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A lezione di storia della dance da Nile Rodgers

Il produttore e musicista degli Chic racconta i suoi pezzi ballabili preferiti, un viaggio senza pregiudizi nella musica che fa muovere le chiappe. E se c'è una grande voce femminile, è ancora meglio

Nile Rodgers

Foto: AP

Nella lista di Rolling Stone US dei 200 pezzi dance migliori di sempre spunta di continuo il nome di Nile Rodgers. Il produttore, chitarrista e leader degli Chic sostiene di dovere la sua carriera nella musica dance a tre pezzi. Li ha sentiti una sera di metà anni ’70 in un club del Greenwich Village. Lì il dj ha messo la tripletta perfetta composta da I Love to Love You Baby di Donna Summer, San Francisco dei Village People e Girl, You Need a Change of Mind di Eddie Kendricks. «Precisamente in quest’ordine», dice Rodgers. Fino a quel momento, per sua ammissione, era appassionato per lo più al jazz, ma dopo aver visto il locale esplodere è diventato un discepolo della dance music. «Non avevo mai visto la gente divertirsi in quel modo», ricorda Rodgers, che ora ha 68 anni. «Eravamo nel Village, quindi era un pubblico composto da gente di colore, portoricani, gay, asiatici… era fantastico. Un’esperienza totalizzante che mi ha fatto appassionare alla dance».

Da quel momento in poi Rodgers e gli Chic si sono votati alla disco music. I loro primi due singoli (entrambi del 1977) sono stati Dance, Dance, Dance (Yowsah, Yowsah, Yowsah) ed Everybody Dance. E per la fine del decennio avevano piazzato due hit al numero uno, Le Freak e Good Times. Come produttore, Rodgers ha contribuito a successi da dancefloor di Sister Sledge (We Are Family), Diana Ross (I’m Coming Out), David Bowie (Let’s Dance), Madonna (l’intero album Like a Virgin) e Daft Punk (Get Lucky), ed è un elenco parziale.

«Ho letto che Get Lucky è stato il disco più suonato del decennio in cui è uscito e lo trovo incredibile», dice Rodgers ridendo. «In realtà un altro paio di miei dischi erano già stati definiti i più suonati del loro decennio. Ma chi li fa questi conteggi?».

Anche se Rodgers è più un roller skater che un «ballerino regolare» («Sui pattini faccio il culo a chiunque», dice serissimo), ha una sensibilità naturale per creare un bel pezzo dance. «Se la combinazione degli ingredienti suscita una reazione istintiva e fa venir voglia di ballare senza fasi domande, allora è un buon brano dance», spiega via Zoom, seduto in una stanza piena dei suoi dischi d’oro e di platino.

Ecco 11 fra le canzoni che più hanno colpito Rodgers, che spiega anche perché sono fra le sue preferite.

“Pump Up the Jam” Technotronic

«Il mio pezzo preferito, quello che appena lo sento devo correre in pista a ballare, è di sicuro (rappa) “Pump up the jam, pump it up while your feet are stomping”. È vera magia ed è incredibile come anche dopo averlo ascoltato migliaia di volte faccia sempre lo stesso effetto».

“Dr. Love” First Choice

«Sono anche un grande fan del Philly sound e di dischi come Dr. Love delle First Choice. Che pezzo fantastico. Amo anche il talento vocale di Rochelle Fleming e di tutto il gruppo».

“The Power” Snap!

«“I got the power!”: questo è davvero uno di quei dischi che ti fanno schizzare in pista. Lo amo incondizionatamente».

“Hollywood Swinging” Kool & the Gang

«La grandezza di tutte queste canzoni è che ti lanciano un segnale tipo: “Smetti di fare qualunque cosa tu stia facendo”. Magari stai parlando con qualcuno o ti stai facendo un drink, ma appena le senti (canticchia l’apertura di Hollywood Swinging) ti fiondi sul dancefloor. Che bomba».

“Party Rock Anthem” LMFAO

«Anche se so che qualcuno ci scherza sopra perché è un disco umoristico, Party Rock Anthem fa tremare i muri, amico. Tutto in questo pezzo è coinvolgente. È buffo, ok. Ma è anhe un pezzo incredibile. Ed è così che le grandi canzoni da ballare devono essere».

“Got to Be Real” Cheryl Lynn

«Amo Cheryl Lynn e la versione lunga di Got to Be Real. Io arrivo dall’epoca dei 12 pollici ed è di questi che parlo. Quasi tutti i dischi di questa mia lista hanno una voce femminile che ti stende. Non sono solo la band e gli arrangiamenti a essere pazzeschi: questi pezzi con cantanti donne hanno qualcosa di speciale».

“We Are Family” Sister Sledge

«Ovviamente devo includere un mio brano. E metto We Are Family: anche se non è necessariamente la mia migliore canzone da ballare, forse è quella che fa sempre uscire tutti di testa. Ancora una volta, è merito della voce di Kathy Sledge: il punto in cui tutti si fermano e lei parte, volando altissimo, è stato inciso in una sola take. È stata ispirata dal brano ed è entrata subito nello spirito. È una vita che lo vedo: i dj mettono We Are Family e la pista si riempie».

“Super Freak” Rick James

«Tutti mi prendono in giro per le mie treccine e mi dicono “Amico, sembri Rick James!” e quindi voglio rendergli onore. Mi diceva sempre: “I tuoi capelli sono simili ai miei, solo che sono veri”. Super Freak è grandiosa, è una grande canzone dance. L’abbiamo anche suonata assieme e ci siamo divertiti come pazzi».

“Gonna Make You Sweat (Everybody Dance Now)” C+C Music Factory

«Ecco un altro disco come The Power degli Snap!, sempre con una grande voce femminile».

“Let’s Go Crazy” Prince

«L’ho suonata con lui. È stata la serata più bella della mia vita. Ci siamo divertiti tantissimo».

“Hit and Run” Loleatta Holloway

«Qui lei si lascia andare totalmente. La senti che spadroneggia, è al comando e letteralmente divora la canzone. Quando sei in una band, arriva la cantante e fa una cosa del genere a un tuo pezzo, tocchi il cielo con un dito. È quel che Kathy ha fatto con le Sister Sledge per We Are Family. Fra noi dicevamo scherzosamente che “ha pisciato su tutto il disco”. Pensavo fosse una buona canzone, poi è arrivata lei e ho dovuto dirle: “Sai, mi hai appena trasformato in un genio” (ride). Avevo scritto un buon brano, ma quello che lei ha fatto è pazzesco. E in una sola take, sull’onda dell’ispirazione. Quasi tutti i dischi di cui abbiamo parlato immortalano delle performance incredibili. Mi immagino che le cantanti siano arrivate in studio, abbiano sentito il pezzo e abbiano detto: “Ok baby, non vedo l’ora di arrivare a cantare quella parte per scatenarmi”».

Tradotto da Rolling Stone US.

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