Ambient, una storia femminile: 10 compositrici da riscoprire | Rolling Stone Italia
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Ambient, una storia femminile: 10 compositrici da riscoprire

Da pioniere come Pauline Oliveros e Suzanne Ciani ad artiste contemporanee come Ana Roxanne e Caterina Barbieri, dieci nomi che hanno fatto e stanno facendo la storia dell'ambient music

Suzanne Ciani in concerto al SXSW Festival

Foto: Lorne Thomson/Redferns

Negli ultimi tre anni la musica ambient ha vissuto un periodo particolarmente florido. Tra pandemia, lockdown e l’aggravarsi della salute mentale collettiva, l’ambient music ha assunto il ruolo di analgesico, una delicata risposta sonora al trambusto sempre più opprimente della contemporaneità. Più la società accelera, più l’ambient music diventa un luogo – delicato, spazioso, arioso – in cui rifugiarsi, una meditazione istantanea a portata di cuffie. Nei suoi ampi spazi, nelle membrane del suono e nei bagni di frequenze, possiamo trovare nuove dimensioni di pace e d’estensione contrapposte alle urgenze immediate dell’oggi. Si ritrova aria respirabile nella claustrofobia quotidiana.

Nel campo della musica elettronica sperimentale, dove l’ambient va sempre più collocandosi (i confini, oramai, resistono solo per i fruitori più formali), questa fioritura è strettamente collegata al ritrovato ruolo della donna all’interno dell’industria musicale. Dopo decenni trascorsi ai margini della storia sonora, un’inedita attenzione di pubblico e critica ci ha introdotto a un sottobosco di compositrici fenomenali, riportando alla luce archivi sommersi e abbandonati. Tra resistenza imperitura e lotta femminista, sfociate in differenti e fondamentali pubblicazioni (dall’illuminante documentario Sisters with Transistors: le pioniere della musica elettronica e saggi come L’elettronica è donna, curato da Claudia Attimonelli e Caterina Tomeo, e A Short History of Electronic Music and Its Women Protagonists di Johann Merrich), stiamo vivendo un sano tentativo di stabilire finalmente un equilibro a-gender all’interno della musica elettronica.

Quindi perché scegliere di fare un elenco con una dichiarata differenziazione di genere? Questo perché per troppo tempo le compositrici sono state escluse dalla conversazione e, ancora oggi, nonostante i passi che si stanno facendo, il concetto di gender equality nella musica e nei media è ancora lontano da una completa attuazione. Questo elenco quindi non è solo un omaggio a dieci artiste che meritano ascolto, ma anche un modo di ridare un piccolo spazio a chi non l’ha potuto ottenere in passato e a chi, oggi, se lo merita profondamente.

Oltre le dieci compositrici qui presentate, scelte a rappresentare varie epoche e differenti mondi sonori, meritano certo una citazione anche Delia Derbyshire, Daphne Oram, Sarah Davachi, Kara-Lis Coverdale, Mary Lattimore, Julianna Barwick, Grouper, Alice Coltrane, Christina Vantzou, Felicia Atkinson, Emily A. Sprague, Maria Monti, Andrée Burelli, Miyako Koda, Grand River, Kali Malone, Malibu, Virginia Astley.

Eliane Radigue

Formatasi negli anni ’50 alla corte della musique concrete di Pierre Schaeffer e Pierre Henry, pubblica i primi lavori negli anni ’60 sperimentando sul rumore e sulle potenzialità del feedback per poi spostarsi sulla sonorizzazione di installazioni e opere visive. A segnare – più di tutto – la carriera di Radigue sarà però l’arrivo dell’ARP2500, un sintetizzatore che diventa lo strumento maestro nelle opere della compositrice, che lo abbandonerò solamente trent’anni dopo, nel 2000, avendo raggiunto il massimo della sua espressività nell’opera L’Île Re-Sonante. Ora, novantenne, si sta dedicando a Occam Ocean, un progetto di collaborazione seriale con altri artisti che reinterpretano alcuni suoi materiali sonori senza spartiti, ma solo attraverso la trasmissione orale e energetica della compositrice e la vista di materiale visivo a tema acquatico.

Pauline Oliveros

Per tutta la sua carriera Pauline Oliveros ha indagato nuovi metodi di concentrazione e attenzione al suono, arrivando a teorizzare pratiche radicali d’ascolto come il deep listening e la sonic awareness, ovvero l’ascolto profondo e la consapevolezza sonora. Nei primi anni ’60 ha fondato il San Francisco Tape Music Center, dedicandosi a lavori su nastro magnetico (da poco è stato pubblicato Reverberations: Tape & Electronic Music 1961-1970, una monumentale raccolta di 11 CD sul primo periodo dell’artista). Nel contempo ha perfezionato un utilizzo “differente” del suo strumento, la fisarmonica, dedicandosi a performance live sotto forma di meditazioni soniche. John Cage dirà: «Attraverso Pauline Oliveros ho finalmente capito cos’è l’armonia».

Suzanne Ciani

Si dice che negli anni ’70, neanche ventenne, Suzanne girasse per New York solamente coi suoi vestiti e l’inseparabile sintetizzatore modulare Buchla, di cui presto diventerà la regina indiscussa. Un amore consacrato nel live album Buchla Concerts 1975, due performance recuperate a più di quarant’anni di distanza (il disco è uscito nel 2016) che mostrano la modernità senza equali di Ciani, nel sound come nella composizione. Ambient futuristico per quella che, a tutti gli effetti, è stata una delle pioniere di questi universi sonori: Buchla Concerts 1975 è – inoltre – un documento storico, essendo la più antica registrazione Buchla conosciuta.

Laurie Spiegel

Compositrice, video artista e – soprattutto – programmatrice, ha lavorato con i principali sviluppatori di sintetizzatori modulari come Buchla e la Electronic Music Laboratories. Da sempre affascinata dall’utilizzo degli algoritmi applicati alla musica, nel 1986 ha programmato Magic Mouse – An Intelligent Instrument, un software per Macintosh, Amiga e Atari precursore dell’universo della laptop music. Il suo capolavoro sonoro è The Expanding Universe, pubblicato nel 1980 e composto tra il ’74 e il ’76 usando un computer in grado di riprodurre melodie attraverso apparecchiature di sintesi analogica con il sistema ibrido Groover (Generating Realtime Operations On Voltage-controlled Equipment). Una Steve Reich, ma in chiave modulare, in cui minimalismo, elettronica sperimentale e ambientazioni elettriche parlano di futuro con largo anticipo.

Daniela Casa

Daniela Casa è stata una figura atipica all’interno del mondo della musica italiana. Negli anni ’60 intraprende un classico percorso popolare tra Un disco per l’estate e il Piper Club, arrivando a comporre un brano, Regolarmente, per Mina. Negli anni ’70 però arriva un drastico cambiamento di pensiero e Daniela inizia a lavorare con radio, film e tv sperimentando con la musica elettronica, sperimentale e psichedelica, pubblicando una coppia di dischi intriganti come Arte moderna (1975) e Società malata (1976). A dedicarle un omaggio saranno gli inglesi della Finders Keepers Records che nel 2014 hanno pubblicato una raccolta dei suoi lavori più avanguardistici dal titolo Sovrapposizione di immagini.

Midori Takada

Percussionista e compositrice, Midori Takada è considerata una delle pioniere della musica ambient e del minimalismo al pari di Steve Reich e Terry Riley. Gli studi di Takada mischiano la tradizione giapponese alla musica occidentale, il percussionismo africano al gamelan indonesiano, rendendo il suo pensiero musicale qualcosa di unico nel panorama mondiale. Takada ha fatto parte del gruppo Mkwaju Ensemble, con il quale ha pubblicato due dischi fondamentali per il minimalismo percussivo come Mkwaju e Ki-Motion. Il suo disco d’esordio come solista, Through the Looking Glassdel 1983, è un album di culto che ha trovato nuova e fortunata vita nella sua ristampa del 2017.

Okkyung Lee

Violoncellista e compositrice coreana, Okkyung Lee arriva al suo primo album solista a 30 anni, nel 2005. Nel mentre collabora con artisti come Laurie Anderson, Arca, Thruston Moore, Stephen O’Malley, Swans. Dodici dischi all’attivo, tra cui il bellissimo e acclamato Yeo-Neun, uscito (guarda caso) proprio nell’anno pandemico e che ha segnato un nuovo e possibile punto di incontro tra ambient e neo-classica.

Caterina Barbieri

In questo rinascimento elettronico ambientale, Caterina Barbieri ha avuto un ruolo fondamentale. Una ricerca sonora che, in cinque anni, ha portato l’artista alla pubblicazione di tre album, Patterns of Consciousness (2017), Ecstatic Computation (2019) e Spirit Exit (2022), un’indagine profonda, verticale, della creazione di ambienti sonori attraverso la possibilità della sintesi modulare. È nella melodia, e nelle sue infinite conseguenze, che Caterina Barbieri ha trovato le sue fortune, diventando un punto di riferimento per una nuova scena di compositrici.

Kaitlyn Aurelia Smith

Tra le compositrici contemporanee Kaitlyn Aurelia Smith si è ritagliata uno spazio di tutto rispetto. La sua musica mescola il suo background colto a momenti più volutamente pop, in un puzzle di richiami e inseguimenti che muovono i suoi brani in un puzzle compositivo in cui l’ascoltatore ha la possibilità di sprofondare gioiosamente. Ha pubblicato concept album dedicati alla musica per la meditazione e per lo yoga (Tides: Music for Meditation and Yoga), al corpo e alle sue trasformazioni (The Mosaic of Transformation), teorizzando l’ascolto somatico (Somatic Hearing è anche il titolo di un pocket book che Smith ha accompagnato al suo ultimo disco, Let’s Turn It into Sound), condivide con Suzanne Ciani la grande passione per i modulari Buchla. Le due insieme hanno lavorato ad un album, Sunergy, il numero 17 della serie FRKWYS dell’etichetta newyorkese RVNG Intl.

Ana Roxanne

Una delle poche cose belle fiorite durante la pandemia è stata Ana Roxanne. Nel 2019 la compositrice ha pubblicato un EP d’esordio estremamente convincente per poi convogliare la sua passione per la slowness, la lentezza (quasi metafisica), nel suo primo e affascinante album, Because of a Flower. Per essere un’opera ambient, però, Because of a Flower è un disco molto intimo in cui Ana apre al tema della sua intersessualità, richiamata nel simbolo dei fiori (molti dei quali, in natura, hanno organi riproduttivi femminili e maschili), nel campionamento del film francese Il segreto di Alexina, basato sul primo memoir della storia di una persona intersessuale, Herculine Barbin, e della voce del cantante italiano Alessandro Moreschi, l’unico castrato ad aver registrato la propria voce in brani solistici. Un ambient che diventa, quindi, luogo di racconto personale.