Home Classifiche Liste

10 cose che abbiamo imparato dalla conversazione tra Eddie Vedder e Lily Cornell

Il cantante dei Pearl Jam riflette sulla tragedia di Roskilde, parla di depressione, spiega che cosa ha imparato da Bruce Springsteen, racconta la volta in cui se l’è vista brutta in montagna con Chris Cornell

Eddie Vedder dal vivo coi Pearl Jam a 'VH1 Storytellers'

Foto: Jason Kempin/FilmMagic

Eddie Vedder ha partecipato a Mind Wide Open, la serie di interviste su Instagram TV condotte dalla figlia di Chris Cornell, Lily Cornell Silver, sui temi legati alla salute mentale (ne abbiamo scritto qui). Hanno parlato di tutto: i modi in cui Vedder combatte la depressione; quel che ha imparato da Pete Townshend e Bruce Springsteen; un’escursione con Chis Cornell.

«Non mi sento nella posizione di dare consigli», ha detto il cantante dei Pearl Jam a inizio intervista. «Però sono bravo ad accettarli. So ascoltare. Questo è il mio consiglio: accettate i consigli». Ecco 10 cose che abbiamo imparato dalla conversazione fra i due.

1Vedder ha saputo della nascita di Lily pochi minuti prima di salire sul palco di Roskilde 2000
«Faceva freddo e pioveva», ricorda Vedder del giorno in cui nove persone sono morte schiacciate dalla folla al festival danese. «Nella nostra roulotte non c’era un divano, solo un frigo e un vassoio con del cibo. Lì abbiamo ricevuto la notizia che i nostri buoni amici Chris e Susan avevano appena avuto una figlia di nome Lily. È scesa qualche lacrima di gioia. Ci siamo abbracciati. È stato un momento molto, molto importante. E quando siamo usciti per andare sul palco avevamo te nella testa – una bambina che non avevamo ancora conosciuto – e questa cosa ci ha dato forza ed emozione. Poi, dopo circa 40 minuti dall’inizio dello show, è successa la tragedia».

2Dopo il festival, Vedder ha chiesto consiglio a Pete Townshend
«In pratica, ero in posizione fetale. Non facevo che ripetere: povero me, perché proprio a noi? Pete mi ha detto che era successo a noi perché eravamo in grado di gestire la cosa. Mi ha aiutato a darmi la forza per rimettermi in sesto. Non bisogna sentirsi miserabili. Bisogna rispondere».

3 Nel 1991, poco dopo la registrazione di “Badmotorfinger”, Eddie Vedder e Chris Cornell hanno fatto un’escursione epica
«Siamo andati a nuotare in pozze giacchiate e abbiamo scalato montagne verdi e poi una montagna rocciosa», spiega Vedder. «Le rocce hanno iniziato a sgretolarsi. Ed eccoci, due imitatori dell’Uomo Ragno appesi sul fianco della montagna, incapaci di muoversi. Eravamo bloccati a 15 metri dal fondovalle. Abbiamo iniziato a ridere fino alle lacrime. Era ridicolo. Nessuno sapeva dov’eravamo».

4Il discorso di Michelle Obama alla convention democratica è stato fonte d’ispirazione per Vedder
«Ogni parola aveva un significato profondo. Non stava parlando solo con noi. Sta parlando per noi. Solo settimana prima aveva detto che si sentiva un po’ depressa, un sentimento che condividiamo un po’ tutti quanti. Ci sono così tante domande, così tante questioni in sospeso e non sappiamo quando finalmente ci riapproprieremo della normalità. È probabile che prima si debba passare per elezioni molto toste. È un buon momento per ascoltare le parole potenti di Michelle».

5Guarda al futuro con ottimismo
«Credo che nel giro di una o due generazioni le cose cambieranno per quanto riguarda il razzismo, il matrimonio tra persone dello stesso sesso e altri temi. La supremazia bianca ha i giorni contati. Ecco perché è un momento tanto intenso. Per certi versi, potrebbe essere il canto del cigno di quella roba».

6È stato ispirato dall’autobiografia di Bruce Springsteen “Born to Run”
«Nel libro Bruce scrive di depressione. Lo guardi sul palco e ti sembra solido come una montagna. Sa come rendere felici 60 mila persone. Ma tornare a casa ed essere felici è un’altra cosa. Non dà il merito solo alla moglie, ma anche alla psicoterapia. E ora è una persona brillante da cui farsi consigliare».

7L’incredibile successo di “Ten” lo ha spiazzato
«C’era come un velo di tristezza. Pensavo: è deprimente che decine di milioni di persone si riconoscano in canzoni del genere. Chissà, forse era una cosa salutare per tutti quanti».

8L’angoscia espressa dal grunge era genuina
«Tuo padre ed io abbiamo parlato di musica o di arte come modi per sfogarsi. Ovviamente lui scriveva testi molto cupi, come Kurt e Layne. Non scrivevano canzoni del genere a tavolino, era roba vera. Cominciarono a prendere in giro i gruppi grunge e la si prese sul personale: non era una recita. Che è poi il motivo per cui alla gente piaceva, sembrava averne bisogno. Sentivano di avere trovato qualcuno che parlava per loro ed esprimeva quel che provavano».

9Da ragazzo, Vedder trovava conforto nei dischi
«Vivevo da solo», racconta il cantante. «I miei genitori si erano separati e si erano trasferiti in due posti diversi. Io lavoravo e avevo i miei problemi. Un testo dei Talking Heads [No Compassion] diceva: “Non va bene avere così tanti problemi… Sii un po’ più egoista. Potrebbe farti del bene”. usavo i dischi come fonte di saggezza e conoscenza. Pete Townshend mi dava una mano. David Byrne mi dava una mano. Mi fidavo più di loro che di quell’idiota del vicepreside che cercava di arrestarmi per aver fumato erba o per essere entrato in ritardo, mica sapeva che lavoravo fino alle 2 del mattino in un drugstore per pagarmi l’affitto».

10Aiuta le figlie a risolvere i loro problemi
«Ci facciamo delle gran chiacchierate. Una delle cose di cui parlo con loro, alla loro età, è il rapporto con la tecnologia. “La usiamo a fin di bene”, dicono. Ma c’è anche una deformazione bizzarra nella vita moderna, soprattutto per quanto riguarda le ragazze più giovani, e ha a che fare con i like. Dovremmo essere prudenti con questo genere di cose».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.