L’elettronica del futuro è analogica

L'edizione 2018 del SuperBooth di Berlino segna il ritorno dei sintetizzatori fisici, tradizionali nella forma ma innovativi nella sostanza. E l'Italia, per una volta, fa la parte del leone.

Foto di Angela Krill, SuperBooth press 2018

Se c’è una tendenza emersa in quel di Berlino, durante l’edizione 2018 del SuperBooth, è il ritorno ai sintetizzatori fisici. Hardware, per intenderci, cioè distanti anni luce dai software che ormai imperano nello studio di ogni produttore.

La kermesse tedesca, giunta quest’anno alla terza edizione, e sempre più incentrata su strumenti e diavolerie legate al mondo della musica elettronica e della produzione in genere, ha riportato alla ribalta il valore aggiunto di pulsanti veri, manopole vere, cursori veri e, in genere, del piacere di toccare con mano un sintetizzatore, cioè un apparecchio in grado di plasmare suoni da zero.

Per chi non conoscesse nulla della materia, basti sapere che non esiste produzione da studio, oggi, dove non vi sia almeno una particella di sintesi. Che si tratti di un suono di basso, di un tappeto (pad), un lead o della simulazione di strumenti veri, in particolare chitarre, pianoforti e archi, c’è quasi sempre di mezzo un sintetizzatore. E questo è particolarmente vero, ça va sans dire, nella musica elettronica.

Dopo alcuni anni passati tra sintetizzatori fatti solo di bit, duranti i quali i modelli hardware hanno rappresentato un mercato di nicchia coadiuvato al più da qualche interfaccia di controllo, ecco sancito il ritorno ai synth più tradizionali. O meglio, tradizionali nella forma, ma innovativi nella sostanza. E fa piacere sottolineare come l’Italia, in questo caso, faccia la parte del leone.

Il sintetizzatore UNO

L’interesse della stampa straniera, per dire, è andato a UNO di IK Multimedia. L’azienda di Modena, in collaborazione con l’altra italiana Soundmachines, ha sviluppato questo sintetizzatore molto promettente, che fa della compattezza e del prezzo aggressivo i suoi principali punti di forza. Senza però dimenticarsi di una dotazione tecnologica all’altezza. Parliamo di una scatoletta delle meraviglie, grande appena 26 x 15 x 5 cm, e dal peso di 300 grammi, dotata di tastiera tuch a 27 pulsanti, arpeggiatore, sequencer, due oscillatori VCO, un LFO, 100 suoni predefiniti di 80 sovrascrivibili e la possibilità di realizzare ottimi suono analogici, specialmente bassi e lead. Il tutto a 244 euro iva compresa, a partire da Luglio.

In questa direzione va anche il colosso Roland, che espande il sistema System-500 con nuovi moduli pronti a costruire un “mostro” della musica elettronica. E mentre Dave Smith Instruments ha fatto solo intravedere il promettentissimo Prophet X , Behringer ha stupito con VC340, un synth molto anni ’70 votato, come buona parte dei sintetizzatori dell’epoca, alla generazione di suoni d’arco. Più completo, dal punto di vista sonoro, il suo Pro One, che pare suonare particolarmente bene. Fenomenale il Kijimi di Black Corporation, anche se il Pan di Syntonovo ha dalla sua pure una splendida tastiera.

Syntonovo

A conferma della tendenza che abbiamo colto, ti arriva lo specialista di soft-synth u-he a proporre, pure lei, il suo modello hardware, di cui però si è visto poco materiale.

Al Super Booth non sono mancati, ovviamente, i classici soft-synth. È stata l’occasione, per dire, per toccare con mano la versione 2.5 di Omnisphere, anche se chi ha impressionata di più è stata Audio Damage col suo synth granulare Quanta. Sintesi granulare, semplicità d’utilizzo versatilità: ci sarà da divertirsi.