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Alex Fernet, in anteprima il video di ‘1 2 3 Stella’

L’esordio del musicista di Bassano del Grappa è una «canzone d’amore ambientata in un mondo stellare», a metà tra pop d’autore e synth funk. Il video è stato girato in VHS e racconta «un anno inconsueto di movida»

«È una canzone d’amore ambientata in un mondo stellare e ludico», dice Alex Fernet di 1 2 3 Stella, un bel pezzo che tiene insieme il pop e il clubbing, la canzone d’autore e i suoni del synth funk e del boogie. È il suo singolo d’esordio, e il video è in anteprima qui sul sito di Rolling Stone.

Alex Fernet è di Bassano del Grappa e ha iniziato come chitarrista. Prima della carriera solista, ha suonato in diverse band e aperto i concerti di Interpol, Notwist, Calibro 35 e Cosmo. Poi, nel 2020, ha iniziato a frequentare il mondo del clubbing e sperimentare con un suono lontano da quello del rock. «Ho iniziato ad accompagnare con la chitarra i set di DJ Outback e cambiare il mio approccio alla musica», racconta. «Sono passato dall’intrippare la gente a suon di psych rock a farla ballare. Questa esperienza, unita al fatto che mi sono ritrovato isolato in una casa nuova, con un sacco di tempo libero e di stimoli, ha fatto sì che iniziassi a scrivere delle canzoni dal ritmo boogie, disco, house».

1 2 3 Stella è il primo brano nato in questo modo. Fernet dice che raconta un mondo dove «l’amore universale e sregolato gioca contro la tradizionale idea di coppia, dove il tempo imbizzarrito corre più veloce della luce e infrange ogni scommessa, dove trovare le parole giuste è un rompicapo gravitazionale».

Alex Fernet. Foto: Joanne Lanzarini

Fernet si è occupato in prima persona anche del video, che ha costruito «immaginando un montaggio semplice e a ritmo del beat». L’aspetto più importante, però, è che fosse «sincero, senza finzioni e messe in scena. Un video che rispecchiasse il mio immaginario in modo diretto, e che raccontasse la “movida bassanese” di quest’ultimo anno e mezzo un po’ inconsueto, tra dj set rigorosamente in casa ed evasioni nel fiume Brenta o al monte Grappa».

Anche la scelta di riprendere tutto in VHS è figlia di questo approccio, di questa «volontà di sincerità e materialità. Sono immagini riprese nell’arco di un anno, senza la consapevolezza che sarebbero finite in un videoclip. È la mia prima vera e propria esperienza di videomaking, sicuramente peccherà di qualità agli occhi di un esperto, ma spero renda l’idea di sincerità».

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