Alla finale del Calcio Storico fiorentino | Rolling Stone Italia
pugni e placcaggi

Una volta all’anno Firenze ricorda chi era prima dei social

Il 24 giugno si è disputata la finale del torneo di Calcio Storico fiorentino. Un giorno fuori dal tempo, dove il passato prende il corpo del presente e lascia da parte, letteralmente, i turisti

Calcio storico fiorentino 2026

La finale del torneo di Calcio Storico fiorentino, 24.06.2026

Foto: Mike Tamasco

Perseo che nella mano destra impugna una corta spada ricurva e nella sinistra tiene in alto, come un trofeo, la testa decapitata della Medusa con fiotti di sangue in bronzo che sgorgano dal collo reciso. Ercole che, cavalcandolo, flette il busto del centauro Nesso, le cui zampe posteriori sono castrate in un vano tentativo di sottrarsi alla mazza che l’eroe sta per scagliare sul corpo della creatura metà uomo e metà animale. La stessa mazza è posta a pochi centimetri dal cranio di Caco, anche lui in ginocchio inerme davanti alla forza del figlio di Zeus. E poi Menelao, che sorregge il corpo esanime di Patroclo, ucciso dal dio Apollo. In pochi metri, in Piazza della Signoria a Firenze, sotto la Loggia dei Lanzi e davanti a Palazzo Vecchio, i capolavori di Donatello, del Giambattista e di Baccio Bandinelli raccontano plasticamente la violenza brutale di episodi mitologici di sangue e sottomissione.

Non c’è da stupirsi se il cuore del Rinascimento italiano pulsi di sfide e congiure, come quella dei Pazzi che provarono a disarcionare i Medici dal controllo della città e finirono con l’essere giustiziati o esiliati, il loro nome e i loro simboli (quasi) cancellati per sempre dalla storia. La leggenda della fondazione stessa di Firenze è legata a uno spargimento di sangue: gli abitanti di Fiesole, che proteggevano Catilina dalle armate romane, entrarono nell’accampamento degli assedianti e uccisero il prode generale Florio. Il sangue del generale colorò dei gigli che da bianchi diventarono, per sempre, rossi. Per vendicare quel gesto di codardia, l’esercito romano rase al suolo Fiesole e, lì dove venne sparso il sangue di Florio, costruì una nuova città: Firenze, il cui simbolo non poteva che essere il giglio rosso su campo bianco.

E il sangue, a Firenze, ribolle silenzioso fino a quando, una volta all’anno, esplode in un’arena di sabbia davanti alla Basilica di Santa Croce, un campo 80 metri x 40, dove dalla seconda metà del Quattrocento si gioca il Calcio – Storico – Fiorentino.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Il Calcio Storico Fiorentino affonda le radici nell’harpastum romano, un gioco con la palla che i legionari praticavano per tenersi in forma nell’attesa tra una campagna e l’altra, ma è nel Rinascimento che prende la forma con cui lo conosciamo oggi: una disciplina che nel 1580 Giovanni de’ Bardi codificò in un regolamento di 33 articoli ancora in vigore, almeno nella sostanza.

Il gioco è un ibrido intraducibile di calcio, rugby e lotta, non assomiglia davvero a nient’altro se non, forse, in via del tutto solo apparentemente paradossale, agli scacchi. Ogni squadra schiera 27 calcianti. La partita dura 50 minuti, senza intervallo e sostituzioni. L’obiettivo è conquistare il maggior numero di cacce: fare “gol” portando la palla oltre una balaustra alta circa mezzo metro sormontata da una rete, che delimita le due linee di fondo. Se il tiro finisce sopra la rete, però, mezzo punto va alla squadra avversaria. Per farlo, vale tutto: pugni, calci, placcaggi.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Il regolamento moderno, con aggiustamenti arrivati fino a un decennio fa, ha introdotto alcune limitazioni, (sono vietati i colpi a tradimento, i pugni alla testa, le mischie di gruppo su un avversario già a terra) che rischiavano di trasformare la partita in un regolamento di conti iniziati fuori dall’arena. Il Calcio Storico viene infatti gestito dall’Amministrazione Comunale di Firenze che, anche per l’affiliazione alla Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, associata al CONI, negli anni ha provato (in gran parte riuscendoci) a far imboccare al gioco i binari più consoni della lealtà e dell’etica sportiva. Cambi di regolamento non sempre visti di buon occhio dai calcianti più legati alla storia “senza regole” della competizione.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

E, seppur rispetto a 20-30 anni fa il gioco si è molto professionalizzato (oggi i calcianti sono tutti atleti prestati da altre discipline, dal pugilato alle arti marziali miste, passando per il rugby) lo spirito è rimasto lo stesso, così come i nasi rotti e gli zigomi lacerati.

La partita che ne ha consacrato il mito si giocò il 17 febbraio 1530, con Firenze stretta d’assedio dalle truppe imperiali di Carlo V. La città era a corto di cibo e di speranze, ma i fiorentini scesero comunque nel campo di Santa Croce, visibili dagli assedianti appostati sulle colline, con i musici e tutta la cerimonia del caso. Un gesto di sfida e d’orgoglio che è rimasto nell’immaginario collettivo della città molto più di qualsiasi vittoria militare: Carlo V alla fine entrò in città, ma l’orgoglio fiorentino si gonfiò più per quel gesto di scherno che per una vittoria militare sul campo. È a quella partita che l’edizione contemporanea rende omaggio, riproducendone i costumi e il rituale.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Il gioco ricompare infatti in forma moderna il 4 maggio 1930, per il quattrocentenario di quell’assedio, su iniziativa del gerarca fascista Alessandro Pavolini. Da allora si è tenuta praticamente ogni anno, con le uniche parentesi di sospensione durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa del Covid nel 2020 e nel 2006-2007 quando la prima edizione venne sospesa per rissa e la seconda, di conseguenza, non venne giocata.

Se nell’antichità il torneo si disputava a Carnevale, oggi si gioca a giugno, in occasione della festa di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, e coinvolge quattro squadre che corrispondono ai quattro quartieri storici della città: gli Azzurri di Santa Croce, i Bianchi di Santo Spirito, i Rossi di Santa Maria Novella e i Verdi di San Giovanni. Una geografia urbana che, a causa del problema abitativo di molte città italiane, oggi è mutata nelle residenze ma non nel senso di appartenenza. Due semifinali decretano le squadre che andranno a giocarsi la vittoria del torneo il 24 giugno.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Nel 2026, a sfidarsi per il titolo sono gli Azzurri e i Rossi, con gli ultimi imbattuti dal 2023 e che in due delle ultime tre edizioni si sono aggiudicati la vittoria proprio contro gli altri finalisti.

La mia finale inizia con un tour nei quattro neighbourhoods, ispirato dall’Amaro di Quartiere: quattro tipologie di amaricante, ognuno dedicato a una squadra del calcio storico. Ai bar tender dello Spirituum, del Move On, di Ditta Artigianale (avanguardia del caffè specialty in città) e del Companion Dolce Amaro la sfida di interpretare i gusti dei diversi spiriti con cocktail che rispecchiano le tensioni del Calcio Storico; il tutto accompagnato dai gusti di alcune delle botteghe storiche del Mercato Centrale di Firenze, sempre più baluardo gastronomico cittadino contro l’overtourism del gusto – la Finocchiona IGP, la tartare, il ragù di lampredotto e le polpette di bollito di Alessandro Soderi della Macelleria Soderi, la Schiacciata di Massimiliano Parri e Luisanna Messeri, la trippa della famiglia Bambi.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

La città cambia metro dopo metro, mano a mano che dal quartiere più distante ci si avvicina all’epicentro del sabbione di Santa Croce, una struttura di tubi innocenti alzata a ridosso dei palazzi nobiliari del Quindicesimo e Quattordicesimo secolo, con la sabbia che per un giorno ricopre la pavimentazione. Passando da Santa Maria Novella a Santo Spirito, attraversando Ponte Vecchio e Piazza Duomo, i turisti che puntinano le facciate dei monumenti rinascimentali vengono a poco poco sostituiti da persone che indossano i colori rosso e azzurro. La Firenze-salottino, occupata dai visitatori in cerca di bites storico-architettonici e di bistecche a 15€ al chilo, diventa all’improvviso la Firenze dei muscoli in tensione delle statue di Donatello e Giambattista, dello sguardo di marmo del David di Michelangelo che fa la guardia a Palazzo Vecchio, del sangue di Giuliano de’ Medici versato sulle trame del pavimento di Santa Maria del Fiore.

Nel sabbione, proprio davanti alle “porte” delle cacce, ci sono le curve dei tifosi Azzurri e Rossi, accese in una bolgia già da ore. Mentre il corteo di 500 figuranti fa il suo ingresso a propiziare l’inizio della finale, dalle gradinate, in cui si sono raccolti oltre 5000 spettatori, si alzano i colori delle squadre dei fumogeni che fanno scendere una nebbia sintetica sul campo di gioco: il vento miscela le tue tinte, le sfuma, finché una corrente dà in pasto il rosso al blu. È un presagio di quello che avverrà in partita.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Quando i calcianti mettono gli scarpini sulla sabbia – sono gli stessi delle star che a migliaia di chilometri di distanza corrono negli stadi dei Mondiali – vengono accolti dal boato dei propri tifosi e dai fischi di quelli avversari. Percorrono il perimetro del campo in una formazione che ricorda le testuggini romane: c’è chi ha testa bassa, chi guarda la curva opposta in segno di sfida, chi ha solo lo sguardo perso e chi cerca una persona che conosce tra gli spalti. Lanciano fiori rossi e azzurri verso i tifosi. Prima che la palla venga lanciata al centro del terreno di gioco, si scaldano fendendo l’aria con calci e pugni o facendo roteare le braccia per riscaldare i muscoli.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Negli sport di squadra contemporanei le fisicità dei giocatori sono tutte pressoché simili: la selezione e gli allenamenti plasmano i corpi in modo che siano funzionali ed efficientati al meglio per il risultato sportivo. Nella pallavolo sono corpi slanciati, nel basket alti e possenti, nel calcio asciutti e scattanti, nel rugby massicci. In Santa Croce il darwinismo sportivo ha portato a un’evoluzione più varia della biotipologia degli atleti: ci sono calcianti ipertrofici che si contenderanno ogni più piccola porzione di campo atterrando l’avversario con calci e pugni, giocatori mastodontici che proveranno a schiacciare a terra chi passerà nella loro orbita e atleti fibrillari che scorteranno la palla verso la caccia scattando tra i corpi atterrati di compagni e rivali.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

La partita, anche a detta degli spettatori più navigati, è tra le più emozionanti degli ultimi dieci anni. Finisce 19 a 18 per gli Azzurri rimanendo sempre sul filo dell’incertezza, in un gioco in cui la più piccola distrazione, annebbiamento o inciampo possono mandare in paradiso un’intera comunità e far marcire per un anno intero nel pensiero della vendetta l’altra metà del cielo. Un calciante rosso è a pochi metri dalla caccia quando un azzurro che sembrava ormai fuori dai giochi lo riesce a placcare aggrappandosi ai pantaloni quattrocenteschi. «È ‘l mi’ fiolo, l’è forte e non ha paura di nulla», urla la madre a pochi centimetri da me. Con il passare dei minuti i tatuaggi con le forme tribali, o con la simbologia della Santa Muerte messicana, sono sempre più coperti da sabbia grigia e sangue. C’è chi gioca con il sopracciglio spaccato e continua a incassare cazzotti, chi sulla schiena porta i segni delle mani degli avversari sporche di sangue. Durante queste cruente mosse di scacchi fatte di pugni e atterramenti che aprono il campo alle cacce, in mezzo al campo l’allenatore e l’alfiere (il capitano) danno ordini di scuderia e il personale medico-sanitario si assicura che non si superi mai i limiti più pericolosi di un gioco che è sì violento, ma comunque incardinato in un codice di rispetto.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Proprio il rispetto è un elemento cruciale nella dinamica del Calcio Storico: quello per il quartiere, ovviamente, e per la città, di cui i calcianti non smettono mai di rimarcare l’appartenenza. La ripresa del torneo nel Secondo Dopoguerra rappresentò infatti uno dei tanti momenti (ri)fondativi della fiorentinità lontana dal registro comico-satirico di Amici miei, e basata sulla narrazione della città indomita sotto assedio che non si piega al nemico, quella della partita del 1530. Per i tifosi stessi, indossare i colori del proprio quartiere (sebbene l’urbanistica sociale di Firenze sia molto cambiata negli ultimi decenni) è un segno di appartenenza forse a un’età dell’oro ormai lontana ma non per questo meno significativa – lo racconta bene Dario Nardini, autori del libro Il calcio storico fiorentino. La rievocazione tra patrimonio e «identità» in un’intervista a Ultimo Uomo).

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

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Foto: Mike Tamasco

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Foto: Mike Tamasco

Certo, quando si maneggiano con così tanta dimestichezza e automatismo i concetti di “tradizione”, “appartenenza”, “identità”, soprattutto negli ultimi anni ci si proietta in un terreno piuttosto ambiguo (almeno), soprattutto se unito con le alte dosi di violenza che il Calcio Storico Fiorentino è in grado di versare nel miscelatore. E se la brutalità di questo gioco può rappresentare per molti un confine insindacabile, va anche riconosciuto come i momenti di violenza ritualizzata sono da sempre un elemento di canalizzazione delle pulsioni più recondite e feroci di (alcuni) esseri umani – non è un caso che nell’antichità il Calcio Storico si giocasse a Carnevale.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

In un contesto dove la fama e la spettacolarizzazione degli sport di lotta è sempre maggiore – basti pensare all’incontro di MMA del 14 giugno alla Casa Bianca per le celebrazioni del compleanno del Presidente Trump – e in cui i social network e le docuserie delle piattaforme in streaming fanno facilmente salire alla ribalta eventi e iniziative che nei decenni sono rimaste a esclusivo appannaggio e interpretazione di ristrette comunità locali, non è semplice la sfida che si trova davanti il Calcio Storico Fiorentino, anche in relazione alla continua e non sempre lineare evoluzione che la messa in scena di violenza e mascolinità hanno nella società (ma anche nell’opinione pubblica che poi va al voto). La sensazione, parlando con gli addetti ai lavori, è che i prossimi anni saranno cruciali per capire quali strade percorrerà questo sport.

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Calcio storico fiorentino 2026

Foto: Mike Tamasco

Ma il giorno della finale tutte queste riflessioni sono ammutolite dagli ultrà azzurri che invadono il sabbione a fine partita. I calcianti sollevano il Palio che viene consegnato come trofeo (in passato era una giovane vacca chianina). I tifosi con le maglie e le sciarpe rosse e blu iniziano a sciamare via. I tubi innocenti e la sabbia scompariranno da Santa Croce. Questa Firenze si rimetterà a sopire. Nel frattempo, mentre i turisti continueranno ad acquistare souvenir con il David di Michelangelo riproposto in versioni pop, grottesche e goliardiche, i calcianti torneranno al campo di allenamento, due, tre, quattro volte a settimana e riprenderà la preparazione per il torneo dell’anno successivo. Quando il Calcio Storico riapparirà in superficie, scandendo il ritmo della vita millenaria di Firenze.