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10 motivi per amare Phil Collins, nonostante tutto

Nel giorno del suo 70esimo compleanno, ripercorriamo l’incredibile carriera del musicista più amato e più odiato di sempre, un uomo che ha vissuto dieci vite e infinite avventure musicali

Phil Collins

Foto: Aaron Rapoport/Corbis via Getty Images

Il 30 gennaio è Phil Collins compie 70 anni. Il batterista-cantante più amato e odiato del mondo da quasi un anno aspetta di tornare sul palcoscenico in compagnia dei Genesis (col figlio Nic alla batteria, vero clone del padre, come si può ascoltare nel recente teaser). Purtroppo il tour, denominato “The Last Domino?”, viene continuamente posticipato causa Covid. Speriamo vada in porto il prossimo autunno, anche perché a vedere Collins ormai costantemente seduto su quella poltroncina viene da chiederti: ce la farà?

Purtroppo bisogna capirlo. Per lui gli ultimi 20 anni non sono stati affatto semplici: l’ennesimo divorzio, questa volta dalla svizzera Orianne Cevey. Anzi peggio, perché dalla Cevey aveva già divorziato nel 2006, poi nel 2016 si erano riappacificati e addirittura ri-sposati. Questo fino al 2020, anno della nuova separazione. Una roba da pazzi per il povero Phil che già ha i suoi bei problemi di salute. Da tempo infatti non riesce a suonare il suo strumento principale a causa della postura assunta nel corso della carriera, postura che gli ha causato gravi problemi alla colonna vertebrale, agli arti inferiori, al braccio e al collo. E prima di questo c’è stato il calo dell’udito. A ciò vanno aggiunti la depressione, l’alcolismo e, a giugno del 2017, una rovinosa caduta nel bagno di un hotel londinese.

Insomma una sfiga dietro l’altra che hanno minato nel profondo le certezze di una delle popstar più acclamate del mondo, con qualcosa come 150 milioni di album venduti e un conseguente patrimonio da favola. Anni duri per Phil che però come un leone tenta sempre di rialzarsi, prova ne è la citata reunion dei Genesis, ma prima di questa un tour (chiamato ironicamente “Not Dead Yet”, come la sua autobiografia) che lo ha portato in giro per il mondo tra il 2017 e il 2019. Tour nel quale il nostro si è esibito seduto sulla poltroncina di cui sopra, sfoderando una voce che, almeno quella, non ha perso smalto. Il tutto per dimostrare a se stesso e al mondo quanto ami stare sul palco, ami la musica, ami mettersi in gioco.

Sì perché uno pensa a Phil Collins come il batterista dei Genesis o la simpatica popstar, ma Phil è molto di più, è un artista eclettico, curioso di esplorare stili diversi, di misurarsi con imprese impossibili. Vogliamo ricordare il Live Aid del 1985, quando si è esibito prima in Inghilterra (in coppia con Sting) e poi ha preso un Concorde che lo ha portato a Philadelphia dove si è seduto dietro alla batteria con i Led Zeppelin?

Ma sono innumerevoli le imprese al limite della follia compiute da quest’uomo per amore della musica, per esserci sempre e comunque in ogni dove a suonare, suonare e ancora suonare, con amici, colleghi, band, singoli. Per pochi intimi, in situazioni di beneficenza o in stadi enormi. Alla batteria, alla voce, al piano. Dategli della musica e Phil correrà.

Ecco, non molti forse si sono accorti quanto in questi 70 anni Collins abbia dato e si sia dato alla musica, in maniera sempre aperta e con tanta voglia di comunicare emozioni. Phil è uno e centomila, è un uomo che per la musica si è rovinato da tutti i punti di vista, ma grazie alla sua volontà di non mollare è risorto mille volte. Anche in sedia a rotelle o col bastone da passeggio. Sempre pronto a dare il contributo alle sue adorate sette note.

Al netto di una vita spesa tra alti e bassi, tra musiche che hanno spaziato dal prog al pop passando per il jazz e un sacco di altri stili, tra spietate critiche, collaborazioni, prove attoriali e tutto il resto, ho provato a evidenziare le 10 caratteristiche principali di Phil Collins uomo e artista, 10 peculiarità che lo hanno reso ciò che è, nel bene e nel male.

1Il batterista

Collins non è un batterista normale. Non è uno che va dritto e tiene il tempo, che è incastrato al metronomo e guai a sgarrare. Per nulla. Dritto ci va, ma sta sempre bene attento a fluttuare insieme alla musica, a seguirla, a enfatizzarne i passaggi. Non basta andare a tempo, e Phil lo sa. Bisogna avere orecchie e cuore bene aperti per sapere ascoltare i colleghi e cogliere tutte le sfumature, specie se si tratta dei Genesis era Peter Gabriel. In quei dischi sono innumerevoli le volte nelle quali letteralmente lo strumento di Phil canta, che si muove in perfetta armonia con le tastiere, il basso, la voce… Ascoltatelo come sorregge e valorizza il solo di tastiere e poi quello di chitarra nella parte centrale di Firth of Fifth. Oggi si è molto perso questo modo “emozionale” di suonare la batteria, a scapito del tempo bello dritto e guai a perderlo, un po’ come se i batteristi si fossero trasformati in drum machine. Ma all’epoca il modo colorato di un Collins o di un Mike Giles nei primissimi King Crimson aiutava l’ascoltatore a penetrare i brani in maniera più profonda, a emozionarsi. Lasciamo perdere poi quando il nostro tirava fuori gli attributi e si lanciava nei duetti con il suo sodale Chester Thompson, in piena libertà. Lì veramente veniva giù tutto.

2Il cantante

Quando Phil esordì, in A Trick of the Tail (1976), come cantante dei Genesis molti non riuscirono a credere alle proprie orecchie. Sembrava che Gabriel non se ne fosse andato, la voce era incredibilmente simile a quella dell’istrionico ex frontman. Si tendeva a dimenticare che spessissimo Phil e Peter duettavano, che Collins era instancabile con le sue armonie. Tutti in realtà conoscevano la voce di Phil, già da molto prima che divenisse il cantante solista della band. Che poi fosse simile a quella di Gabriel è vero. Forse è entrata in gioco anche una volontà da parte del batterista neo-promosso vocalist di non fare rimpiangere troppo l’uomo col fiore in testa. Sta di fatto che col tempo le differenze tra i due si sono cominciate a notare eccome; più intensa e a dare il meglio sui toni medio-bassi l’ugola di Peter, più squillante quella di Phil, tecnicamente più forte. Una cosa è certa: sentire cantare Phil di apocalissi e ermafroditi non è mai stato molto credibile. Il suo è un modo di esprimersi profondamente legato al pop. Phil deve cantare pop, cosa che farà egregiamente arrivando non a caso al cuore di milioni di ascoltatori. E non solo per la qualità delle canzoni, ma grazie a una voce che comunica in maniera immediata.

3La popstar

Non c’è verso, Phil Collins doveva essere una star, era scritto nel destino. Si capisce immediatamente che ha la stoffa dell’intrattenitore che il pubblico amerà all’istante. Sarà il suo volto, il suo sorriso, l’ironia, il modo di muoversi. Quando sarà costretto a spostarsi dalla batteria a bordo palco, dal tour di Trick of the Tail in avanti, sulle prime stenterà, sarà impacciato. Ma quando riuscirà a sciogliersi non ce ne sarà più per nessuno. Phil è diverso da Peter. Questo era oscuro, intenso, fascinoso e distaccato. Phil invece è il ragazzo della porta accanto: spigliato, sorridente, gentile, sempre con la battuta pronta. Naturale che quando poi si lancerà nella carriera solista, dal 1981 in avanti, tutte queste caratteristiche verranno accentuate, pur sempre con naturalezza. Phil interpreta da una parte l’uomo dal cuore spezzato in cui tanti si possono riconoscere, dall’altra il tenero cazzone che vuole dimenticare i problemi di tutti i giorni e divertirsi. E così farà, coinvolgendo il mondo intero col suo personaggio negli anni ’80. Non c’era luogo nel quale non scorgevi il suo faccione, e questo ti dava allegria, ti faceva pensare positivo. Che poi non fosse oro tutto quello che luccicava ce ne saremo resi conto più avanti, all’epoca il suo sorriso e la sua voce bastavano per rendere quei tempi ancora più sgargianti.

4L’autore

Sembrerà strano, ma fino alla veneranda età di 30 anni Phil non ha mai scritto una canzone. Ha collaborato, scritto testi, arrangiato, ma mai firmato un pezzo intero. Bisognerà attendere la rottura del matrimonio con la prima moglie, Andrea Bertorelli, affinché i brani comincino a sgorgare in maniera incontrollata. Canzoni che sono una terapia per esorcizzare il dolore. Da qui Collins capisce che ce la può fare, i brani escono fuori, semplici, con pochi accordi ma dotati di melodie che toccano direttamente il cuore e testi in cui ognuno si può rispecchiare. Tutto il contrario di certi Genesis, assai più arrovellati e meno immediati. In quel periodo nasce In the Air Tonight e il suo botto si sente ancora oggi. Da qui Phil capisce che sa scrivere e che quello che scrive arriva alle persone. Il suo amore per r’n’b, soul, funk, le ballate… finisce nel suo percorso solista. Finalmente libero di trovare un’alternativa alle cervellotiche architetture del prog Phil si scopre capace di emozionare grazie alla semplicità. Sembra la cosa più facile del mondo ma non lo è. Per uno come Tony Banks ad esempio è tremendamente difficile essere semplice. Per Collins no, gli viene naturale, e i risultati si sentono all’istante.

5Il session man

Durante la seconda metà degli anni ’70 Phil mette a disposizione le sue capacità batteristiche alla crème dell’intellighenzia musicale inglese: da Brian Eno a John Cale, passando per Robert Fripp. Ascoltare album seminali dell’avanguardia rock albionica come Another Green World di Eno, Helen of Troy di Cale, o Exposure di Fripp per credere. Il tutto senza dimenticare due dischi legati ai Genesis: gli esordi solisti di Steve Hackett e di Anthony Phillips. Ma è dagli anni ’80 in avanti che diventa inarrestabile, produce dischi degli amici Robert Plant, John Martyn ed Eric Clapton, suona con Mike Oldfield, Peter Gabriel, Frida, Paul McCartney, Tina Turner, Tears for Fears, Quincy Jones, Manhattan Transfer, Lil’ Kim, B.B. King, solo per citarne alcuni. A un certo punto tutti vogliono la batteria di Phil, specie dopo che ha tirato fuori quel suono incredibile e quel modo unico che ha caratterizzato il finale di In the Air Tonight. Phil diventa immediatamente riconoscibile, bastano un paio di colpi per esclamare “è Phil Collins!”, mica facile per un batterista trovare un suono e un modo così caratteristico. Nel tempo Phil non si tira mai indietro, gli piace suonare, stare con gli amici, rendersi utile alle loro creazioni. Ne pagheranno le spese le ex mogli (anzi, sarà lui a pagare loro).

6L’attore

Phil nasce intrattenitore, ancora prima che musicista. Da bambino frequenta la scuola di recitazione, finisce per fare la comparsa in A Hard Day’s Night dei Beatles, appare in pubblicità, film per ragazzi e nel musical Oliver. Questo fino all’età di 17 anni. Poi la musica prende il sopravvento e bisognerà attendere il 1985 per rivederlo nei panni dell’attore. Questa disciplina però in fondo non l’ha mai abbandonata, basta vederlo sul palco per capire che Phil è un commediante fatto e finito: le sue smorfie, le movenze, la capacità di fare il verso a diverse tipologie umane (vedi l’ubriacone durante Say It’s Alright, Joe dei Genesis). Non per nulla la sua presenza in una puntata di Miami Vice, nell’episodio intitolato Phil the Shill, è destinata a lasciare il segno. Poi ci sono altre parti, addirittura da protagonista, come nel caso di Buster (1988). Nulla di trascendentale, ma ancora un modo di mostrare al mondo il suo essere artista a 360 gradi. Non dimentichiamo poi il suo lavoro come compositore per Tarzan pellicola animata della Disney, divenuta poi musical multimilionario.

7Il jazzista

Altro lato collinsiano mai sufficientemente messo in risalto. Si fa presto a liquidare Collins come un poppettaro anni ’80. Ma Phil è un’artista completo capace di misurarsi con situazioni diverse dando sempre il meglio. Poteva mancare uno dei suoi primi amori, il jazz? Che poi semplice jazz non è, più corretto parlare di jazz rock, genere nel quale Phil da ancora una volta modo di mostrare le sue abilità. Sto parlando soprattutto del lavoro con i Brand X, formazione che Collins mette su nel 1975 per sfogarsi un po’ e uscire dai rigidi canoni del prog. Con questi incide i primi due essenziali album, Unorthodox Behaviour (1976) e Moroccan Roll (1977), e partecipa (a volte anche in qualità di vocalist) a Product (1979), Do They Hurt? (1980) e Is There Anything About? (1982). Poi col giro di questi musicisti ci sono altre apparizioni sparse, le migliori sono negli straordinari Marscape di Jack Lancaster & Robin Lumley ‎(1976) e in Pleasure Signals di Wilding/Bonus (1978). L’amore per il jazz del nostro non termina però con i Brand X, nel 1996 mette su addirittura una big band con la quale riarrangiare in chiave jazzistica diversi successi suoi e dei Genesis. L’album A Hot Night in Paris (1999), accreditato alla Phil Collins Big Band, è lì a dimostrarlo in maniera scoppiettante.

8L’uomo più odiato del mondo

Phil Collins è uno dei musicisti più odiati della storia. Prima di tutto dai fan oltranzisti dei Genesis che lo accusano di molte cose. In special modo di avere osato sostituire Gabriel e poi di avere condotto la band verso derive sempre più commerciali. Per un certo periodo in effetti in molti faticavano a capire dove finisse la musica di Phil Collins solista e cominciasse quella dei Genesis. Al di la del successo planetario lo sgarro di Invisible Touch non gli è stato mai perdonato. Poi c’è il suo essere stato il prezzemolo degli anni ’80, quando era praticamente ovunque, a volte sembrava quasi riuscisse a sdoppiarsi o triplicarsi, vedi l’episodio del Live Aid. Il tutto unito alla qualità della sue canzoni che per molti sono lagnose, tutte uguali, sdolcinate, specchio di un’epoca nella quale il kitsch imperava. Passato il periodo di grande successo, intorno ai primi anni 2000, Phil Collins diventa la vergogna della musica, uno che solo a nominarlo si prova imbarazzo. Viene demolito, per le sue canzoni, il suo look, il suo successo, i divorzi, i soldi. Difficile trovare un artista così osteggiato. E il tutto non passerà inosservato nella sensibilità del povero Phil.

9Il finto allegro

Dietro il volto sorridente di Phil Collins si nasconde un uomo fragile e insicuro che è capace di smontarsi per una critica negativa. E siccome negli anni di critiche ce ne sono state tante – feroci, crudeli, senza scampo –, è chiaro che il nostro ne abbia risentito. Se al tutto ci aggiungiamo il suo particolare talento di fare fallire un matrimonio dietro l’altro si capisce bene perché negli ultimi anni Phil sia naufragato in un oceano di depressione, alcolismo e problemi di salute. Collins racconta il tutto con dovizia di particolari nella sua autobiografia e l’ultima moglie Orianne Cevey non fa nulla per sminuire un qualcosa di letteralmente tragico (vedi qui). Abbiamo così dovuto abbandonare per sempre l’immagine allegra e positiva di Phil a favore di quella di uomo letteralmente devastato da mille problemi che sembrano non dovere avere mai fine.

10L’uomo più onesto del mondo

In tutto questo marasma di cose bellissime e bruttissime, è giusto evidenziare una fatto: la grandissima schiettezza di Phil Collins, la sua incredibile umanità. Il suo mettersi sempre a nudo e dimostrare di essere una persona vera, che sa gioire quando le cose vanno bene e disperarsi quando vanno male. Esattamente come tutti. Esattamente come le sue canzoni Phil Collins non ha schermi, non ha maschere, è quello che si vede: una persona che non teme di mostrarsi per quello che è. Per questo – al dì là di ogni punto di vista sulla sua musica, sul suo personaggio, sul suo essere un Genesis, una pop star, un solista, un attore, un session man o tutto quello che volete – Phil Collins va preso come un uomo che, come tutti noi, affronta le gioie e i tormenti del vivere, con tutti i suoi alti e bassi. E che per fortuna trova sempre il modo di tornare a galla grazie alla musica, che non lo ha mai abbandonato e che è da sempre la cura migliore per ogni disastro. Per tutto questo e molto altro auguro di cuore un buon compleanno al caro Phil, la pop star più onesta del pianeta.

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