Home Classifiche Liste

11 cose che abbiamo imparato dal documentario su Frank Zappa

Dall’amore per la musica strana alla passione per gli esplosivi, dalla contesa coi Beatles al ruolo da ambasciatore per la Cecoslovacchia, ecco cosa abbiamo scoperto guardando il film di Alex Winter

zappa-doc

Foto: Cal Schenkel/Magnolia Pictures

Per i fan di Frank Zappa, Natale arriva in anticipo: è finalmente uscito Zappa, il documentario autorizzato di Alex Winter che si attendeva da anni. Mai prima d’ora qualcuno aveva avuto un tale accesso all’immenso archivio del musicista. E così il documentario è ricco di video inediti del poliedrico musicista rock: compositore, dio della chitarra, padre dei Mothers of Invention, attivista per la libertà d’opinione, umorista, autore satirico, attore occasionale, ospite ammirato delle feste notturne e ambasciatore una tantum della Cecoslovacchia per il commercio, la cultura e il turismo.

Zappa ha pubblicato più di 60 album: un documentario di due ore può solo scalfire la superficie della sua storia. Per raccontarla tutta, servirebbe un film della dimensione di quelli di Ken Burns. Tuttavia, i filmati inediti renderanno felici i collezionisti e il documentario è perfetto per guidare una nuova generazione dei fan che qui possono scoprire la storia di Zappa, dalla strana infanzia a Freak Out, fino alla morte del 1993.

Esattamente come le produzioni discografiche di Zappa, anche il film non è privo di difetti. Non serve essere un fan di vecchia data per rabbrividire di fronte al fatto che gli anni ’70, il periodo in cui sono nate opere memorabili come Overnite Sensation, Apostrophe, One Size Fits All e Joe’s Garage, siano ridotti a soli 30 secondi. Tuttavia, Zappa fa esattamente quello che promette di fare: raccontare uno dei compositori più innovativi e intransigenti del 20esimo secolo.

Nonostante il film non sveli nulla di incredibile – almeno per gli appassionati più devoti – ecco 11 cose che ci ha insegnato.

1Rispetto all’archivio di Zappa, quello di Prince sembra minuscolo

Gli speciali Classic Albums dedicati a Over-Nite Sensation e Apostrophe hanno fatto intuire la dimensione degli archivi di Zappa e le pubblicazioni curate dalla famiglia hanno fatto intravedere la quantità di materiale audio ancora nascosto. In video, però, la collezione privata di Zappa non è mai stata esplorata tanto in profondità. «La maggior parte del materiale è inedito», dichiara subito il documentario.

Zappa ci permette anche di sbirciare il materiale audio più intrigante dell’archivio, tra cui una cassetta intitolata Clapton at Home in cui i due chitarristi suonano a casa di Zappa e un’altra che testimonia la volta in cui Zappa e Captain Beefheart hanno «improvvisato insieme in cantina». Il documentario contiene anche quello che potrebbe essere il video di qualità migliore esistente sulla jam dei Mothers del 1971 con John Lennon e Yoko Ono.

Tuttavia, il montaggio serrato – forse dettato dall’idea di inserire più materiale possibile – è spesso disorientante, il che è surreale perché…

2Zappa sognava di fare il montatore, non il musicista

«Ero ossessionato dal montaggio, mi piaceva da matti», dice Zappa in voiceover. «Tagliuzzavo tutti gli 8mm che trovavo in casa». Una delle sue vittime sarà il film del matrimonio dei genitori, girato nel 1939, in cui Zappa ha inserito immagini di dischi volanti e olocausti nucleari. Per nostra fortuna, il documentario mostra questo primo frutto del suo genio.

L’amore di Zappa per il montaggio si è infiltrato anche nella sua musica, quando il chitarrista ha presentato quella che chiamava xenochronia, una tecnica con cui inseriva momenti registrati sul palco – spesso assolo straordinari di chitarra o un certo ritmo di batteria – nelle registrazioni in studio. Zappa sazierà la sua fame di montaggio nel 1983 con The Dub Room Special, a cui ha lavorato in uno studio di post produzione di Burbank.

3Non è una sorpresa, ma l’uomo che ha scritto ‘Let’s Make the Water Turn Black’ ha avuto un’infanzia strana

Figlio di un chimico, Zappa dice di aver imparato a produrre polvere da sparo all’età di 6 anni e che il lavoro del padre, impiegato in una fabbrica del Maryland di armi chimiche e gas nervino, ha lasciato un segno sulla sua psiche e visione del mondo.

«Tutti quelli che lavoravano a quei progetti dovevano avere maschere antigas in casa, così da proteggersi dalla rottura dei serbatoi», dice Zappa mentre lavora a uno spartito. «I giocattoli della mia infanzia erano i piccoli becher che mio padre portava a casa e le maschere antigas in un armadio del salotto» (le maschere antigas diventeranno un classico della musica dei Mothers, citate nel brano ispirato a Debussy Prelude to the Afternoon of a Sexually Aroused Gas Mask).

Quando la famiglia Zappa si è trasferita in California, la predisposizione di Frank per la chimica degli esplosivi si è evoluta. «Ho fatto l’ultimo esperimento quando avevo 15 anni», dice in un’intervista d’archivio. «Ho mischiato quella che consideravo la quantità giusta di polvere nera con della polvere di magnesio, volevo dare fuoco al liceo».

4Un articolo di giornale sulla “musica disgustosa” ha acceso il suo interesse per la composizione

Come rivela Zappa nel documentario, i suoi genitori si «opponevano a ogni mio possibile coinvolgimento musicale», ma un articolo di giornale sul magnate Sam Goody e la sua abilità di vendere “musica disgustosa” – in particolare The Complete Works of Edgard Varèse del compositore d’avanguardia francese – ha attirato la sua attenzione.

«Ho iniziato a scrivere musica per orchestra dopo aver letto quell’articolo e ascoltato Ionisation di Varèse. Non mi interessavano Beethoven, Mozart o roba del genere, non suonavano in modo interessante. Volevo ascoltare musica strana». Zappa dice anche che ha scritto musica orchestrale ben prima di provare a comporre un pezzo rock’n’roll. L’approccio avventuroso di Varèse, però, sarà l’influenza principale di tutta la sua carriera.

Sarà il suo amico del liceo Don Van Vliet, cioè Captain Beefheart, a far scoprire al Frank teenager l’r&b, il doo wop e un’altra delle sue influenze più importanti, Johnny “Guitar” Watson. Ecco cosa dice Zappa della chitarra, uno strumento che più avanti dominerà alla perfezione: «Quando ho capito che poggiare il dito su un tasto cambiava l’intonazione, ho scatenato l’inferno».

5Zappa era prolifico in tutto, meno che nelle amicizie

«Non ho amici», ammette Zappa in un’intervista mostrata nel documentario, qualche anno prima della sua morte, nel 1993. Zappa racconta come l’artista dava priorità alla musica rispetto a ogni relazione personale e anche i suoi collaboratori più importanti erano sempre tenuti a distanza.

Come dice Ruth Underwood, il percussionista dei Mothers of Invention: «Quando mi chiamava – e non sto parlando dei primi giorni, ma del periodo in cui suonavo spesso con lui – parlavamo per un minuto e poi si girava dall’altra parte, non diceva neanche “grazie per essere venuto” o “ci vediamo dopo”. Io rimanevo ad aspettare che si girasse di nuovo, ma quando lo faceva poi diceva: “Ma sei ancora qui?”, come se mi avesse cacciato senza cacciarmi… Puoi considerarlo il comportamento di uno stronzo, ma credo che fosse solo concentrato sul suo lavoro».

«I miei desideri sono semplici: voglio ottenere una buona performance e una buona registrazione di tutto quello che ho scritto, così che possa sentirla o farla sentire a chiunque sia interessato», dice Zappa in un’intervista d’archivio. «Sembra facile, ma è difficilissimo».

6Aveva una moglie molto comprensiva

«Ho sposato un compositore. Non so come lo vedessero gli altri, ma per me era un compositore. E per sposare un compositore devi essere già folle di tuo», dice Gail, la vedova Zappa in un’intervista esclusiva registrata prima della morte avvenuta nel 2015.

Il documentario racconta il loro primo incontro – organizzato dalla famosa “Suzy Creamcheese” con il solo obiettivo di far rimorchiare Frank – e le tribolazioni della loro vita coniugale. Era un matrimonio complicato: Frank aveva diverse relazioni e spesso veniva colto in flagrante dalla stampa durante i tour.

In un’intervista d’archivio, Zappa che all’epoca era sposato ammette: «Sono un essere umano. Mi piace fare sesso. Insomma, bisogna essere realisti: parti in tour, vai a letto con un po’ di ragazze, torni a casa e scopri di avere la gonorrea. Che fai? Mantieni il segreto con tua moglie? Io tornavo e le dicevo: ho la gonorrea, vai a farmi fare la ricetta. Lei usciva e tornava con la penicillina, la prendevamo entrambi e finiva tutto lì. Ogni tanto si lamenta, ma sai, è mia moglie».

Nonostante non abbia mai fatto finta di non vedere i peccati di Frank, Gail ha un consiglio per chiunque voglia sposare un musicista: «Non fate certi discorsi».

Foto: John Williams

7I Beatles l’hanno fregato

Il documentario ripete varie volte quanto Zappa abbia influenzato i Beatles – «Hanno detto chiaramente che Sgt. Pepper era il loro modo di rifare Freak Out!», dice il chitarrista Mike Keneally – ma i Fab Four non hanno mai davvero dimostrato la loro gratitudine. È ampiamente documentato che l’uscita della parodia di Sgt. PepperWe’re Only in It for the Money – sia stata rimandata per colpa della mancata approvazione dei Beatles, ma in Zappa sentiamo la delusione del musicista direttamente attraverso le sue parole.

«La MGM era terrorizzata da una possibile causa e volevano la rassicurazione legale che i Beatles non avrebbero cercato di colpirli… Le trattative legali sono durate 13 mesi», dice Zappa a proposito dell’artwork del disco. «Una volta ne ho parlato personalmente con McCartney, gli ho chiesto di aiutarmi… lui ha risposto: “vuoi parlare di affari? A queste cose pensano i nostri avvocati”. Non gli interessava partecipare a una discussione sulle ramificazioni legali di una parodia della copertina di Sgt. Pepper».

Nonostante lo screzio della copertina, Zappa sceglierà Ringo Starr per interpretarlo nel suo film 200 Motels e ha improvvisato con John Lennon sul palco del Fillmore East nel 1971.

8L’esperienza da presentatore di SNL non fu positiva

Quando Zappa ha presentato il Saturday Night Live nel 1978, il suo stile di vita sobrio (e apertamente anti-droghe) entrò in conflitto con quello dei membri del cast dello show, che invece facevano il contrario.

In uno sketch, Bill Murray e John Belushi interpretano dei fan di Zappa che “impazziscono” (freak out, in inglese) dopo aver scoperto che i loro album preferiti dei Mothers non sono stati registrati sotto l’influenza della droga. Zappa recita le sue battute impassibile, gli occhi fissi sui suoi appunti, mentre gli altri attori del cast si scatenano.

«Pensavo che lo sketch fosse una schifezza, ma ero costretto a farlo», dice Zappa del documentario. «Non volevano che scrivessi niente per lo show». Il musicista era stato ospite già nel 1976, ma non è mai tornato dopo i problemi del ’78.

9Zappa incolpava MTV per il declino dell’industria discografica

Le performance artistiche, i film bizzarri (come 200 Motels), le animazioni di Bruce Bickford e i video erano componenti importanti della musica di Zappa, ed era logico aspettarsi che avrebbe accolto con entusiasmo l’arrivo di MTV, un network dedicato al lato visivo della musica. Zappa, però, ha capito subito che i videoclip avrebbero avuto un impatto omogeneizzante e nocivo.

«L’industria discografica ha deciso che questo è il futuro e hanno iniziato a ingaggiare solo gli artisti di bell’aspetto, con l’idea di fare musica visiva», dice nel documentario. «Quando l’industria si occupava di registrare canzoni, potevi avere una hit se il tuo brano finiva in una delle 10 mila stazioni radio d’America. E invece adesso al posto di 10 mila possibilità ne hai una sola» (nel film Zappa dice che «MTV tiene per le palle tutte le etichette discografiche»).

10La sua hit più famosa è merito della figlia che voleva passare del tempo con lui

Come mostra il documentario, i continui tour hanno trasformato Zappa in un padre assente. Nel 1982, la sua figlia teenager Moon Unit ha fatto passare una lettera da sotto la porta del suo studio in cui gli chiedeva di collaborare. Iniziava così: «Papà, ciao! Ho 13 anni. Mi chiamo Moon». Il risultato sarà Valley Girl, l’unica hit da Top 40 della sua carriera.

11In Cecoslovacchia “Zappa” era sinonimo di “libertà”

Il film si apre e si chiude con la penultima apparizione sul palco di Zappa con una chitarra. Si tratta di un concerto del 1991 a Praga, nella Cecoslovacchia appena diventata democratica dopo la Rivoluzione di velluto. «È la prima volta in tre anni che ho una buona ragione per suonare la chitarra», dice Zappa al pubblico, composto da persone che aspettavano di vederlo suonare da decenni. «Cercate di mantenere unico il vostro Paese, non snaturatelo».

Strano, ma vero, Zappa aveva esercitato una certa influenza sugli architetti della Rivoluzione di velluto, tra cui Vaclav Havel, il futuro presidente della Cecoslovacchia, che era un suo fan. «Qui, quando i ragazzini suonavano rock, la polizia gli diceva di “smetterla con quella musica alla Frank Zappa”», dice qualcuno nel documentario. «Poi, all’improvviso, è arrivato. Era un simbolo di libertà».

Dopo il concerto del 1991, Havel ha nominato Zappa “Ambasciatore speciale per l’occidente in commercio, cultura e turismo”, ma è durata poco. Il Segretario di stato statunitense James Baker – sua moglie Susan era allineata con il Parents Music Resource Center (PMRC), l’associazione che Zappa attaccò in una nota udienza a Washington D.C. – costrinse il governo ceco a ritirare l’onorificenza.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

Altre notizie su:  Frank Zappa