Home Digital cover

FKA twigs spirito libero

La sensazione di aver già sentito tutto sparisce davanti al pop elettronico di FKA twigs. In uscita col suo secondo disco 'Magdalene', la cantautrice britannica dimostra di essere un’artista curiosa e una donna libera. Con noi ha parlato di sé, dall’educazione scolastica alla dolorosa operazione all’utero e la separazione da Robert Pattinson, a un passo dall’altare

C’è una famosa teoria matematica che sostiene che, siccome le note sono solo sette e le loro combinazioni non sono infinite, prima o poi arriverà il giorno in cui tutti gli abbinamenti di suoni possibili saranno già stati utilizzati e resteremo tragicamente privi di musica nuova e originale. Ad ascoltare buona parte del pop radiofonico, viene da pensare che ci sia del vero: la sensazione di aver già sentito questa o quella canzone è spesso ben più di un vago déjà-vu. Poi, però, per fortuna arrivano artiste come FKA twigs, e un universo di nuove prospettive e possibilità ci si spalanca innanzi. Le sue canzoni, estremamente sofisticate e originali, non sono certo per tutti, anzi: si tratta di costruzioni complesse, per nulla orecchiabili e a tratti quasi spiazzanti e cacofoniche. Ma, per qualche misterioso motivo, arrivano subito. Soprattutto se il loro ascolto è accompagnato da un supporto visivo: bellissima, aggraziata e addobbata di orpelli come una divinità indù 2.0, twigs dà il meglio di sé nei videoclip e nelle performance dal vivo, dove il suo background da ballerina le permette di raggiungere la massima espressività (la prossima occasione per vederla dalle nostre parti è il 29 novembre al Fabrique di Milano, unica data italiana).

FKA Twigs cover Rolling Stone

FKA Twigs sulla digital cover di Rolling Stone, Foto: Matthew Stone, Styling: Matthew Joseph, Make Up: Daniel Sallstrom at Management Artists, Hair: Rio at The Wall Group, Nails: Jessica Thompson at Eighteen Management

Il suo più grande punto di forza, in un certo senso, è anche il suo più grande punto debole: la critica che le muovono maggiormente è proprio quella di essere un personaggio troppo costruito, artefatto, studiato fin nei minimi dettagli. Lei, però, liquida questo tipo di obiezioni con una risata. «La mia musica mi piace così, e quindi la faccio così» è il suo unico commento rispetto al suo processo creativo, e all’eventuale ragionamento utilitaristico che si nasconde dietro di esso. «Non so esattamente come vengano fuori i miei dischi, in realtà: nascono in studio, in maniera molto semplice e istintiva. Quando ho bisogno di esprimere le mie emozioni, scrivo canzoni, e quando percepisco che il lavoro è finito, mi fermo e pubblico l’album. Non pianifico granché queste cose!». Probabilmente i dubbi di alcuni sulla spontaneità del suo progetto nascono dal fatto che è sempre più raro vedere artiste così giovani è già così centrate, formate e determinate. Nata in un paesino del Gloucestershire trentuno anni fa, in un certo senso è figlia d’arte: sia sua madre che suo padre (che abbandona immediatamente la famiglia, e che twigs conoscerà solo a 18 anni) sono ex ballerini professionisti, cosa che la spinge a studiare danza a sua volta. Per buona parte della sua adolescenza vive la classica esistenza di provincia. Frequenta una scuola cattolica immersa nella campagna inglese, che le trasmette l’amore per il sacro e la musica religiosa: «Sono cresciuta cantando gli inni tradizionali. Adoro quel tipo di sonorità e armonia, fa parte del mio DNA musicale ormai» afferma entusiasta. «Molte mie canzoni prendono ispirazione da lì, soprattutto dai canti gregoriani: come Closer, dal mio primo album LP1, o Thousand Eyes, la prima traccia del mio nuovo lavoro».

A 17 anni si trasferisce a Londra per tentare la sorte come ballerina professionista, comparendo in molti videoclip di artisti pop di primo piano, da Ed Sheeran a Jessie J. Ma la voglia di fare musica in prima persona è sempre più forte, così nel 2012 pubblica su Bandcamp il suo primo EP autoprodotto, intitolato semplicemente EP1. Cominciano a fioccare gli ascolti e le recensioni positive, tanto che la Young Turks – la divisone “giovane” e sperimentale di XL, etichetta di Adele, di King Krule e dei Radiohead – la recluta immediatamente. Il risultato è un album sorprendente, LP1, uscito nel 2014. Il suo talento è innegabile, tanto più che l’originalità dei brani e la particolarità dell’immagine non sono le uniche frecce che FKA twigs ha al suo arco: oltre a scrivere e interpretare le sue canzoni, e spesso a curare la regia dei suoi video, è anche produttrice dei suoi dischi. E se c’è un problema di parità di genere nella musica, la produzione è senz’altro uno dei campi in cui si riscontra di più: tradizionalmente, la figura del producer è maschile. «Penso che le ragazze non producano spesso i loro lavori perché qualcuno fa credere loro che non ne siano capaci, o che comunque non dovrebbero farlo. Io non credo che sia vero, perciò lo faccio e basta», spiega. «Istintivamente so che devo essere molto coinvolta nella produzione dei miei album, se voglio che prendano forma come li immagino io. È la mia arte, è la mia vita, e voglio poterla dipingere come desidero».

Le sue innumerevoli doti artistiche e creative non sono l’unico motivo per cui twigs sale agli onori delle cronache nel 2014: a catalizzare l’attenzione dei paparazzi è anche la sua relazione con Robert Pattinson, diventato una star planetaria dopo aver interpretato il tormentato vampiro Edward Cullen nella saga di Twilight. I due sarebbero a un passo dal matrimonio quando la storia finisce improvvisamente nel 2017. È un periodo particolarmente complesso, per lei: nel dicembre dello stesso anno si sottopone a un’operazione per rimuovere dei fibromi all’utero, che le provocavano un’intensa sofferenza. «È stato come convivere ogni giorno con un cesto di frutta pieno di dolore», racconterà su Instagram. È proprio il dolore fisico e il cuore infranto (non sappiamo se da Pattinson o da altri) a ispirare i brani del suo secondo album, Magdalene, in uscita questa settimana. «Diciamo che sono nati da un mix di emozioni e sensazioni, sia fisiche che emotive. È difficile però dire con certezza cosa scaturisca da cosa, anche se so che a 31 anni dovrei essere un’adulta e sapere cosa mi motiva a scrivere le canzoni». Certo è che l’immagine in copertina non trasmette l’idea di una grande serenità: è una specie di statua d’argilla iperrealista che la ritrae vagamente deforme e segnata, ben lontana dall’aura di perfezione eterea che di solito la circonda. «Io invece la trovo stupenda!» protesta la diretta interessata, che l’ha fortemente voluta così. «L’artista che l’ha creata, Matthew Stone, è un mio caro amico e sapeva cosa avevo passato in quel periodo. Penso che renda bene il concetto: fa capire che mi è successo qualcosa, che ho attraversato un momento difficile, che sono cresciuta e che ora in me c’è qualcosa di diverso. La donna in copertina è orgogliosa, colorata, bellissima, anche se ha delle piccole crepe che le solcano il volto».

«È il momento per ogni donna di abbracciare l’idea di mettere se stessa al primo posto», canta twigs in Mary Magdalene, la traccia ispirata al titolo dell’album. «Maria Maddalena si prendeva cura di Gesù ed è una figura sacra, ma in quasi tutte le rappresentazioni ufficiali viene definita semplicemente una prostituta», dice. «Magdalene rappresenta proprio l’idea che le donne possono essere due cose completamente diverse contemporaneamente. Possiamo essere sante e peccatrici, possiamo essere innocenti e seduttive, possiamo creare e possiamo distruggere. Siamo un’entità duale. È qualcosa che ho capito solo ultimamente, e avrei voluto che questa consapevolezza mi giungesse prima». L’album segna un’ulteriore evoluzione nel suo approccio alla musica, grazie anche alla presenza di Nicolas Jaar, visionario produttore e musicista figlio dell’artista cileno Alfredo Jaar. «Io e Nico ci siamo incontrati tramite un amico comune, che un bel giorno mi ha detto ‘Ho due artisti preferiti: una sei tu e l’altro è Nicolas Jaar, perciò dovete per forza incontrarvi!’. Così abbiamo organizzato un appuntamento, siamo usciti a colazione insieme e abbiamo scoperto che andavamo molto d’accordo. Nel periodo in cui stavo lavorando al disco lui era a Londra, così mi è venuto spontaneo coinvolgerlo. Sapevo che era una persona meravigliosa, sensibile, complessa e intelligente, perciò tutto è andato a meraviglia», sospira.

In effetti, a livello di sound il disco è ricco di sfumature: da Fallen Alien, che ricorda un po’ la migliore Björk, a Mirrored Heart, che ha un che di R&B anni ’90. «In realtà alle mie orecchie Mirrored Heart suona come una ballad rock, e Björk non l’ho mai ascoltata granché, ma se mi dici così proverò a sentire qualche suo disco quando arrivo a casa», promette. «La cosa bella della musica è anche questa: la gente ci sente dentro quello che vuole, indipendentemente da quello che l’autore voleva esprimere». Tra i brani più atipici per FKA twigs ce n’è anche uno con il rapper Future, Holy Terrain, che segue di poco la collaborazione con un altro rapper, A$AP Rocky, per il singolo di lui Fukk Sleep. Abituati alle sue atmosfere sognanti e dilatate, per alcuni fan è stato un piccolo shock ritrovarla in questo contesto. «A$AP Rocky è un caro amico e ci conosciamo da parecchi anni: avremmo sempre voluto lavorare insieme prima o poi, e abbiamo colto l’occasione» racconta. «Quella con Future, invece, è una canzone che parla di me come donna: chiedo al mio uomo di non essere così insicuro e geloso, e di trattarmi come sua pari. È stata una bellissima esperienza, credo di essere riuscita ad arrivare alla radice delle mie emozioni». È anche la dimostrazione di come twigs sia ben lungi dal volersi sedere sugli allori: piaccia o non piaccia, il suo è un percorso in costante evoluzione. «Sono sicura che nella mia vita crescerò e sperimenterò anche altri tipi di musica: sono un’artista relativamente nuova, e credo che ci sia ancora molto da scoprire» afferma decisa. «Sicuramente, però, continuerò a fare solo ciò che mi rende felice».