Rolling Stone Italia

Verso il comunismo con la tenda e Bello Figo

Nella nuova puntata di Boomer Gang il problema dei caro affitti spiegato (anche) attraverso una playlist . Come direbbe il rapper italo-ghanese: «Io non pago affitto»

Foto: Andrea Ronchini/NurPhoto

Giovanni Robertini: Cosa hai pensato quando hai visto su tutti i tg la protesta delle tende e gli studenti accampati davanti alle università contro gli affitti troppo cari? A Occupy Wall Street? A The Campfire Headphase dei Boards of Canada? Al campeggio che dovevamo fare anni fa con i pupi e poi abbiamo ripiegato su un più costoso e boomerissimo bungalow, invisi a tutti, soprattutto ai camperisti che sono i veri fondamentalisti della vacanza? Per prima cosa mi sono venute in mente due canzoni. La prima è del Comitato, una delle primissime posse anni Novanta, il rapper è il milanese Zippo, l’etichetta Vox Pop e il titolo è La casa è un diritto: inizia con un rudimentale human beat box, e poi giù rime militantissime, nessuno swag, astenersi perditempo: “Se la casa è un diritto / è un diritto ammesso e non concesso / diritto dell’agiato /  perché questa è la realtà / che sia dannato chi sostiene questo tipo di società / Chi la voglia di cambiare non ce l’ho”. Che nostalgia, a riascoltarla ora sembra un po’ Fight The Power dei Public Enemy, anzi potremmo fare un mash up per la nostra cassettina Mixed by Elly, sempre che la Schlein accetti il dato di fatto, la questione è sempre quella, non importa che arrivi da o’ cientro sociale okkupato o dalla più hipster “protesta delle tende”: la casa è un diritto, Airbnb e il turbocapitalismo sono il nemico.

Alberto Piccinini: Ah, gli studenti. Cari. Esattamente questo ho pensato: stiamo ripassando dal Via. Arrivato da vicolo corto e girato per vicolo stretto, il corteo entra nel piazzale della stazione sud e grida lo stesso slogan di sempre: “La ca-sa si pren-de / l’affitto non-si-pa-ga. È una bella giornata di primavera, il cielo chiaro, fa ancora un po’ freddino. Qualcuno ha dimenticato per terra la pagina ingiallita del giornale più di merda che esista, Libero. Il direttore Sallusti ironizza: «Purtroppo non siamo in Unione Sovietica, dove i prezzi degli appartamenti li stabilisce lo stato». Sottinteso: «‘zzo volete?» E prende per il culo una certa Alice, 20 anni, fotografata dal Corriere nella sua tendina Decathlon davanti al Politecnico. «Alice non studia economia, bensì frequenta una scuola del fumetto». Capisci? Sallusti quella roba la scrive davvero, oggi. Io lo slogan sulle case da occupare non lo penso da quando avevo sedici anni. Nel frattempo abbiamo affittato e cambiato appartamenti, li abbiamo arredati, fatto file da Ikea e lunghe sedute di montaggio, disposto tappeti esotici, mobili indiani, finlandesi, comunque vintage, abbiamo prediletto una certa frugalità del decor, certamente guardato con compatimento al delirio piccolo borghese del controsoffitto e delle luci alogene. Insomma ci siamo imborghesiti, diciamocelo pure. Qualcuno di noi boomer ha pure acceso un mutuo, credendo non dico nel capitalismo, quello mai, ma almeno in una certa umanità ancora possibile in questo Paese. Risultato? Il risultato è che se ti azzardi ad alzare la testa, discutere appena appena il prezzo zac, ti azzannano. E allora sai che ti dico? Te lo dico? No, non te dico. Però lo penso. Chiamatemi quando c’è bisogno.

GR: Dimenticavo, la seconda canzone che mi è venuta in mente è Ninna nanna di Ghali, quando canta “Sono uscito dalla melma / da una stalla a una stella / compro una villa alla mamma”. Eccolo, il sogno proibito di ogni rapper italiano, il riscatto è comprare casa alla mamma a colpi di turbo-trap-capitalismo. Tu studente a caccia della laurea dentro a una stanza in condivisione a 600 euro al mese (paga papà, e chi altro? giusto che sia così, sbagliato il prezzo), io rapper con qualche milione di visualizzazioni, dei dischi di platino e una catena d’oro al collo giro sul conto di mia madre il contratto con la discografica. Canzoni al metro quadro e beat a tasso variabile. Ho sempre trovato insopportabile l’ostentazione bling bling della ricchezza nel mondo hip hop, ma sulla retorica del comprare casa a mammà faccio un’eccezione e scende pure una lacrimuccia. Certo, il problema è che tra la villetta – che sia a Rozzano o a Ibiza – e la tenda, in mezzo non c’è rimasto nulla: c’è solo un maranza di Tekno Kasa che con un ghigno satanico attacca il cartello “Affittato” o “Venduto” sul futuro di noi tutti.

AP: Sì, giustissimo. Viva sempre l’eversione piccolo borghese del rapper di periferia, ci mancherebbe altro. Però a noi che rapper di periferia non siamo, ci ha rovinato Decathlon. Ricordo da ragazzino di essermi portato dietro chili ma che dico quintali di tende, paletti e materassini. Adesso queste tendine che si aprono in un soffio e puff viene fuori una villetta quattro posti rendono non solo il viaggio ma pure la protesta un’esperienza troppo facile. Da cui: il crescere esponenziale dei post nella nostra bolla che giudicano la protesta contro il caro-affitti blanda, comoda e inutile. E la faccia di merda di tutti gli opinionisti di destra che pescando nell’intestino profondissimo del paese ritrovano la polemica nei confronti della beata gioventù: non fate niente, non avete voglia di fare niente eccetera. Roba da “borghese” anni ’60: capelloni, invertiti, pasolinidi. Come se fosse possibile fare andare all’indietro le lancette del tempo. Come se davvero vivessimo dentro un Monopoli in cui peschi la carta e tac devi ripartire dal via. No, dal via non ripasseremo mai più e mi sto intristendo adesso che lo penso. Ma allora guardiamo avanti. Riscopriamo la comune, la casa collettiva, la casa queer come la chiama Michela Murgia. Aktuala, Claudio Rocchi, Battiato fino a L’Egitto prima delle sabbie, la Milano anni ‘70, la Cramps. Musica ne avremo di sicuro. Volume alto. E se il vicino protesta, chissenefrega. Aspetto.

GR: Ottimo! Ho già il primo pezzo da mettere alla festa d’inaugurazione della comune, è di Bello Figo, Non pago affitto: “Tutti i miei amici son venuti con la barca / Swag barca, appena arrivati in Italia, abbiamo casa, macchine, fighe / Io non faccio opraio / Non mi sporco le mani perché sono già nero / Sono un profugo (No bono, no bono) / Profugo ricco / Io non pago affitto”.

Iscriviti