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A Tulsa i rapper vogliono mettere in musica la storia razzista della città

Mentre i media si occupavano del comizio di Trump in città, alcuni rapper raccontavano la storia di Black Wall Street, del massacro del 1921 che ha posto fine a un'era di benessere per i neri, di un futuro più equo

Foto: Dominick C. Williams per Rolling Stone US

Era un venerdì sera estivo quando alcuni tra gli esponenti più importanti della scena hip hop di Tulsa, Oklahoma, sono saliti su un palco del quartiere di Greenwood per raccontare una storia che doveva essere ascoltata.

«L’energia è subito cambiata», dice St. Domonick, uno dei rapper che si è esibito insieme a Steph Simon, J. Friday, 1st Verse, OmaleyB, Mr. Burns e Dr. View. Il set di 20 minuti si è aperto con Upside, un brano di Simon e J. Friday che alterna potenti celebrazioni del presente e un ricordo cupo del passato. Si sono poi sentite alcune tra le migliori canzoni prodotte in città negli ultimi anni, molte con voci appassionate e testi politicamente rilevanti come Kerosene di OmaleyB e Simon (“La mia città va a fuoco, e riesco a vedere le fiamme”) e Jungle Book di St. Domonick (“Chi cazzo ha le risposte? Perché è tutto al contrario? Dove cazzo sono gli attivisti?”).

L’occasione per il concerto era l’annuale Juneteenth di Tulsa, festa in cui migliaia di cittadini si riuniscono per assistere a un festival con MC locali, poeti, jazz band e fenomeni nazionali come il cantante gospel Le’Andria Johnson. Hanno partecipato anche politici e oratori come Tiffany Crutcher – suo fratello è stato ucciso dalla polizia della città nel 2016 – e il Reverendo Al Sharpton, che ha detto al pubblico: «Daremo giustizia a questo Paese, non importa quanto ci vorrà».

All’inizio il festival di quest’anno era stato cancellato per il coronavirus, poi è tornato – organizzato in appena una settimana – dopo che Trump ha annunciato che avrebbe tenuto un comizio in un palazzetto della zona. Nonostante l’evento del tycoon abbia dominato le pagine di tutti i giornali e acceso polemiche, nessuno dei cittadini che festeggiava in città ha mai nominato il presidente.

Per 1st Verse, il festival è «una giornata di riposo per i neri, dedicata a cosa abbiamo qui e a quello che abbiamo conquistato». St. Domonick è d’accordo. Il punto, dice, è semplicemente «celebrare il fatto che siamo qui, liberi e capaci di fare quello che vogliamo».

È la stessa filosofia che guida Fire in Little Africa, un album collaborativo a cui stanno lavorando diversi rapper locali, attivisti ed educatori. Il concept, in arrivo il prossimo anno, commemorerà e racconterà il massacro razzista avvenuto in città nel 1921, quando un’orda di bianchi ha attraversato le strade di Greenwood – allora era una zona prosperosa conosciuta come Black Wall Street – e ucciso tra le 30 e le 300 persone, incendiato il quartiere, distrutto 1500 case e lasciato migliaia di neri della città senza un posto dove andare.

Fire in Little Africa è nato per far sì che questa storia a lungo dimenticata venisse raccontata da chi è cresciuto nella comunità e vive ancora le conseguenze di quel massacro. Altro aspetto importante, gli artisti coinvolti nel progetto sperano che possa funzionare da rampa di lancio per la scena hip hop locale, che da anni lavora lontano dai radar nazionali. «Facciamo questo album perché abbiamo bisogno che i neri della città vengano rappresentati, gente che vive qui, mangia qui e spende qui», dice Simon, che con l’album Born on Black Wall Street (2019) ha gettato le basi dello storytelling di questo nuovo progetto.

First Verse e St. Dominick. Foto: Dominick C. Williams per Rolling Stone US

I lavori su Fire in Little Africa sono iniziati poco prima del lockdown dello scorso marzo, quando St. Domonick, 1st Verse, Simon e altri si sono incontrati e hanno registrato più di 100 pezzi in una settimana. Per questi artisti che producono musica e cercano un riconoscimento da un decennio, la performance del Juneteenth è diventata il momento d’accettazione che aspettavano da tempo. «Tutti erano interessati a quello che stava succedendo», dice St. Dominick. «Quando siamo scesi dal palco, tutti chiedevano informazioni. È stato bello e rassicurante, sappiamo che questo progetto va nella direzione giusta».

L’interesse nazionale verso la storia violenta e razzista di Tulsa è esploso negli ultimi anni dopo decenni di ignoranza. Watchmen, la serie drammatica HBO del 2019, ha gettato luce sul terrore razzista che circolava in città, e sono in produzione almeno quattro tra documentari e miniserie dedicati al massacro del 1921. In questi progetti sono coinvolte star NBA come LeBron James e Russell Westbrook e l’autore Dream Hampton (Surviving R. Kelly). Ora che Tulsa è sempre più al centro dell’attenzione, la scena hip hop locale è in una posizione particolare: il resto del Paese sembra finalmente interessato a una storia di cui scrivono, cantano e rappano da anni.

«È facile essere messi in ombra», dice Simon. Per spiegare come sia facile ignorare la complessità e le sfumature di Tulsa, fa l’esempio del weekend del Juneteenth, quando il carrozzone dei media nazionali è arrivato per seguire il comizio di Trump. «Tutti sono andati lì», dice, «e hanno ignorato il North Side, dove ci sono tutte le imprese. Siamo felici che qualcuno racconti questi luoghi, ma vogliamo contribuire anche noi, esattamente come succede in tutte le altre grandi città. LeBron e Russell Westbrook, tutti questi nomi che faranno documentari su Black Wall Street, vogliamo che veniate qui e parliate con persone vere».

Per 1st Verse, l’inclinazione dei media a raccontare la sua città attraverso il comizio-esca di Trump è un piccolo esempio del modo in cui la storia dolorosa di Tulsa sia sfruttata in modi che danneggiano la comunità nera locale. «Molta gente usa Tulsa e Black Wall Street come un interruttore emotivo», dice. «C’è tanta gente che non sa cosa succede qui, quello che abbiamo raccontato e che continuiamo a raccontare. La gente si indigna perché Trump viene in città. Ma per noi non è questo il punto. Il punto è agire, non reagire».

Gli artisti dietro Fire in Little Africa dicono di voler guardare al futuro e privilegiare un modo di pensare innovativo: l’album, e il movimento che c’è dietro, si focalizzano sul presente tanto quanto sul passato.

«Parliamo di eventi di 100 anni fa, ma anche di cose specifiche che la gente non realizza o riconosce», dice Dr. View, che è convinto che se la moderna Tulsa continuerà a espandersi e modernizzarsi potrebbe replicare gli errori del passato. «Parliamo della gentrificazione della città, di quello che la comunità e gli attivisti hanno chiesto al sindaco e a altre figure di potere, e anche di chi non ha rispettato queste richieste. L’album commemora Greenwood, ma fa anche una domanda: come diventerà Tulsa tra 100 anni?».

Per ora, tutte le persone coinvolte nel progetto Fire in Little Africa sperano che gli eventi di giugno preannuncino un futuro brillante per gli artisti che cantano di questa comunità e a questa comunità da sempre. «È un’opportunità per essere ascoltati nel modo giusto», dice St. Domonick. «Vogliamo andare avanti, ma non possiamo farlo senza che tutti conoscano la storia».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.