Ferrari mette in scena la sua anima musicale: dal 18 febbraio 2026 al 16 febbraio 2027 il Museo Enzo Ferrari ospita The Greatest Hits – Music Legends and Their Ferraris, una mostra che racconta il rapporto tra il Cavallino e alcuni dei più grandi artisti della musica internazionale.
L’idea è tanto semplice quanto potente: non solo supercar, ma anche le storie eccezionali che hanno generato. Così sfileranno auto iconiche appartenute da musicisti celebri come punto di partenza per un percorso immersivo tra fotografie, audio e aneddoti che intrecciano creatività, performance e ossessione per il dettaglio. Perché se la musica vive di disciplina e istinto, anche una Ferrari nasce da quella tensione tra controllo e adrenalina.
The Greatest Hits – Music Legends and Their Ferraris. Foto: courtesy of Ferrari
Tra i pezzi forti in esposizione c’è la 250 GTO di Nick Mason, batterista dei Pink Floyd che, oltre a essere il cuore della band perché unico componente ad aver suonato in tutti gli album, è un collezionista raffinato. Oppure la 250 GT Lusso del direttore d’orchestra Herbert von Karajan, per decenni alla guida dei Berliner Philharmoniker e maniacale nel suono, come la perfezione ricercata nella sua auto. Spazio poi alla one-off SP12 di Eric Clapton, il leggendario chitarrista che ha critto classici come Layla e Tears in Heaven, ha scelto un’auto costruita su misura (e con l’unica livrea personalizzata della storia Ferrari), in linea con il suo culto del suono analogico del tutto unico. C’è anche Gino Paoli con la Ferrari 275 GTS (ha avuto anche una Ferrari 250 GT Berlinetta SWB) in linea con la semplicità che si preferiva durante la Dolce Vita.
Non mancano la Ferrari F40 di Luciano Pavarotti, sinonimo di potenza pura e controllo tecnico, come la sua voce, la Ferrari 275 GTB4 di Miles Davis, simbolo di rigore e audacia nello stesso telaio proprio come il suo jazz, la Ferrari 250 GT 2+2 di Maria Callas, una granturismo che riflette la disciplina e la forza espressiva della Divina, e la Ferrari 250 LM di Cher fuori dagli schemi, con anima da prototipo, come l’artista che ha attraversato pop e rock senza mai uniformarsi. Ancora, tra le più recenti, la 512 TR di J Balvin, che dopo aver portato il reggaeton nel mainstream, con la sua vettura rafforza un’immagine in equilibrio tra street culture e lusso contemporaneo. Infine la nuovissima SF90 XX di Swizz Beatz, produttore e figura chiave dell’hip hop americano, collaboratore di star come DMX, Jay-Z e Alicia Keys, che nella sua scelta rappresenta la declinazione più estrema e tecnologica del marchio Ferrari.
E non sarà solo un’esposizione statica: una serie di podcast realizzati da Chora Media, con la partecipazione del giornalista Federico Buffa, accompagnerà i visitatori in un racconto sonoro con retroscena e connessioni intime tra artisti e automobili. L’auto diventa l’estensione dell’identità creativa, simbolo di stile, oggetto del desiderio e compagna di viaggio.
I numeri, del resto, raccontano di un pubblico che chiede sempre di più. I Musei Ferrari hanno chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori e il legame con la musica non si fermerà alla mostra. Il Museo Enzo Ferrari sarà premium sponsor della prima edizione italiana di Jazz Open Modena, festival nato dallo storico appuntamento di Stoccarda, in programma dal 13 al 18 luglio 2026 con nomi come il cantante soul americana Gregory Porter, la cantante e pianista canadese Diana Krall, lo storico produttore americano Moby (chi non si ricorda il suo Play?), il cantante e pianista britannico Jamie Cullum, il dj austriaco Parov Stelar. E ancora l’inglese Joss Stone, vincitrice di un Grammy, Jean-Michel Jarre, pioniere francese della musica elettronica e il nostro Luca Carboni, e la techno marching band tedesca dei Meute. Gli elementi per un grande programma variegato ci sono tutti.
