Home Gonzo

Siamo stati al più grosso raduno Harley Davidson della stagione

Un serpentone di moto custom lungo 5 chilometri ha invaso Saint Tropez. Eravamo sulle Jeep che hanno aperto la parata. Un racconto a cuore e scarico aperto

La parata del nono Euro Festival Harley Davidson, organizzato in partnership con Jeep

La parata del nono Euro Festival Harley Davidson, organizzato in partnership con Jeep

Arriva il segnale. Uno smilzo 40enne in polo e pantaloni grigi che vedreste bene dietro a uno sportello bancario si mette casco e giubbotto, sale sulla sua Harley incattivita dalle fiamme gialle sul serbatoio e fa partire Sweet Home Alabama. A tutto volume. È così che, tra i filari dell’entroterra di Saint Tropez, alle 4 di un sabato pomeriggio, inizia il sogno americano.

Jeep Harley

Sono in testa alla parata dell’Euro Festival, il raduno di Harley Davidson più grosso d’Europa. Alle mie spalle c’è una fila di quasi duemila moto: 5 chilometri di giubbotti in pelle, scarichi aperti e cromature. Tutti su un’Harley Davidson, tranne me che sono sul parente più stretto delle moto custom, che ha quattro ruote ma lo stesso suono – il “potato potato potato”, come lo chiamano gli harleyisti: una Jeep Wrangler che gli addetti chiamano “moparizzata”, perché è incattivita con gli accessori della Mopar, e che io, per praticità, definirei semplicemente cazzuta. Si parte e questa volta la musica a tutto volume la mettiamo noi: Metallica, Wherever I May Roam.


Si parte, ma non pensiate che l’abbiamo deciso noi. Tutto, nella parata delle moto più maleducate che possiate immaginare, è governato dalla disciplina. Alla testa del corteo ci sono due finti poliziotti yankee, fedele replica provenzale dei due agenti di CHiPs, ma a comandare sono i vecchi biker con radiolina e  pettorina giallo fluorescente. Bloccano gli incroci, tengono l’ordine, danno il passo. Non si scherza, la parata non è una scorribanda: vietato sconfinare nella corsia di sinistra, vietato girare senza casco, vietato infilarsi alla testa del corteo e soprattutto vietato sorpassare. Ti è stato dato un posto, lo terrai fino alla fine della parata, che dura circa un paio d’ore. Se sgarri vieni affiancato, richiamato e poi costretto ad accostare. Quella dei biker è una religione laica, ma come ogni culto ha i suoi obblighi. Ve l’avevo detto, non si scherza. E cosa fa un motociclista che deve rinunciare al sorpasso (che è una delle poche ragioni per cui val la pena di andare su due ruote)? Se la gode, al trotto, sgasando a più non posso. L’adrenalina, qui, è questione di vibrazioni e di orecchio. Vi avevo detto anche questo: potato potato potato.


La radio fa un brutto scherzo a un biker su un’Harley Road Glide, che si ritrova di colpo ad ascoltare Rihanna. Sulla nostra Jeep siamo ancora sul metallo: Megadeth, Symphony Of Destruction. Saranno le vibrazioni, ma una telecamerina GoPro si stacca dalla Jeep e finisce per strada (subito recuperata dai primi della parata). Nell’altra corsia, due indiani si sporgono dal loro furgone rosso. Schiacciano il clacson con il ginocchio, fanno il segno della vittoria. La parata è una festa anche per chi la guarda. Tutti vogliono la foto di un’Harley o una Jeep sul cellulare – i 50enni, a quanto pare, si trovano più a loro agio scattando con l’iPad. Scorriamo a 30 all’ora tra vigneti e paesini e sempre, sul ciglio della strada, c’è gente che saluta, sorride, esulta per ragioni che, in fondo, vai a sapere. È il nostro Tour de France. Le vecchie danzano, le ragazze ammiccano, le cougar della Costa Azzurra urlano cose che per fortuna che non so il francese. Sembra che la parata sia la scusa per essere matti quanto si vuole senza essere giudicati, per qualche minuto, sia in moto che sul marciapiede. È il nostro carnevale. AC/DC, Thunderstruck.


Da un vigneto ci salutano da un Willys, la prima 4×4 della storia, l’antenato militare di quello che poi sarebbe diventata la Jeep. Colpa della mania anglofona degli acronimi: quello che per l’esercito americano, sbarcato in Europa, era un General Purpose Vehicle (veicolo per uso generico), per i soldati era diventato semplicemente GP, che poi finì per suonare Jeep. Pragmatismo americano – la lingua non faccia storie e veda di rendersi utile, insomma. Anche le parti speciali dell’auto su cui sono (che non ha le portiere, ha gomme maggiorate, quattro faretti sopra il parabrezza, assetto decisamente rialzato, insomma, niente che riuscireste a far digerire alla Polizia Stradale) sono commercializzate dal brand ufficiale FCA, che si chiama Mopar per via di un accostamento senza giri di parole: motor + parts.
I bimbi sventolano bandiere americane. È il 9 maggio e incontrare un vecchio veicolo militare Usa fa un certo effetto, mentre portiamo a spasso per la campagna francese con due iconici marchi americani (Harley Davidson e Jeep) e tutti ci salutano come liberatori di non si sa cosa (degli istinti, spero – compito nobile). Fa un certo effetto, dicevo: 70 anni fa qui ci si godeva il secondo giorno di pace, dopo le devastazioni del nazismo e della Seconda guerra mondiale.
Siamo all’ingresso di un paesino. Ci compattiamo. Alcuni biker provano a sgommare. Tutti, nelle vie strette di un borgo di collina, sgasano fin dove arriva l’acceleratore. Nel pieno del rimbombo, a noi parte Eminem, Without Me.

Jeep Harley

Guardo la testa del corteo e non è che veda molti giovinastri. All’Euro Festival, più che altro, ci sono disciplinati 40-50-60enni, un’età media che da Harley mi confermano con un sorriso compiaciuto che finisce così: «Hanno un bel potere d’acquisto. Dovresti vedere quanti soldi spendono per personalizzare le moto». I giovani dal volto scuro non mancano – spesso hanno sulla schiena le patch degli Hells Angels o dei Bandidos, quindi meglio non disturbare. Ma per la maggior parte, qui, ci sono gentlemen drivers che per un fine settimana danno sfogo ai bassi istinti motoristici, ma in una delle zone più posh della Costa Azzurra (dormendo in alberghi, B&B o eleganti bungalow in legno sulla spiaggia). Nella nostra playlist è il momento degli Iron Maiden: Wasted years.


Usciamo dal borgo di Grimaud e continuiamo nella campagna. Si apre il cancello di una casa ed esce un bambino, su una motoretta piccola, accompagnato dal papà. Indossa un piccolo casco da cross e sulla tabella porta numero della moto, davanti, si è fatto scrivere “Harley Davidson”. Saluta, non senza imbarazzo. E i biker che gli sfilano davanti scoprono il loro lato tenero. Dalle auto bloccate in coda ci fotografano col cellulare. Sono le cinque e mezza, i colori si fanno più caldi. Dalla nostra auto parte Perfect degli Smashing Pumpkins.

La parata arriva a Port Grimaud tra due ali di folla, come fosse l’arrivo di una tappa del tour d’Italia. Il blac block delle Harley invade il porto, i biker parcheggiano, scendono dalla moto e si tolgono il casco. Una vecchia Citroën arrugginita dimenticata nel parcheggio si trova accerchiata di Harley fumanti per il caldo. Alcuni si mettono in posa per dei selfie davanti alla nostra auto – con uno stile di moto così, una Jeep del genere può accompagnare solo.

Jeep Harley

Leggi anche