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Storia del pensionato che ha armato il più pericoloso cartello messicano

Così un uomo ha fatto una fortuna vendendo mitragliatrici oltre confine e contribuendo a una delle guerre più sanguinose del pianeta. Perché, come dicono dal Messico, "siamo noi che dovremmo costruire il muro"

Foto: ATF via Rolling Stone USA

Qualche anno fa, un agente di polizia in pensione chiamato Mike Fox si è ritrovato con un disperato bisogno di denaro. Il veterano della guerra del Vietnam, sovrappeso e malato, quasi settantenne, e la moglie Diane, di poco più giovane, di recente avevano dovuto prendere in custodia i nipoti, una coppia di gemelli chiassosi di due anni. “Abbiamo scoperto che nostra figlia era un’eroinomane”, dice Fox con la voce stanca e rauca. È seduto al tavolo della sua cucina a Georgetown, Texas, un sobborgo middle-class di Austin, e tiene tra le mani una tazza di caffè. Da una delle dita manca una falange, a causa di un incidente con il tagliaerba.

“Non pensavamo che l’eroina fosse così dannosa” dice Fox. “Sono stato un poliziotto e non sono stato nemmeno in grado di trovarla ai miei ragazzi”. Anche il figlio maggiore è rimasto vittima dell’eroina e si è poi suicidato. “E per di più ho un cancro, un melanoma maligno”, aggiunge. Tutto questo è avvenuto dopo aver dovuto togliere a sua sorella, e unica parente in vita, il respiratore. “Era come essere in una soap opera”, dice Diane in lacrime.

Le spese mediche e legali e quelle per crescere i due gemelli hanno esaurito in fretta i loro risparmi e costretto Fox a entrare in un certo tipo di affari. Dal 2007 è stato un venditore di armi autorizzato e ha acquistato ulteriori licenze per produrre munizioni e possedere mitragliatrici. Per essere idoneo ai permessi doveva possedere un negozio vero e proprio, ma aveva solo un capannone in metallo in affitto, che non aveva quasi mai usato. Ha guadagnato gran parte dei suoi soldi producendo munizioni, che vendeva nel suo garage a persone conosciute online o tramite il passaparola. Il business delle munizioni era particolarmente proficuo durante la presidenza di Obama. “L’accumulo patologico è un vero problema”, dice Fox.

Uno dei suoi clienti era Tyler Carlson, un libero professionista di 26 anni che si guadagnava da vivere comprando e vendendo armi e munizioni su un sito chiamato Texas Gun Trader. Fox dice che “faceva il tragitto da qui a Dallas e trattava sempre in contanti. Aveva un sacco di conoscenze. Non sapevi mai con che cosa si sarebbe presentato”. Carlson aveva già comprato decine di migliaia di munizioni e 8 fucili di precisione calibro 50 da Fox nel 2015, quando lo aveva avvicinato con l’idea di costruire un’arma militare chiamata minigun

Anche se il nome sembrerebbe sminuirla, la minigun è un cannone rotante a 6 canne che può sparare fino a 100 proiettili al secondo. Secondo le sigle dell’esercito americano si chiama M-134. “Se sulla Terra c’è mai stata un’arma più pericolosa di tutte, quella è la 134”, dice Fox. È alimentata da un motore che utilizza un alimentatore esterno e di solito è montata su elicotteri da combattimento e velivoli d’assalto ad ala fissa, dove è usata per sostenere le truppe di terra in combattimento. Con una minigun, il mitragliere può bombardare di proiettili la posizione nemica in pochi secondi o eliminare un gruppo di soldati premendo semplicemente il grilletto.

La M-134 è un’erede delle pistole Gatling ed è classificata legalmente come mitragliatrice. A differenza dei fucili d’assalto, che sono del tutto legali, non è consentito possedere mitra per uso civile senza una licenza federale come quella che aveva Fox. Le minigun sono fabbricate esclusivamente da un paio di industrie della Difesa situate a sei isolati l’una dall’altra a Scottsdale, in Arizona. Il loro maggiore acquirente è il Pentagono, ma tramite il controllo del Dipartimento di Stato esportano anche per un certo numero di clienti stranieri, incluso il governo messicano.

Nel 2016 e nel 2017 sono comparsi dei video in cui soldati messicani a bordo di elicotteri Black Hawk utilizzavano minigun per bombardare i nascondigli e i convogli del Cartello del Golfo nei pressi della città di confine di Reynosa. Nel febbraio del 2017 soldati messicani hanno usato la minigun per uccidere un boss del cartello, Juan Francisco Patrón Sánchez, e 11 dei suoi sicari, bombardati da ciò che nel video notturno sembrava essere un attacco di raggi laser. Mai prima il governo aveva attaccato in un simile modo per via aerea i suoi stessi cittadini. Secondo una dichiarazione archiviata dal tribunale federale di Austin e come confermato dagli ufficiali del Dipartimento della Sicurezza Interna, il Cartello del Golfo ha risposto all’escalation cercando di ottenere delle minigun a sua volta. 

“Siamo noi quelli che dovrebbero costruire il muro”

Controlli da parte degli agenti del U.S. Patrol a Hidalgo, Texas, al confine con il Messico

Carlson era alto e robusto, con i capelli castano chiaro e gli occhi azzurri e parlava fluentemente spagnolo. Fox non sapeva molto di lui, se non che provenisse da Austin, girasse con una Toyota nera carica di pistole e denaro e che avesse sposato una donna messicana. Carlson aveva già acquistato una manciata di componenti per minigun, ma per finire di montare l’arma aveva bisogno dell’aiuto di un armaiolo come Fox, in grado di forgiare e fondere i pezzi nel suo garage partendo da un disegno. Fox dice di aver creduto a Carlson quando gli disse che voleva l’arma per cacciare i cinghiali nel suo ranch di famiglia nel Sud del Texas. Sapeva che Carlson non aveva la licenza per possedere una mitragliatrice e che consegnargliene una era un reato, ma accettò di fare il lavoro lo stesso. “Ty aveva un sacco di soldi e abbiamo iniziato a parlare di cifre”, spiega. 

L’anno successivo Fox ha costruito per Carlson 4 minigun. Ognuna di esse gli è costata 14mila dollari e avrebbe potuto venderla a 250mila. Fox non dice quanto ha guadagnato, ma secondo una fonte attendibile tra lui e Carlson sono transitati almeno 500mila dollari. “Ho ricevuto così tanti contanti che non sapevo nemmeno che farmene”, dice Fox.

Poi nel 2016, un pomeriggio di giugno, è arrivato Ty e ha detto “abbiamo un problema”. Qualche giorno prima le guardie di confine americane avevano fermato vicino a Reynosa un veicolo diretto verso il Messico e avevano trovato un piccolo arsenale di armi sul sedile posteriore. Il conducente era stato arrestato e le armi e le munizioni sequestrate insieme a dei componenti di una minigun costruita da Fox.

Secondo Fox, era la prima volta che sentiva parlare di armi portate di contrabbando in Messico. Definisce gli spacciatori come “maledetti figli di puttana” e dice che “mai e poi mai” avrebbe costruito le armi se avesse saputo che venivano trasportate attraverso il confine. La sua famiglia l’ha pagata cara a causa delle droghe. Quando chiedo ai Fox come sia possibile che Carlson si sia immischiato con persone così pericolose, entrambi mi guardano allo stesso modo. “Ma tu haimai  visto Ty?”, dice Diane. “Nessuno può fare tanto casino con lui”, aggiunge Fox.

Carlson un pomeriggio arrivò dai coniugi ubriaco, voleva che Fox tenesse la bocca chiusa riguardo al suo ruolo nel piano delle minigun e non esitò a minacciare l’anziano. “Ty mi ha fatto capire che con un paio di telefonate sarebbero arrivati due tizi con un aereo”, racconta Fox. “Dei killer professionisti”. Carlson aveva detto che il conducente della macchina aveva spifferato il nome di tutti come un idiota, e che per questo era stato trovato morto a Sud del Rio Grande.

Fox dice che non aveva paura. Sia lui che Diane erano stati dei poliziotti e in garage aveva una camera blindata piena di armi semiautomatiche. Ha tagliato ogni contatto con Carlson e dice che da quella volta non gli ha mai più parlato. “È un imbroglione”, sostiene Fox. Lui e Diane non hanno permesso ai figli di uscire di casa per un po’ e hanno controllato le macchine sospette. A quei tempi, speravano ancora che tutto svanisse.

Sebbene riceva molta meno attenzione rispetto al traffico di droga o all’immigrazione clandestina, il trasporto di armi in Messico è un grande business, un mercato nero dal valore di centinaia di migliaia di dollari. Secondo le stime più precise, i trafficanti portano in Messico tra le 700 e le 800 armi ogni giorno, circa un quarto di milione di armi all’anno. “È un’industria in forte espansione” dice Jack Riley, un ex agente della DEA (l’Agenzia Federale Antidroga, ndr) che per 20 anni ha seguito il boss del cartello Joaquín ‘El Chapo’ Gúzman. “Per i cartelli fare passare armi e munizioni attraverso il confine è tanto importante quanto ricevere denaro per l’erba che vendono. È un tema di cui nessuno hai mai parlato in maniera sincera, e che la gente non conosce”.

La cosa più scioccante riguardo questo mercato nero è che pochissimi trafficanti vengono arrestati. La maggior parte di loro è di cittadinanza americana e negli Stati Uniti non c’è una legge federale esauriente contro il traffico di armi da fuoco, il che rende le indagini difficili e le pene relativamente leggere, soprattutto se si confrontano con quelle del commercio di droga. La legislatura ha più volte introdotto al Congresso progetti di legge anti-traffico, ma sono stati silurati dalla lobby dell’industria delle armi. In generale la National Rifle Association ha trascorso decenni a incentivare un contesto giuridico nel quale i possessori di armi sono praticamente intoccabili, mettendo a disposizione cifre altissime per le campagne dei politici repubblicani e di qualche democratico a sfavore di ogni restrizione alle armi. Di conseguenza negli Stati Uniti ci sono più armi che persone. Nel 2017 quasi 40mila americani sono morti per una ferita da arma da fuoco, il più alto numero mai registrato negli ultimi 50 anni. In media, ogni giorno in America avviene una sparatoria di massa.

Ciò che è ancora meno noto, è che le leggi americane sono state una catastrofe per il Messico. Il Paese fino a poco tempo fa aveva uno degli indici più bassi del mondo circa il possesso di armi. In questo stato vengono prodotte pochissime armi da fuoco e in genere non è permesso ai cittadini di possederle. Ma dal 2004, quando l’amministrazione di G. W. Bush ha permesso che scadesse il divieto federale sui fucili d’assalto, una marea di armi militari dal Texas, dal New Messico e dall’Arizona ha equipaggiato la classe criminale messicana, fornendole un numero di armi equivalente o superiore a quello dell’esercito e della polizia. L’indice di possesso di armi da fuoco in Messico è cresciuto di 10 volte negli ultimi 15 anni, insieme all’impennata degli omicidi. Il 2018 è stato l’anno in cui sono avvenute più morti nella storia del Paese: 33 mila uccisioni, la maggior parte delle quali compiute dalle forze di sicurezza del governo dotate di armi prodotte negli Stati Uniti o dai cartelli armati dai trafficanti americani. “Per la prima volta nell’ultimo secolo l’aspettativa di vita si sta abbassando”, afferma David Pérez Esparza, il nuovo ministro dell’informazione messicano. “Siamo noi quelli che dovrebbero costruire il muro”.

Pérez afferma che nel 2004 il Messico ha avuto il numero più basso di omicidi della sua storia. A quel tempo i cartelli erano organizzazioni clandestine di contrabbando simili alla mafia italiana, che si accontentavano di corrompere gli ufficiali e fare fuori i loro rivali lasciando in pace la gente innocente. Ma all’aumento della disponibilità di armi militari è corrisposta la crescita di un cartello paramilitare diretto dai Los Zetas, un gruppo di veterani delle forze speciali, che hanno fatto uso della loro formazione per prendere il controllo di ogni sorta di crimine nel Nord-Est del Messico. “Per fare ciò che fanno queste organizzazioni criminali sono necessarie armi letali ad alta potenza”, sostiene Pérez.

Il numero di omicidi commessi con un’arma da fuoco è prima duplicato, per poi quadruplicare nel 2012 dal momento che le forze militari non sono state più in grado di respingere le milizie criminali ribelli come Los Zetas. Il ciclo sanguinario di scontri a fuoco per strada e di esecuzioni ha causato un numero sconvolgente di morti tra le persone innocenti e ha riempito la campagna di fosse comuni. Il bilancio complessivo è di 200mila morti, che hanno reso le guerre tra i cartelli il secondo conflitto più letale del ventunesimo secolo e uno dei periodi più traumatici della storia del Messico. Pérez, che ha studiato il traffico illegale di armi all’University College London, non nega che altri fattori quali la fallita guerra alle droghe e la ben nota corruzione della polizia messicana abbiano contribuito alla crisi. Tuttavia afferma che ”sarebbe impossibile immaginarsi questo scenario senza la presenza di armi americane”.

Pérez raccoglie nel suo ufficio dati dettagliati sulle confische avvenute in ogni città e Stato del Messico. “La cosa più sorprendente non sono i numeri, ma il fatto che quando chiedi ai trafficanti perché non usino i porti o il confine con il Guatemala, la loro risposta è semplicemente ‘perché non sono uno stupido’. Perché dovrei comprare una pistola cinese che è più costosa, ma di qualità inferiore rispetto a quelle americane? O perché dovrei comprare una pistola vecchia di 40 anni dall’America Centrale, quando posso andare da Walmart o a una mostra d’armi e comprare quante pistole voglio, per di più le migliori e nuove, senza che nessuno mi chieda niente?”.

“Negli Stati Uniti non c’è un’industria protetta come quella delle armi”

Controlli antidroga alla frontiera tra il Messico e la California a San Ysidro

Le 250mila armi introdotte illegalmente in Messico ogni anno sono solo una parte di quelle vendute in America, ma il mercato nero ha un’incidenza eccezionale sul confine meridionale, dove sono concentrati i negozi del settore. Uno studio del 2013 dell’università di San Diego ha rilevato che quasi la metà di tutti i negozi di armi degli Stati Uniti andrebbe in fallimento se non fosse per l’incremento delle vendite in Messico (con i suoi massacri). L’autore principale dello studio, Topher McDougal, dice che “funziona un po’ come la forza gravitazionale”.

I trafficanti di solito affidano l’acquisto di armi da fuoco a acquirenti fittizi, che vengono pagati all’incirca 100 dollari per andare in un negozio di armi e comprarne una a loro nome. “I trafficanti di armi sono organizzati molto bene”, dice Michael Bouchard, ex agente al Bureau of Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (ATF), di cui ora è presidente. “Hanno delle persone specifiche che gestiscono ciascuna attività. Si affidano a chiunque trovino che sia disposto a comprare armi per loro. Ne comprano tre alla volta e le tengono a casa per un po’, per vedere se arriva qualcuno a controllare. Se vengono presi a venderle a qualcuno possono dire ‘ho bisogno di un po’ di contanti, non mi serve la licenza. Sto vendendo una parte della mia collezione’. Anche se vengono fermati in viaggio verso il Messico, possono dichiarare che non avevano intenzione di espatriare. È un gioco al gatto e il topo, ed è più di quello che può gestire qualsiasi istituzione”.

I trafficanti commerciano anche attrezzatura militari come quella venduta nei negozi sportivi nel Sud-Ovest del Paese. “Mirini, caricatori, divise mimetiche, ginocchiere e gomitiere”, dice Jerry Robinet, l’ex agente speciale responsabile della regione di confine del Texas per il dipartimento di Homeland Security’s Investigative Arm (HSI). “Tutto ciò di cui si ha bisogno per armare i cartelli paramilitari”. Rivela che non c’è fine ai metodi utilizzati dai trafficanti per nascondere la merce illegale: “Autocarri con un involucro interno e uno esterno, doppi parafanghi, un pianale con un doppiofondo contenente 15 o 20 armi. Le nascondono nelle coppe dell’olio, nei collettori, nelle cisterne e nell’acqua di sentina. E nessuno vuole guardare lì dentro, perché fa davvero schifo”.

Il Messico ha la responsabilità principale nell’impedire che le armi entrino nel proprio territorio, ma in molti porti di sbarco i veicoli proveniente dagli Stati Uniti vengono fatti passare senza nemmeno rallentare allo stop, a causa del volume di traffico sotto l’Accordo Nordamericano per il Libero Scambio (il NAFTA, ndr). Il personale necessario per setacciare le centinaia di migliaia di macchine, autocarri, bus e treni in transito non esiste, soprattutto nel Nord del Messico, dove la violenza senza precedenti ha ridotto le risorse umane a disposizione della forza statale. In realtà ogni anno le forze armate messicane sequestrano decide di migliaia di armi americane, ma solo dopo gli scontri e i raid, quando il danno è già stato fatto.

Le guardie sul confine americano provano per davvero a non fare entrare le armi in Messico, ma la US Customs and Border Protection (la Dogana e Polizia di Frontiera degli Stati Uniti, abbreviato spesso in CBP, ndr) è interessata soprattutto a fermare le droghe che vanno verso Nord e a sequestrare il denaro proveniente dal narcotraffico che l’agenzia riesce a trattenere. Ogni anno la CBP rilascia un relazione in cui documenta il lavoro fatto sui sequestri di droghe e valuta, ma in cui sono del tutto assenti le statistiche sulle armi da fuoco. “È incredibile come la lobby delle armi sia riuscita a ottenere restrizioni strutturali dell’informazione pressoché a ogni livello del governo”, dice Kris Brown, co-presidente della Brady Campaign (organizzazione americana contro la proliferazioni di armi da fuoco, ndr). “Negli Stati Uniti di fatto non vi è nessun’altra industria protetta nello stesso modo”.

Alcune agenzie, come i Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (i Centers for Disease Control and Prevention, abbreviati in CDC, ndr) non hanno nemmeno il permesso di studiare gli effetti sociali e sulla salute dovuti delle armi, a causa della lobby del settore. Quando sono finalmente riuscito a indagare sui numeri riguardanti i sequestri al confine tramite una richiesta basata sul Freedom of Information Act, ho capito perché la Costums and Border Protection non ha niente di cui vantarsi. Le guardie sul confine americano hanno sequestrato solo 102 delle stimate 250 mila armi illegali che sono passate dai loro posti di blocco nel 2018. Il numero più alto di confische è stato 242mila nel 2017. L’anno precedente erano state 86mila. Nel 2015 appena 50mila. Pérez si mette a ridere quando gli leggo i numeri: “Questo è quanto può confiscare l’esercito messicano in un giorno”.

“Non ho mai visto niente di simile alle minigun: è un’arma di distruzione di massa

Esercito mobilitato contro i cartelli nella città messicana di Juarez

Alle 21 e 40 del 3 giugno 2016 presso il ponte Anzalduas International a Sud di Mission, in Texas, gli agenti della US Costums and Border Protection hanno scortato un pick-up nero Gmc Canyon in un’area di controllo supplementare, illuminata da potenti luci alogene. Il conducente, un ventunenne con doppia cittadinanza, deve aver capito subito di essere in arresto. Nel sedile posteriore c’erano 4 pistole semiautomatiche mal nascoste, 15 kalashnikov AK47, 4mila proiettili da 7.62 e 32 caricatori. Su tutte le armi era stato cancellato il numero di serie. Le guardie di confine hanno anche trovato una batteria di tipo militare, con un cavo elettrico ad alta prestazione. Era l’alimentatore per una delle minigun che aveva costruito Fox.

“All’inizio abbiamo cercato di capire che cosa fosse”, racconta Duane Cottrell, l’ispettore capo della squadra di agenti federali della HSI che lavoravano al caso. Pensavano che il lavoro fosse fatto da un importante cellula di trafficanti d’armi e ritenevano che le parti della minigun fossero parecchio preoccupanti. “Non ho mai visto niente di simile alle minigun al confine. È un’arma di distruzione di massa”, dice Mike Weddell, che ha diretto le indagini per l’ATF.

Solis, il ragazzo fermato, era solo uno studente che era stato pagato 600 dollari per guidare il camion attraverso il ponte, e che sapeva ben poco delle persone che lo avevano assunto. Ma un informatore aveva indicato agli investigatori una casa a McAllen, dove un deposito segreto era stato rifornito prima della partenza. Di fronte vi era parcheggiato un veicolo di proprietà di un veterano di 35 anni dell’esercito americano, José Quintero, descritto come un grosso e alto pelon (termine spagnolo per uomo calvo, ndr), che era stato identificato dall’informatore come un pezzo grosso dei trafficanti.

Secondo Cottrell, Quintero era il boss di un gruppo di trafficanti di armi con base a McAllen, la cui opera arrivava a Nord fino a Dallas. “Quintero era il coordinatore principale, il capo dell’organizzazione di traffico”, spiega Cottrell. “Riceveva ordini di acquisto dai suoi uomini in Messico, che erano impiegati o membri del Cartello del Golfo. Dopo di che gestiva l’acquisto delle armi tramite degli acquirenti fittizi. Infine coordinava il contrabbando per il Messico”. Cottrell racconta che Quintero sotto interrogatorio ha ammesso di avere venduto 3 minigun a 3 differenti capi del cartello.

Anche se oggi è polverizzato e litigioso, il Cartello del Golfo è l’originale criminalità organizzata del Messico, le cui radici vanno indietro fino all’epoca del proibizionismo. La ‘società’, così è conosciuta localmente, si occupa di ogni tipo di attività illegale, ma trae principalmente profitto dal traffico di droga, dai furti di petrolio e gas e dal traffico di esseri umani. È un’impresa capitalista criminale con entrate da centinaia di milioni di dollari, equipaggiata con veicoli blindati, bunker sotterranei, una rete privata di torri telefoniche e un piccolo esercito di guardie e spie, insieme a plotoni di assassini.

Il quartiere generale del Cartello del Golfo è Matamoros, situata alla foce del Rio Grande, nello stato di Tamaulipas, un’umida e verdeggiante regione costiera a Sud del Texas. Al confine con Brownsville ogni veicolo messicano con un carico merce deve pagare una tassa o piso. “Quando ho iniziato il lavoro non sapevo del piso”, mi dice un petroliere. “La ‘società’ ha derubato quattro dei miei autisti e 500mila dollari di merce. Hanno portato nel mio ufficio uno dei ragazzi con un cappuccio in testa e le mani legate e hanno minacciato di sparargli. Ho pagato 15mila dollari per ogni impiegato, 60mila in totale, e li hanno lasciati andare”.

Il Cartello del Golfo è in guerra con il violento gruppo dei Los Zetas da quando le due organizzazioni si sono separate, quasi 10 anni fa. Recentemente sia il Cartello sia ciò che è rimasto degli Zetas si sono divisi internamente, lottando con ferocia per il controllo di Reynosa, che è diventata una delle città più sanguinarie del mondo. Inoltre tutte le bande criminali sono in guerra contro il corpo dei marines messicani, che sono stanziati a Taumalipas da quasi un decennio. Non sorprende che in questo Stato ci sia probabilmente il più grande mercato di consumo di armi illegali di tutto il Messico. Le persone lo chiamano ‘Ta-Ta-Taumalipas”, imitando il suono dei fucili d’assalto. Tutto ciò è reso possibile dal rifornimento costante dal Texas di armi e munizioni militari.

“Il controllo delle armi è un argomento tossico, ha a che fare con la politica”

Un omicidio per le strade di Juarez

Secondo gli agenti che stavano investigando su di lui, Quintero rispecchiava il profilo di un trafficante di armi collegato al Cartello. Era nato e cresciuto a Reynosa ed era diventato cittadino americano dopo aver servito 10 anni nell’esercito. Cottrell e Weddell spiegano che avevano iniziato a sospettare di lui perché è risaputo ormai che le organizzazioni messicane di traffico di stupefacenti reclutano attivamente uomini delle forze armate americane e che negli ultimi anni sono stati arrestati per il traffico di armi diversi ex soldati, tra cui due guardie nazionali della California, sorprese a rubare in un’armeria, e un ufficiale di reclutamento che a San Antonio ha lasciato passare dozzine di fucili d’assalto per il Cartello del Golfo.

Erano passati 3 mesi dall’arresto di Solis e i federali stavano ancora controllando Quintero, quando l’ATF ha avuto una soffiata: un messicano conosciuto come Saul stava per comprare un fucile di precisione dallo zio di Quintero, Alfredo Arguelles, di 51 anni. All’insaputa di Saul e Arguelles, il loro intermediario era un informatore. L’ATF ha organizzato un’operazione sotto copertura per la mattina del 7 settembre. Un gruppo di agenti federali posto a distanza ha visto Arguelles andare con la sua Ford Expedition bianca in un parcheggio all’angolo di Daffodil and Ware a McAllen, dove lo stava aspettando l’informatore. Si sono scambiati un grande pacco nero. Dentro c’era un fucile di precisione Barrett, un’arma estremamente potente, che spara un proiettile calibro 50 delle dimensioni di una carota. “Mi sono assicurato personalmente che fosse pulito. Mi sono messo i guanti e l’ho strofinato con dell’olio”, dice Arguelles.

Ideata negli anni Ottanta da un uomo d’affari del Tennessee chiamato Ronnie Barrett e fabbricata esclusivamente dalla sua società, la Barrett Fireamrs Manufacturing, la calibro 50 è una delle armi più popolari tra i combattenti del cartello messicano, preceduta solo dal ere-quince, o AR15, e dal cuerno de chivo, o AK47. Nell’esercito americano la potenza eccezionale della Barrett è ormai leggendaria. Può sparare attraverso un muro di cemento come se fosse fatto di cartongesso e ha un raggio di oltre un miglio. Incredibilmente, quest’arma non è sottoposta a restrizioni per il possesso civile negli Stati Uniti. Si può acquistare in contanti senza alcun tipo di documentazione e senza infrangere alcuna legge. Se ne possono avere quante se ne vogliono.

Arguelles, però, era un cittadino messicano con il visto scaduto, e gli stranieri, come i pregiudicati, non possono possedere armi da fuoco negli Stati Uniti. Arguelles è stato arrestato e gli agenti dell’ATF sono stati in grado di tracciare la Barrett fino a un negozio di armi locali, dove Quintero l’aveva comprata a suo nome. Ciò era sufficiente per arrestare anche lui. È stato portato via in manette l’ultima volta che ha provato a passare il confine. È stato dichiarato colpevole di “aver consegnato illegalmente un’arma da fuoco a uno straniero con un visto con permesso temporaneo”.

Quando ho parlato telefonicamente con Quintero nel carcere federale a Beaumount, dove sta scontando una pena di quasi sei anni, ha negato di essere il capo dei trafficanti descritto da Cottrell. “Non sapevo nemmeno che ci fosse un’organizzazione. E adesso pensano che io sia il capo? Non sapevo di avere dei sottoposti e altre cazzate”, ha detto Quintero. Non ha aggiunto niente di preciso riguardo il suo caso perché la chiamata veniva registrata, ma mi ha raccontato di avere fatto spedizioni in Iraq e Afghanistan come capo equipaggio di un Black Hawk. Questa è esattamente la specializzazione professionale militare che gli avrebbe dato la massima preparazione sulla minigun M-134. Ma lui insinua che la polizia stia complottando contro di lui. “Il governo federale è corrotto di brutto. Quei figli di puttana sono sporchi”, ha detto, prima di riattaccare.

Weddell dice che i casi come questo sono più complicati e fanno perdere più tempo di quanto dovrebbero alle forze dell’ordine. Aggiunge: “Più di qualsiasi altra cosa, servirebbe una legge sul traffico di armi. Restringerebbe il campo a ciò che stiamo davvero cercando e non ci sarebbero più casi sospesi per questioni burocratici”. Per questo né Solis né Arguelles e nemmeno Quintero sono stati dichiarati colpevoli per contrabbando, sebbene quella fosse l’attività che ha suscitato l’interesse della polizia.

Solis è stato condannato a due anni di carcere per non avere avuto la licenza di esportazione rilasciata dal Dipartimento di Stato (al contrario di ciò che Carlson aveva detto a Fox, non era stato ucciso in Messico). Arguelles si è dichiarato colpevole per un reato riguardo l’immigrazione, in quanto “straniero in possesso di armi da fuoco” ed è stato condannato a 26 mesi di prigione. Il meglio che ha saputo fare l’accusa è stato fare firmare a Quintero una dichiarazione di conoscenza e consenso, in cui ha ammesso di sapere che le armi sarebbero state portate in Messico dagli Stati Uniti.

“Le attuali leggi contro il traffico di armi sono completamente inutili”, dichiara la deputata Carolyn Maloney dallo Stato di New York, che di recente ha introdotto un disegno di legge contro il traffico di armi alla Camera dei Rappresentanti. La legge proposta aumenterebbe la pena per gli acquisti fittizi e renderebbe illegale comprare un’arma da fuoco, se c’è l’intenzione di consegnarla a una persona a cui è proibito possederla.

La parola chiave è “intenzione”. Secondo la legge attuale, non esiste una normativa per la quale la polizia può intervenire e ottenere un mandato per persone che stanno solo accumulando armi e munizioni, anche se c’è l’evidenza che abbiano intenzione di portarle illegalmente in Messico. Bouchard spiega: “Metti che un informatore ti dica che delle persone stanno andando su Mikes Gun Shop (il negozio online di armi più famoso del Paese, ndr) e comprino 10 AR15 in una volta sola, e poi ne saltino fuori un bel po’ in Messico. Puoi seguire queste persone fino alle loro case e guardarle scaricare 10 fucili nei loro garage, ma poi? Vai e bussi alla porta? Se non hai un mandato, ti dicono di andartene. Se vuoi sederti e aspettare per vedere che cosa fanno, dovrai stare lì 24 ore al giorno. Se li vedi andare verso il confine, puoi chiamare la Customs and Border Protection che li ferma sulla base di un legittimo sospetto. Ma fino a che non accade tutto ciò, non puoi fare nulla”.

Il disegno di legge di Maloney è uno dei progetti sul controllo delle armi presente ora nel programma legislativo, grazie alla nuova maggioranza democratica alla Camera. Molti dei provvedimenti riguardano la limitazione delle sparatorie di massa negli Stati Uniti, ma alcune norme vogliono reprimere il contrabbando verso il Messico. La deputata della California Norma Torres, per esempio, ha promosso un disegno di legge secondo cui gli acquisti multipli di fucili d’assalto verrebbero riportati automaticamente all’ATF.

Queste proposte, sebbene siano molto popolari, verranno quasi sicuramente bocciate dal Senato, controllato dai repubblicani. Anche se dovessero passare, questi disegni sarebbero probabilmente messi al veto dal presidente Trump, che nel 2016 ha ottenuto 30 milioni di dollari dalla National Rifle Association. Tra i molti favori che egli ha fatto all’industria delle armi, si è rifiutato di nominare il direttore dell’ATF, lasciando la società nel limbo, una condizione che sotto i presidenti repubblicani è quasi la norma.

“L’ATF è il figlio illegittimo della polizia federale”, dice Robinette, ex agente dell’HSI. “Sono a corto di personale. Non hanno risorse. Hanno le ali tarpate. Il controllo delle armi è un argomento tossico, ha a che fare con la politica, con le lobby. Ma noi non siamo a favore o contro le armi. Noi ci occupiamo del loro traffico illegale”. L’agente indica uno dei limiti con cui sono costretti a convivere nel Firearm Owner’s Protection Act del 1986 (provvedimento sottoscritto anche dalla National Rifle Association che chiarisce i limiti al possesso di armi nel Paese, ndr), che proibisce all’ATF di tenere un database elettronico riguardo le vendite delle armi, che rende il loro processo di localizzazione estremamente faticoso.

Bouchard continua: “Immagina che le forze dell’ordine vogliano tracciare una Smith and Wesson che è finita in una scena del crimine in Messico. Inviano la marca, il modello e il numero di serie al National Tracing Center dell’ATF. Riceve tutto un addetto, che deve chiamare la Smith And Wesson, trovare qualcuno e dare loro i dati. ‘A chi l’avete venduta?’ ‘Al distributore tal dei tali’. L’ATF deve ora chiamare il distributore e trovare qualcuno in linea. ‘A chi l’avete venduta?’ ‘Al Mikes Gun Shop in Texas’. Così devi chiamare Mike e chiedergli di cercare tra tutti i suoi documenti, e per questo potrebbero volerci dei giorni o una settimana”.

“Quando sono arrivati alla porta, è stata la fine”

A Juarez gli omicidi proseguono da anni a ritmo quotidiano

Nel caso di Quintero, però, gli agenti avevano qualcosa di più su cui proseguire: i pezzi della minigun. Weddell ha detto che la priorità massima della squadra era capire da dove arrivasse un’arma così potente, e se altre minigun fossero pronte per il confine. Sono riusciti a rintracciare la batteria alle Garwood Indutries in Arizona, una delle due uniche fabbriche di minigun degli Stati Uniti. Ma prima che riuscissero a identificare Carlson o Fox, è arrivata una svolta nel caso da parte di quello che forse è il più ignoto organismo delle forze dell’ordine, la US Postal Inspection Service. Come si è scoperto, in America le armi sono molto meno regolate dei vaglia.

Nel 2015, Carlson aveva già comprato un girante, delle canne e un cavo di alimentazione, quando chiese per la prima volta a Fox di costruire una minigun. “Gli mancava il fusto. È quella la parte che viene registrata”, dice Fox, “il componente principale su cui viene inciso il numero di serie”. Senza quello l’arma non funziona, e Fox non poteva costruirne uno da solo. Qui entra in scena Tracy Garwood, 63 anni, baffuto e ingrigito, amministratore delegato delle Garwood Industries, che vende minigun all’esercito americano e alle forze NATO in tutto il mondo.

Fox ha trovato il numero di Garwood online e dopo una sola chiamata hanno deciso di incontrarsi nella sede centrale delle Garwood Industries in un complesso indistinto di uffici alla periferia di Phoenix. Tra i due uomini non vi era una grande differenza di età, avevano molto in comune. Entrambi amavano le armi e odiavano il governo Obama, Garwood aveva problemi di soldi. Aveva messo a punto una minigun perfezionata progettata con un fusto di titanio leggero, ma le armi non funzionavano, costandogli una fortuna con il governo americano. “Era quasi al verde, non riusciva a pagare il mutuo”, racconta Fox.

Quando Fox è tornato in Texas ha portato con sé due fusti senza numero di serie e senza piani dettagliati. In cambio aveva dato a Garwood 50mila dollari in una scatola di munizioni. “Non ha fatto nessuna domanda a riguardo”, dice Fox. Per coprire le sue tracce Garwood ha mandato un documento falso all’ATF, dichiarando che i componenti erano stati distrutti.

Nei mesi seguenti, Fox ha fatto diversi viaggi in Arizona e con il materiale di Garwood ha costruito 4 minigun per Carlson, che ha coperto tutte le spese necessarie per acquistare i pezzi. Una volta completata, Fox e Carlson testavano l’arma. Se funzionava, Carlson dava a Fox un bonus di 25mila dollari e ne prendeva possesso. Un giorno, mentre caricava una minigun finita nel sedile posteriore del suo autocarro, Carlson gli aveva detto che lo aspettava un lungo viaggio, ma Fox continua a sostenere di non sapere che le minigun erano destinate al Messico. Nel gennaio del 2016 Carlson ha inviato a Fox altri 50mila dollari in una busta della FedEx. Aveva scritto: “Non spenderli tutti nello stesso posto”. Per Fox capire cosa fare di tutti quei contanti era diventato un problema.

Pochi mesi dopo l’insediamento di Trump il Dipartimento di Giustizia ha messo fine a un’iniziativa dell’era Obama chiamata Operation Chock Point, un programma contro il riciclaggio di denaro che dissuadeva le banche dall’accettare grandi somme di denaro in contanti provenienti da istituti di credito, agenzie di escort, commercianti di monete e altre attività losche. Avere aggiunto alla lista i trafficanti d’armi era una scocciatura per la lobby delle armi e la stampa di destra, che nel 2017 ha festeggiato la scomparsa del programma, non prima di smascherare Fox e farlo infine arrestare.

“Il regime di Obama, nella sua infinita saggezza, ha fatto approvare una legge per impedire che chi apparteneva al mondo delle armi e delle munizioni espandesse i propri orizzonti”, dice Fox. La moglie spiega: “Se vai in banca per aprire un conto e dici ‘porterò denaro contante ogni giorno’ e se dici loro che sei nel business delle armi, ora non te lo fanno fare”. Allontanato dalle banche della zona di Austin, Fox doveva trovare un altro modo per nascondere le montagne di soldi che si stavano accumulando in casa sua.

Alla fine del 2016 Tim McElligott, un agente di Austin dell’HSI specializzato in indagini finanziarie, ha ricevuto la chiamata di un collega del US Postal Inspection Service riguardo Fox. McElligott mi spiega: “Fox andava in diversi uffici postali, a volte 4 o 5 nello stesso giorno, e comprava dei vaglia”.

“Stava riciclando centinaia di migliaia di dollari”, racconta l’ispettore postale che per primo ha notato le transizioni e che ha chiesto di rimanere anonimo perché non era autorizzato a rilasciare dichiarazioni. “In pratica convertiva il denaro in vaglia, li transitava su conti di investimento e li rintracciava con documenti falsi, per fare sembrare che quei fondi fossero legati a delle fatture. Sapevo che il signor Fox era un ex agente delle forze dell’ordine e con una licenza per il possesso di armi da fuoco. Iniziavo a mettere insieme i pezzi del puzzle. Pensavo che probabilmente era impegnato in un traffico illegale di armi. Succede spesso”.

Secondo l’accusa Fox con i vaglia ha accumulato 272mila dollari. Ciascun vaglia valeva meno di 3mila dollari, il che implicava che Fox fosse colpevole di un crimine federale chiamato structuring, ovvero dividere un grande acquisto in una serie di acquisti più piccoli in modo da non mostrare alcun documento di identificazione, mantenendo intenzionalmente i fondi anonimi. L’ufficio della Procurale federale degli Stati Uniti a Austin ha acconsentito a procedere con le indagini. Hanno trovato molti bonifici bancari intestati a Garwood, che era già stato segnalato per il traffico di minigun, visto che c’erano dei segni distintivi della sua società sulla batteria sequestrata sul ponte Anzalduas. Alcune telefonate e messaggi hanno collegato Fox a Carlson, che era già stato segnalato in un database dell’ATF dopo che un AK47 comprato a suo nome era stato trovato in una scena del crimine in Messico. McElligott racconta che a quel punto si sono detti: ”Ok, il nostro sospetto era fondato”.

L’8 febbraio del 2017 gli agenti federali si sono presentati con un mandato di perquisizione nella casa di Fox. Se fosse stato un caso sulla droga, un plotone di agenti di polizia con i giubbotti antiproiettile avrebbe buttato giù la porta e lanciato una granata stordente nel salotto. Ma si trattava di un caso di armi, e così dei poliziotti in borghese hanno bussato educatamente alla porta. Diane racconta che “sono entrati molto tranquillamente. Si sono seduti al tavolo in sala da pranzo e hanno detto ‘questa è la questione, possiamo dare un’occhiata in giro?’. Mio marito ha risposto ‘certo’”.

Gli agenti hanno trovato in garage una minigun completamente assemblata senza numero di serie, insieme a dei piani dettagliati e un sacco di componenti di armi. Sebbene Carlson avesse detto a Fox di nascondersi dopo il sequestro di Anzalduas, lui e Garwood avevano iniziato un’impresa comune da soli. L’idea era di costruire altre 10 minigun tramite l’accesso ai componenti di Garwood e il denaro che Fox aveva preso da Carlson. Non è chiaro a chi avessero intenzione di vendere le armi, ma per incentivare gli affari sono andati allo SHOT Show del 2016, uno spettacolo annuale dell’industria delle armi a Las Vegas. “Ci siamo fatti qualche contatto in più”, racconta Fox. “Persino l’Arabia Saudita stava mandando un tizio per parlare di 600 minigun per l’esercito. Ho preso tutti i miei soldi della pensione, 85mila dollari e ne ho dati a Tracy 100mila, oltretutto. Andavamo alla grande”.

Fox ha raccontato gran parte di ciò agli agenti che hanno perquisito la casa. In sostanza ha ammesso tutto quello che aveva fatto e tutto ciò che sapeva riguardo Carlson e Garwood. “Non ho dormito per due anni”, racconta, “è stato un inferno provare a tenere tutto insieme. Ma quando sono arrivati alla porta, è stata la fine”. Gli agenti hanno confiscato le minigun, ma se ne sono andati senza arrestare Fox.

“Dove sono quelle armi oggi? Potrebbero essere ovunque”

Familiari di una vittima sulla scena del crimine a Juarez, in Messico

Passati più di sei mesi, tutti e tre i sospettati rimanevano liberi. Quando ha saputo di essere sotto indagine, Carlson è fuggito in Messico, ma gli agenti dell’ATF avevano contattato le autorità di immigrazione messicane ed è stato deportato negli Stati Uniti a causa del visto scaduto. Si è poi dichiarato colpevole di possedere un’arma da fuoco senza licenza e di associazione a delinquere per esportare armi da fuoco senza il permesso del Dipartimento di Stato, la stessa misura provvisoria utilizzata per fermare Solis. Nel novembre del 2018 è stato condannato a quasi 6 anni di carcere.

Cottrell ha descritto Carlson come il pezzo grosso di Quintero, che ha dato vita a una rete di acquirenti fittizi in tutto il Texas, anche se non è chiaro come un ragazzo di Austin sia entrato in affari con un’organizzazione tanto segreta e pericolosa come quella del Cartello del Golfo. L’ispettore postale, che ha ottenuto le registrazioni del telefono di Carlson con un mandato di comparizione, racconta che “c’erano tracce digitali che dimostravano che aveva cercato questa attività. Ha cercato il traffico d’armi. Non è stato avvicinato da nessuna persona misteriosa”.

Quando Carlson mi scrive dal carcere federale a Bastrop, non vuole parlare del suo caso, ma mi offre alcune riflessioni sul conflitto in Messico. La sua calligrafia è molto ordinata e la grammatica e il testo sono sorprendentemente formali. “Ho trascorso del tempo a Reynosa, Quecholac, Tepeaca e Acatzingo”, scrive riferendosi a una delle città più pericolose del Messico e a una serie di piccole città insulari di banditi nello Stato di Puebla. “Sono stato molte volte a San Martín Texmelucan e sono passato per Veracruz e Guanajauto. Credo personalmente che ci sia un abuso del termine cartello. Le organizzazioni criminali messicane non hanno il monopolio di tutto, per questo nascono l’attuale disordine e la violenza”. Aggiunge che la parola cartello si potrebbe usare in modo più appropriato per il governo degli Stati Uniti a causa della sua monopolizzazione del ‘petrodollaro’ e che gli spargimenti di sangue che stanno affliggendo il Messico derivano dalla cosiddetta guerra alle droghe. Su questo ha ragione.

Ad oggi non ci sono stati report dei media o delle forze dell’ordine riguardo il Cartello del Golfo o qualsiasi altra organizzazione criminale facente uso delle minigun di Fox, ma a marzo 2019 la Commissione Nazionale per i Diritti Umani del Messico ha pubblicato i risultati di un’indagine riguardo una sparatoria avvenuta l’anno scorso in un’autostrada a due ore a Nord di Reynosa, sul confine con il Texas. I militari messicani stavano subendo dei colpi violenti da un clan scissionista dei Los Zetas e del Cartello del Golfo e hanno richiesto il rinforzo degli elicotteri. Un Black Hawk, armato con una minigun Dillon Aero, è decollato da una base militare di Reynosa. Una volta arrivato, il mitragliere ha aperto il fuoco su un pick-up che stava sorpassando i soldati. A bordo vi era una famiglia innocente: tre persone sono rimaste uccise dalla scarica dei proiettili. Nelle foto scattate sul posto, i genitori giacciono sui sedili anteriori ricoperti di sangue e vetri. La donna sta ancora tenendo la figlia di 4 anni, la cui testa è stata trafitta da un colpo di minigun. Nel sedile posteriore giace una bambina di sei anni con il viso sul pianale e la camicia rosa e i sandali bianchi macchiati di sangue. Sembra che avesse provato a nascondersi.

Secondo Fox, la conclusione di tutto è stata deludente. “Non sono mai stato arrestato sul serio. Mi hanno solo chiesto di presentarmi un giorno per prendermi le impronte digitali. È allora che ho capito che ero nella merda”, dice. Nel luglio del 2018 si è dichiarato colpevole di truffa ai danni degli Stati Uniti a causa dello structuring dei vaglia. Non è stato condannato per nessuna accusa riguardo le armi, ma le vicende legate ai piani delle minigun sono pesate gravemente contro di lui in tribunale. Sperava di ottenere la libertà vigilata, ma i giudici gli hanno detto che non meritava alcuna indulgenza, perché era stato un poliziotto e avrebbe dovuto sapere a cosa andava incontro. Anche se gli piace lamentarsi di Obama, Fox non dà la colpa per il suo destino ai liberali o al controllo delle armi. Dichiara: “L’ho fatto. L’ho detto a tutti. Era illegale. L’ho capito”. Nel gennaio del 2019 è stato condannato a tre anni nel carcere di minima sicurezza di Beaumont, ma non ha ancora iniziato a scontare la pena a causa di complicazioni dovute da una recente operazione al piede. 

Ad aprile 2018 è stato permesso a Garwood di consegnarsi allo sceriffo di Austin ed è stato rilasciato su cauzione. È stata l’unica persona coinvolta nel caso ad essersi rifiutata di venire intervistata, si è dichiarato colpevole dell’unica accusa di associazione a delinquere per il traffico illegale di armi da fuoco. Se l’è cavata con la libertà vigilata e una multa da 50mila dollari.

Incredibilmente sia Fox sia Garwood hanno mantenuto le loro licenze federali per le armi da fuoco. Entrambi sono ancora registrati nell’ufficio della Procura generale degli Stati Uniti come venditori d’armi in regola. Questo potrebbe essere dovuto da un appiglio nascosto nelle leggi in vigore, ovviamente opera della lobby delle armi. In virtù dello United States Code (la raccolta e codifica delle leggi federali degli Stati Uniti, ndr), anche se un venditore di armi è accusato di un crimine, per l’ATF è molto complicato revocargli la licenza. Allo stesso tempo la legge concede all’ATF un anno di tempo dall’atto di accusa per dare il via alle procedure di decadenza. Per cui non c’è modo di revocare una licenza se i procedimenti del tribunale durano meno di un anno, come spesso avviene.

“Noi non volevamo tenerle”, dice la moglie di Mike Fox, riferendosi alle due licenze del marito, inclusa quella per il possesso di armi da fuoco. “Mike ha provato a dare loro le copie originali, ma hanno sempre detto ‘le prendiamo la prossima volta’”. Per quanto riguarda le minigun, Cottrell e Weddell sostengono che le autorità americane non abbiano la competenza per rivendicare le armi dal territorio messicano. Quando ho parlato per l’ultima volta con Quintero, gli ho chiesto dove pensa che potrebbero essere. “Chi lo sa?” mi ha risposto. “Potrebbero essere ovunque”.

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