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Anna – dalla cameretta al cielo

La musica è cambiata. Le canzoni prodotte in cameretta arrivano ovunque nel mondo. È il caso di Anna, la diciassettenne che grazie a ‘Bando’ ha collezionato dischi di platino e commenti feroci. Siamo andati a trovarla per farci raccontare che cosa significa spendere 10 euro per una session e ritrovarsi prima in classifica

Entrando nel salotto dell’appartamento di La Spezia dove la diciassettenne Anna Pepe vive con sua mamma, è impossibile non restare colpiti da un particolare (e no, non è il disco di platino ottenuto per la super hit Bando, che pure troneggia orgogliosamente sulla parete dietro al divano): non c’è traccia di un televisore vero e proprio. In compenso, quasi in ogni angolo ci sono bellissime radio d’epoca, ormai veri oggetti di modernariato. «In effetti la tv ce l’abbiamo, ma non la guardiamo mai: preferiamo di gran lunga la radio, ci fa sentire a casa», spiega Anna. «La teniamo accesa tutto il giorno, di solito fissa su Radio Capital: è il motivo per cui adoro anche pezzi di venti, trenta o quarant’anni fa».

Anna - servizio di Gabriele Micalizzi

La musica è un affare di famiglia, per lei, e in particolare la musica hip hop: prima ancora che nascesse, infatti, suo padre era uno dei pochi dj della città a suonare rap e R&B, ed era molto conosciuto in zona. «Frequentava la scena rap italiana, ma adorava soprattutto quello che arrivava dall’America: è una vera enciclopedia vivente quando si parla di rapper e affini, e ne sono molto orgogliosa», racconta con gli occhi che le brillano. «Da piccola andavo sempre alle sue serate, sono cresciuta tra scratch e breakdance. Ma non mi hanno spinto loro a rappare, sia chiaro: anzi, mi hanno sempre lasciata molto libera».

Per anni si è detto che il problema dell’Italia con la comprensione del rap è che da noi è un genere ancora troppo giovane. Negli Usa è ampiamente diffuso fin dal 1979, l’anno in cui uscì Rapper’s Delight della Sugarhill Gang, quindi esistono famiglie intere – nonni, figli, nipoti – che hanno imparato a decodificarne il linguaggio e ad apprezzarne le sonorità con gli anni, spesso trasmettendo le loro conoscenze di generazione in generazione. Anna è probabilmente la prima rapper italiana certificata platino ad aver ascoltato fin dalla culla la stessa musica che oggi fa, il che spiega la grande naturalezza e disinvoltura con cui affronta la materia. Fin da piccolissima fa cover di Nicki Minaj e Rihanna, e a 15 anni comincia a scrivere rime sue. «All’inizio erano freestyle pubblicati per gioco sui social, poi vere e proprie canzoni», dice. La consacrazione arriva con Bando, un brano talmente contagioso che è impossibile pronunciarne il titolo senza cominciare a canticchiarne mentalmente il ritornello: Ci beccavamo nel bando, sopra il Booster / Anna fattura e no, non parlo di buste… «Il pezzo è nato alla fine del 2019» ricorda lei. «Io e un mio amico stavamo cercando su YouTube delle basi su cui rappare, e a un certo punto è saltata fuori questa, che era davvero diversa dalle solite. Appena ho sentito il beat mi è subito scattato qualcosa, il ritornello è venuto fuori quasi d’istinto». E altrettanto d’istinto è stata registrata, «in un piccolo studio messo su da un ragazzo della mia città, abbiamo pagato 10 euro per una sessione di due ore», ride. Come ogni ragazza della sua età Anna è molto attiva sui social, e siccome studia grafica pubblicitaria, realizza da sola una copertina per il “singolo”, «con il mio simbolo, una farfalla svolazzante», per annunciarne l’uscita su Instagram.

Quella cover DIY e quei 10 euro investiti hanno fruttato più di quanto chiunque potesse immaginare: a oggi il brano ha totalizzato 59 milioni di streaming sulle piattaforme digitali e 34 milioni di views su YouTube, e l’ha anche resa la più giovane artista mai arrivata alla n° 1 della classifica dei singoli del nostro Paese. Il trionfo di Bando, peraltro, non si è fermato ai confini nazionali, perché una larga fetta di ascolti arriva dall’estero, tanto che di Anna parlano anche parecchie testate internazionali, e che del pezzo vengono pubblicati anche numerosi remix con rapper stranieri di primo piano, una consuetudine tipica del mercato americano (nello specifico si tratta di Maxwell in Germania, Endor in Gran Bretagna, Jul in Francia e Rich the Kid in Usa). Molti si chiedono quale sia il suo segreto, ammesso che ce ne sia uno. Altri ancora si sbilanciano in lucide analisi sul brano, volte a stabilire se si merita o no tutto questo successo. Non riescono però a centrare il punto della questione, che non è Bando, ma la stessa Anna. O meglio, il nuovo paradigma che rappresenta: per la prima volta in Italia anche la cosiddetta bedroom music, ovvero la musica creata in cameretta da adolescenti con pochi mezzi e tanta creatività, ha la possibilità di arrivare ovunque in maniera tanto democratica da sembrare a tratti quasi inspiegabile.

È stato soprattutto un social network a portare Anna al successo: TikTok, dove il brano diventa in breve virale. «Se la tua canzone viene utilizzata da un utente molto seguito, anche gli altri cominceranno a usarla prendendo ispirazione da lui: è una specie di effetto a macchia d’olio», spiega. «Con Bando è successo proprio così: non era un pezzo nato per fare il botto, ma di fatto è diventato un meme. Per fortuna mi fanno ridere anche quelli su di me, li trovo molto simpatici». A traghettare Bando fuori dalla bolla del web e nella vita reale è un messaggio inaspettato: «Un giorno mi ha scritto su Instagram Filippo Grondona, un dj di M2O», racconta. «Mi ha detto: “Il pezzo è una bomba, da settimana prossima comincio a mandarlo in onda”. Non avevo un’etichetta né un manager, ma ero in radio!». A stretto giro arriva anche l’etichetta, nello specifico la Virgin Records. «In due mesi mi sono ritrovata catapultata in un mondo infinitamente più grande, rispetto alle mie aspettative».

Anna - servizio di Gabriele Micalizzi

Il successo istantaneo nasconde insidie altrettanto istantanee, però, e non è facile affrontarle, soprattutto se non si è preparati a farlo. «Forse avrei preferito che la mia carriera crescesse in maniera più lenta, anziché ritrovarmi famosa da un giorno all’altro», ammette Anna. «Avrei voluto che la gente sapesse qualcosa di più di me, prima di giudicarmi». Oggi è una ragazza più sicura e scafata, ma all’inizio ha dubitato un po’ di se stessa. «C’erano molti feedback positivi, ma se il tuo singolo esplode di punto in bianco durante una quarantena nazionale e hai solo i social come finestra sul mondo esterno, è dura. Non avevo calcolato che oltre ai complimenti sarebbero arrivati anche gli hater», riflette. Dice di essere abituata da sempre alle critiche, in realtà: «Sapevo che tutto il mondo è paese, e che se fossi diventata qualcuno si sarebbero moltiplicate. La cattiveria, l’invidia e l’ignoranza che spesso mi arrivavano nella mia piccola realtà di provincia quando ancora i miei pezzi facevano solo 10.000 views mi hanno aiutato a prepararmi a quello che avrei trovato anche altrove». Ma non era certo pronta a subire del vero e proprio cyberbullismo. «Ero molto sicura di me stessa, stavo bene nella mia pelle, fino a quando non è arrivato il gioco al massacro dei social. Non avevo fatto niente di male, ma ogni giorno mi arrivavano decine di messaggi negativi: “Fai schifo”, “Sei grassa”, “Balena, ritirati”. Non volevo più aprire i miei profili, perché tutto quell’odio gratuito mi faceva stare davvero male» ricorda, non riuscendo a trattenere le lacrime.

Risale a questo periodo di grande frustrazione anche il chiacchierato dissing con Marta Daddato, un’altra giovanissima TikToker che si è fatta conoscere come rapper. «Ero molto scossa da tutto quello che mi stava succedendo. Un giorno mi sono girate le palle e ho dissato Marta, non perché ce l’avessi con lei, ma perché dovevo sfogare in qualche modo la mia incazzatura. Dopo mesi che la cosa andava avanti in varie forme, abbiamo chiarito e ora siamo in ottimi rapporti: le ho spiegato cos’era successo e lei ha capito, è stata molto carina». Quella fase ormai se l’è lasciata alle spalle: «Mi sento una persona molto più lucida, forte e matura. E ora che ho capito come funziona, ho imparato a non dare corda a tutte queste cattiverie, e a pensare più a chi mi apprezza che a chi mi disprezza».

Anna - servizio di Gabriele Micalizzi

Anna - servizio di Gabriele Micalizzi

Anna - servizio di Gabriele Micalizzi

È passato meno di un anno da quando Bando è esplosa, e Anna fa ancora fatica ad abituarsi alla sua fama. Non ha ancora rimesso piede a scuola da quando è diventata famosa, ad esempio, prima a causa del lockdown e poi perché ormai il suo lavoro la costringe a fare avanti e indietro tra La Spezia e Milano, cosa che l’ha spinta a prendersi un anno sabbatico prima di ricominciare gli studi e diplomarsi. Nel frattempo, qualche settimana fa è uscito un nuovo singolo con Gué Pequeno, Bla Bla («Mi sono trovata benissimo con lui: anche se non sembra in linea con il personaggio, in realtà è una persona molto umile e ama supportare i giovani talenti») e proprio oggi esce un altro singolo che la vede protagonista assoluta, Fast. Un brano prodotto da un altro giovanissimo talento che ha iniziato a fare musica in cameretta, il sedicenne Young Miles: ha atmosfere più melodiche, che evidenziano una maturazione rispetto alla pura istintività di Bando. «Sto cercando di migliorare nella scrittura e nell’uso della voce, perché mi arrivano spesso delle critiche costruttive in questo senso, e voglio crescere e migliorare», racconta.

Anche se non è per tutta la vita / voglio fare la trap, dice nel ritornello di Fast. «Sono una che cerca di vivere sempre nel presente e cambia idea molto spesso», sorride. «Magari più avanti ci sarà anche qualcos’altro che mi appassionerà altrettanto, ma per ora mi diverto a fare musica, mi fa stare bene. Finché sarà così, andrò avanti».

Anna - servizio di Gabriele Micalizzi