizia tra di noi, è il culto della musica giamaicana, ormai una seconda pelle», racconta il batterista CountFerdi. «Ora stiamo vivendo un momento di piacevole cambiamento, rischiamo qualcosa in più e questo ci fa stare benissimo».

Il passaggio alla lingua italiana non è l’unico elemento della svolta del gruppo. Molte canzoni di Shock, infatti, sono scritte insieme alle nuove leve del pop all’italiana: Willie Peyote, CIMINI e Coez, protagonista di Mamma perdonami. «Il pezzo è nato in studio ai tempi di Sono qui. Facevamo delle session di scrittura, e Ceri aveva un beat un po’ reggae-hip hop su cui Coez ha inventato qualcosa di esplosivo», racconta Pat Benifei. «Da quel momento il pezzo è passato tra le mani di svariati produttori e, alla fine, Congorock ha tirato fuori il meglio».

Per ascoltare il resto di Shock, però, dovremo aspettare. Il disco dei Bluebeaters non è stato risparmiato dall’emergenza coronavirus, ma la band sembra aver reagito positivamente. «Viviamo tutto questo come una grande opportunità per rallentare e riprenderci gli spazi delle nostre vite», racconta Cato, «e ci sta dando anche altre opportunità di espressione. Non esce il disco ma usciranno altre cose, tra cui qualcosa che non sarebbe mai esistito senza l’isolamento».

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