Addio a SOPHIE, musicista, producer e simbolo di liberazione | Rolling Stone Italia
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Addio a SOPHIE, musicista, producer e simbolo di liberazione

Vittima di un incidente ad Atene questa mattina, l'artista era, e resterà, un’icona umana e oltre-umana

SOPHIE, produttrice e musicista scozzese, è venuta a mancare questa mattina, a soli 34 anni, a causa di un incidente avvenuto ad Atene, dove l’artista risiedeva. Un annuncio che ha travolto il mondo della musica che, nelle scorse ore, ha sperato che le prime notizie che avevano solcato Internet fossero infondate. Un vociare, interrotto, verso mezzogiorno, da un comunicato rilasciato dal team di SOPHIE:

«È con profonda tristezza che dobbiamo informarvi che SOPHIE è morta questa mattina intorno alle 4 ad Atene, dove l’artista aveva vissuto, a seguito di un incidente improvviso. In questo momento il rispetto e la privacy per la famiglia sono la nostra priorità. Chiediamo anche rispetto per la sua fanbase e di trattare con sensibilità la natura privata di questa notizia.

SOPHIE è stata una pioniera di un suono nuovo, una degli artisti più influenti dell’ultimo decennio. Non solo per la produzione ingegnosa e la creatività, ma anche per il suo messaggio e la visibilità che ha raggiunto. Un’icona di liberazione».

SOPHIE, probabilmente, è un nome sconosciuto ai più, come spesso accade con le pioniere, ma il suo ruolo nell’evoluzione della musica elettronica e pop di questi giorni è stato cruciale. SOPHIE è stata in grado di costruire un sound che raccontava la nostra contemporaneità, un suono post-umano, fragile e violento, emotivo e claustrofobico, mutabile e fluido, un suono dove la macchina e il digitale flirtano, senza inibizioni, con l’essere umano. Bassi violentemente distorti, sintesi FM, voci asessuate in continua mutazione di genere. La musica di SOPHIE trascende il suono per raccontare di un’umanità finalmente liberata da generi e ruoli. È impossibile leggere – e ascoltare – la narrazione di SOPHIE escludendo questo. SOPHIE era una artista transgender il cui storico di battaglie e attivismo ha ispirato persone in tutto il mondo: non a caso l’unico post sul profilo Instagram è una raccolta fondi per la comunità trans nera. SOPHIE è, è stata e deve rimanere un’icona della liberazione dell’umano, come giustamente conclude il più triste dei comunicati.

In meno di dieci anni, da quegli illuminanti singoli diventati virali su Soundcloud (NOTHING MORE TO SAY, BIPP, LEMONADE, contenuti nella compilation d’esordio Product), SOPHIE ha plasmato il suono di oggi con la materia del futuro e l’immortalità del profeta, diventando una figura di spicco nella controcultura occidentale. Negli anni il suo nome si è affermato accanto al futuristico collettivo inglese PC Music, con il quale ha collaborato per numerosi progetti, affermandosi nel mainstream con la produzione di brani per Madonna (Bitch I’m Madonna), Cashmere Cat e Camilla Cabello (Love Incredibile), Vince Staples e Kendrick Lamar (Yeah Right), lavorando con Arca (La Chiqui) e Flume (Voices) e dedicandosi a una proficua collaborazione con Charli XCX, in grado di trasformare la popstar britannica in un’icona di un nuovo movimento pop LGBT+.

Il comunicato della famiglia

A metà tra musica e arte, tra gravità e concetto, SOPHIE ha pubblicato nel 2018, Oil of Every Pearl’s Un-Insides, quello che, con grande dispiacere, rimarrà l’unico disco in studio e dal quale possiamo ammirare i sensazionali video estratti di Ponyboy e It’s Ok to Cry (scelto da Louis Vuitton come visual per la sfilata Spring-Summer 2020). Un lavoro seminale e sperimentale (nel suono e nell’estetica) che è valso a SOPHIE la nomination Best Dance/Electronic Album ai Grammy Awards. Solamente pochi giorni fa era invece stato pubblicato un vinile con un inedito, UNISIL, e una nuova versione di BIPP firmata dagli Autechre, duo storico dell’elettronica intelligente mondiale. Un ulteriore attestato di stima, da una generazione precedente.

È difficile scrivere di SOPHIE, ora. È difficile raccontare, inquadrando a parole, ciò che SOPHIE ha rappresentato per la musica contemporanea e per la comunità LGBT+, e in particolare per le persone transgender. SOPHIE era, e resterà, un’icona umana e oltre-umana. Oggi è una giornata tremenda per la musica contemporanea e per il suo futuro: abbiamo perso una luce. E per chi di noi ha avuto la fortuna di assistere a una performance o di ascoltare la musica di SOPHIE, le lacrime avranno un altro sapore; It’s ok to cry.

Ecco alcuni dei post di omaggio a SOPHIE pubblicati sui social, a partire da Christine and the Queens e Sam Smith.