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Amy Winehouse segreta


Nell’anniversario del debutto 'Frank', ecco 10 canzoni rimaste inedite, fra confessioni struggenti e cover. Indagine ai margini del repertorio di un'artista che non temeva di mostrarsi vulnerabile

Amy Winehouse

Foto: Jo Hale/Getty Images

Amy Winehouse era un turbine di talento e di problemi. Il suo stile di vita l’ha spesso portata sulle prime pagine dei giornali, ma è stato il senso di vulnerabilità che emergeva dalla sua musica a renderla un’artista fuori dal tempo. La sua morte a 27 anni è subito diventata un mito tragico.

L’immensa eredità musicale della Winehouse si regge sui due album che ha pubblicato in vita, insieme a una manciata di lati B, registrazioni dal vivo, ospitate su canzoni altrui. Dopo la pubblicazione di Lioness: Hidden Treasures, i suoi discografici hanno detto che negli archivi non era rimasto altro e che le registrazioni demo del terzo album erano state distrutte. Tuttavia, alcune tracce di grande qualità sono apparse in rete e su vari bootleg, condivise con amore dai fan in disperata attesa di un disco che non uscirà mai.

Nel giorno dell’anniversario dell’uscita dell’esordio Frank, ecco una selezione delle sue gemme dimenticate.

1Long Day

«Non voglio diventare una star, non voglio fare niente a parte la musicista», diceva Amy Winehouse in una delle sue prime interviste. «Non penso che diventerò famosa. Non credo che riuscirei a gestirlo. Probabilmente impazzirei». Alla luce di queste parole, il testo di Long Day diventa ancora più efficace. Scritto dopo l’uscita di Frank, il suo debutto per una major del 2003, è il ritratto di un personaggio pubblico riluttante, in difficoltà a causa dalla sua notorietà. “Sto sprofondando in un buco e in questi giorni non faccio altro che lavorare”, canta Winehouse su un arrangiamento arioso. “Una volta avevo tanta anima, ora ho dimenticato chi sono”. Sono parole frutto di onestà ,al posto del solito umorismo, che anticipano il suo destino della cantante.

2When My Eyes

Registrata prima di Frank, ma esclusa dalla tracklist definitiva, When My Eyes sembra un’ode all’immaginazione della Winehouse. È un lucido catalogo di tutto quello che voleva diventare. Nomina le vecchie cameriere sui pattini – la carriera dei suoi sogni – e tutte le fonti di ispirazione nella musica come Dinah Washington e Frank Sinatra. In un momento toccante, canta della sua insicurezza. When My Eyes racconta di un periodo precedente alla fuga nella droga e nell’alcol, quando la sua mente e la musica le offrivano il rifugio di cui aveva bisogno.

3Trilby

L’introspezione di Winehouse l’ha spesso portata a scrivere testi profondamente personali e intensi, ma anche autocritici in modo divertente. Il suo umorismo nero è al centro di Trilby. Se le canzoni che scriverà in futuro suggeriranno un serio problema di dipendenza, questo pezzo parla della debolezza per lo shopping. “Beh, ho più scarpe di Carrie Bradshaw, più borse di quante riesca a conservare”, canta insoddisfatta, “ne voglio ancora, ancora, ancora, ancora!”. Non è un caso che nelle fotografie delle session di Frank indossi spesso un cappello Trilby.

4Procrastination

«Chiunque ascolti Procrastinate (sic) la adora», ha detto al Guardian Ted Cockle, il boss della Island. Era il 2011 e l’album postumo Lioness: Hidden Treasures era quasi pronto alla pubblicazione. Il suo collega Mike Beese ha aggiunto che la canzone sarebbe stata esclusa dalla compilation perché la stessa Winehouse non voleva fosse pubblicata. «Se un giorno ascolterete Procrastinate potete venire nel mio ufficio a Kensington a licenziarmi», diceva. Nonostante questo, il brano ha fatto il giro dei bootleg per anni col titolo Procrastination. Parla della tendenza della cantante a farsi prendere dalle distrazioni e del calo del desiderio di scrivere canzoni dopo l’uscita di Frank.

5Alcoholic Logic

Con un titolo che suona fin troppo familiare, Alcoholic Logic attinge allo stesso pozzo da cui sarebbe nata Rehab. È meno letterale di quella hit e nel testo paragona i suoi problemi di dipendenza con la sua vita sentimentale complicata e distruttiva. Nel 2005 aveva già conosciuto il futuro marito Blake Fielder-Civil, che l’avrebbe portata verso comportamenti ancora più distruttivi, vedi droghe e autolesionismo. La loro relazione tumultuosa la ispirerà a scrivere uno dei suoi lavori migliori, Back to Black.

6Detachment

Traboccante di disprezzo, Detachment racconta la storia di una donna in fuga da una relazione. Registrata nel 2006 per le session di Back to Black, allude alla storia di Winehouse con un amico di Fielder-Civil e al tentativo di staccarsi da quella relazione così disfunzionale. Winehouse c’è riuscita, almeno per un po’. La canzone costituisce il tassello mancante della narrativa dell’album e dà profondità alla storia maledetta della loro relazione.

«Tutte le canzoni parlano della mia relazione con Blake, di com’era all’epoca», ha detto Winehouse del disco nel 2007. «Provo per lui delle cose che non ho mai provato per nessuno. È stato catartico, era terribile come continuavamo a trattarci». È ironico, ma il successo di Back to Black li ha rimessi insieme e nel 2007 si sono sposati. Un frammento del brano si può ascoltare nel documentario Amy di Asif Kapadia del 2015, ma la versione completa è ancora chiusa negli archivi.

7Jazz n’ Blues

Conosciuto anche col titolo Money (No More Jazz n’ Blues), questo lento è probabilmente il pezzo più vecchio di Amy Winehouse che è emerso. Pare che sia stato scritto durante la collaborazione con Edward Bigham nel 2001, due anni prima di Frank. Con un semplice accompagnamento strumentale, suona più come una demo che come un brano finito. Winehouse canta dei suoi desideri di “gettare via soldi” e “sprecarli in scarpe e borse”, un argomento su cui tornerà in Trilby. La performance vocale non ha il fraseggio unico e la potenza delle registrazioni future, ma la canzone offre la possibilità di ascoltare una diva mentre sviluppa il suo stile. Come si evince dal titolo, i suoi generi preferiti sono sempre stati jazz e blues.

8Beat the Point to Death

Nonostante fosse destinata al successo come cantante R&B, le prime esperienze di Winehouse in studio di registrazione sono arrivate negli anni ’90 con gli Sweet n’ Sour, un duo hip hop formato con l’amica Juliette Ashby. L’avevano fondato quando avevano solo 10 anni e già allora scrivevano melodie e testi in autonomia. Più avanti hanno registrato tre pezzi rimasti inediti: Glam Chicks, Spinderella e Boys… Who Needs Them.

«Sweet ’n’ Sour è un bel progetto, è la loro versione di Salt-N-Pepa», dice il regista di Amy Kapadia, che ha ascoltato alcune di quelle tracce. «Amy è ovviamente Sour (ride), ma prendono tutto molto sul serio. Quando ho ascoltato la musica, mi aspettavo che scoppiassero a ridere, ma non succede mai. È una cosa seria, erano molto convinte».

Considerando i temi che affronterà più avanti nei testi, Boys… Who Needs Them è particolarmente affascinante. “Ragazzi, lasciateci sole / Non c’è nessuno a casa”, cantano in questo brano di due minuti e mezzo. “Ti tratteranno come un cane”. Sfortunatamente, Kapadia non ha ottenuto i diritti per includere la canzone nel suo documentario e gli altri inediti restano sconosciuti. Winehouse, però, si è avvicinata alla sua prima visione musicale con Beat the Point to Death, un brano r&b in stile anni ’90 che deve molto a Erykah Badu e Lauryn Hill. Anche questo è un inedito.

9All My Loving

L’album postumo At the BBC conteneva alcune fantastiche session registrate dalla cantante per la radiotelevisione britannica. Le cover più geniali sono però rimaste fuori. Si va da standard americani come Sentimental Journey al blues di Ain’t Nobody’s Business tratto dal concerto tributo a Billie Holyday del 2004 Billie & Me fino a pezzi scritti più recenti di Lauryn Hill, Michael Jackson, Marvin Gaye. Una delle cover migliori è questa versione soul dei Beatles registrata per il documentario televisivo del 2004 Glastonbury Calling.

10You Always Hurt the Ones You Love

All’inizio del 2011 la vita di Winehouse era sufficientemente quieta da permetterle di riprendere a lavorare al terzo album. Alla produzione aveva chiamato Mark Ronson e Salaam Remi, gli uomini dietro alle session di Back to Black. «Credo che abbia finito di scrivere le canzoni poche settimane prima di morire», ha detto Remi. «Per quel che ne so, c’erano 14 pezzi». È probabile che nel disco sarebbe finita la mesta You Always Hurt the One You Love. Una versione completa della canzone non è ancora emersa, ma nel documentario Amy c’è una scena commovente in cui la cantante recita il testo di questo pezzo incentrato sui suoi fallimenti amorosi.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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