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Fabrizio Corona e la sua ora d’aria al cinema

Siamo andati all'anteprima del documentario sulla redenzione di Fabrizio Corona, che non c'è mai stata. Ma è perfetto per una gara di citazioni camp

Il cinema Odeon non è celebre per la scelta raffinata delle pellicole o per il pubblico intellettuale, ma ieri sera gli spettatori alle porte del multisala in centro a Milano più che in coda per gli accrediti sembravano in attesa del pass per il privè. La prima del documentario Metamorfosi di Roberto Gentile e Jacopo Giacomini su Fabrizio Corona sembrava una piccola anteprima a Venezia, nella versione di Las Vegas, con belle ragazze in abito lungo, donne che non se ne fanno una ragione di non essere più ragazze, uomini con completi lucidi e sopracciglia perfette. Il corridoio verso la Sala 2 era costellato dell’attività imprenditoriale di Fabrizio Corona post-carcere: il suo nuovo burrocacao #Next da una parte, il suo nuovo Prosecco 900 dall’altra – slogan “Corona la tua libertà”, i braccialetti “Si tu Puede” nel sacchetto della cartella stampa. Dopo la conferma data dai giornali che Corona ha avuto il permesso di lasciare la comunità per venire alla presentazione, i presenti hanno una sola domanda: come sta Fabrizio? Del documentario o dei suoi registi nemmeno una parola, ma di Corona nemmeno l’ombra.

A pochi minuti dall’inizio della proiezione, il regista ha già messo le mani avanti specificando che né lui, né il suo socio sono effettivamente registi: Jacopo Giacomini era un imprenditore (della famiglia Giacomini, specializzata nel settore delle telecomunicazioni e coinvolti nella bancarotta fraudolenta di Eutelia) diventato counselor, mentre Roberto Gentile è un ex musicista ora tutor in percorsi di consapevolezza. Giacomini conosce Corona nel 2011, quando il primo era già sulla via della pacificazione interiore e il secondo era già in una china discendente della sua carriera. Con una pretesa salvifica, Giacomini coinvolge Corona in un percorso di “consapevolezza” facendogli provare alcune tecniche alternative per liberarlo dall’ansia. Decide di girare tutto e di usare il documentario per promuovere la Metamorfosi S.r.l., un centro di miglioramento spirituale. E mentre spiegava questi antefatti e incombeva l’inizio della proiezione, Corona ancora non si palesava. Le luci si sono spente, e Corona latita – come solo lui sa fare.

Fabrizio Corona

Fabrizio Corona entra in sala quando appare sullo schermo. E si incrociano i flussi

Il documentario comincia con Giacomini che si sottopone a una seduta di Rebalancing e poi va all’agenzia Corona’s Star, dove Fabrizio si vanta con i suoi sottoposti di una cena annaffiata con un vino degli anni ’50 di cui esistono solo 300 bottiglie. Nel momento in cui la faccia di Corona è apparsa sullo schermo, la porta della Sala 2 si è aperta e nel bianco dei flash è apparsa l’unica ragione per cui tutti eravamo lì, Fabrizio Corona con guardie al seguito, che sedendosi ha incrociato il Fabrizio Corona dello schermo esattamente di fronte a me, e al centro di quell’incrocio ho realizzato che un uomo detenuto in una comunità, con ancora 6 anni da scontare, usa l’unica occasione di stare fuori dalla comunità per partecipare all’anteprima del documentario dedicato a lui stesso in mezzo a giornalisti e zanza di Corso Como, e sono stata felice di essere presente per guardare da vicino dispiegarsi un gigantesco ego su una comoda poltroncina di velluto. Fabrizio Corona era diventato l’uomo che espiava i peccati di un circuito di arrivisti e imprenditori “presso: me stesso”, e ora stava seduto accanto al figlio a guardarsi mentre prima di andare in galera faceva meditazioni guidate. Perché la cosa migliore di questo documentario è che il percorso di miglioramento spirituale che doveva portare Corona a diventare un capo docile e una persona umile finisce con lui che va in galera. Un romanzo di formazione alla catastrofe. Seguendo Corona con il suo Virgilio alle prese con Integrazione Posturale Transpersonale, Rebirthing Transpersonale, arte di strada, Osho Rebalancing e Meditazione AUM (nessuna di queste tecniche è riconosciuta dalla medicina ufficiale e può essere utile singolarmente a chi ha un po’ più di un generico problema di stress) e percependo il disagio di essere circondato da freak, non ho potuto fare a meno di sentirmi vicina a lui. A sentirlo raccontare a uno psicoterapeuta di quella volta che ha avuto un attacco di panico alle Maldive e ha speso mille euro per un aereo privato, o in faccia all’istruttrice di rebirthing su cui tanto puntava il regista che è stato rilassante del tipo “Ho dormito 10 minuti” viene voglia di chiedere in giro se la sfacciataggine di Corona non si possa comprare come integratore alimentare.

E questo forse è l’unico punto positivo, o l’unico punto in generale, visto che il documentario è tecnicamente da dilettanti e per il resto è un delirio di psicologia naif e consigli da vecchia zia che da giovane è stata una volta in India. Fabrizio Corona ha guardato tutto il documentario, a fine proiezione si è seduto insieme al regista sul palco per il momento delle domande, alla prima ha detto che per ordinanza del magistrato non poteva rispondere, ha ringraziato e sostenuto di aver fatto tutto per il figlio, ha abbracciato un tot di persone molto profumate e se ne è andato scortato da tre guardie, il suo avvocato e una decina di operatori e fotografi che fuori hanno attaccato l’ufficio stampa per non aver organizzato un photo call come si deve. Prima che tutto finisse sono riuscita solo a chiedere a Daniele Interrante che cosa secondo lui pensava Corona quando girava il film, “Quello pensava di poter fare la bella vita”, ha detto prima di allontanarsi verso un Fede o Matte sulla sua sinistra. Metamorfosi è il Troppo Belli dei documentari: ottimo materiale per una gara di citazioni camp.

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