Rolling Stone Italia

Un geco per amico

«Il piccolo se ne stava sdraiato di schiena, appoggiato sui gomiti, teneva la lingua fuori e si faceva aria sventolando il foglietto illustrativo. Pareva a Viserbella. Probabilmente era in preda al disseccamento dell'aorta come successe al politico Arnaldo Forlani. Decido così di chiamarlo con l'unico nome possibile in questi casi: Prugnaccio». Un racconto de Lo Sgargabonzi

Foto di Leon Pauleikhoff via Unsplash

8 aprile 1988.

Ero giù di morale, perché quella mattina avevano violentato mio babbo. Allora, per tirarmi un po’ su, ero sceso al baretto sotto casa, Bar Pugilato, a comprarmi un bell’ovetto Kinder di quelli con la sorpresa dentro. Facevo la collezione dei Giocogeco, che in tutto sono dodici e io ne avevo trovati dieci. Dodici meno dieci uguale due. Quindi mi mancavano solo due o tre Giocogeco per completare la serie.

Una volta scelto il mio bravo ovetto dopo averlo soppesato con cura, l’ho aperto e ho trovato al suo interno uno strano bussolotto per le sorprese. Era di metallo e sopra c’era scritto “Ediciòn limitada”. Come l’ho svitato ne è uscito uno sbuffo di gas che mi ha soffocato della più bell’acqua. Non me l’aspettavo. Era quella la sorpresa? Che sorpresa del cavolo! Lì per lì ci sono rimasto un pochino male ma poi, ripresomi un attimo, mi sono stupito nel trovare all’interno del bussolotto un tredicesimo Giocogeco, che non compariva nel libretto. Era grigio, secchino e umidiccio. L’ho toccato sul pancino e lui ha esalato un po’ d’aria dal sedere. Allora ho capito che era un geco vero e che, poverino, stava morendo. Così mi è venuto da piangere e mi son fatto piccino piccino.

Il piccolo geco se ne stava sdraiato di schiena, appoggiato sui gomiti, teneva la lingua fuori e si faceva aria sventolando il foglietto illustrativo. Pareva a Viserbella. Probabilmente era in preda al disseccamento dell’aorta come successe al politico Arnaldo Forlani. Decido così di chiamarlo con l’unico nome possibile in questi casi: Prugnaccio. Interrogatomi sul da farsi, ho pensato quindi di dargli da mangiare un pezzettino di stagnola dell’ovetto, visto che con Forlani funzionò. E infatti è apparso subito ringalluzzito. Così me lo sono ficcato in tasca e l’ho portato a casa.

Prugnaccio è stato accolto dai miei genitori con una calorosissima indifferenza! Subito, usando del succo di limone, un lapis e una biglia, mio babbo gli ha costruito un’accogliente e comoda cuccia. Con lui ho passato giorni bellissimi e ne abbiamo davvero combinate di cotte e di crude. Ricordo un sacco di partite a Cluedo quasi sempre vinte da lui, poi guardavamo i cartoni de I Tenerissimi e una volta siamo andati a scommettere agli incontri clandestini di pitbull contro neonati. Ero un tipo simpatico, Prugnaccio. Si cibava solo di stagnola, cioccolato e sorpresine. Rideva a crepapelle quando mia mamma gli grattugiava il pancino per aggiungere quel non-so-che al pesto o quando mio babbo lo usava come chewingum antiplacca riutilizzabile. Una volta però abbiamo litigato e lì sono volate parole grosse. Era rimasto incinto dopo aver fatto l’amore con una Tartallegra e aveva partorito tre piccoli gechini corazzati. Io volevo prenderglieli per ucciderli, mentre lui piangeva e li tratteneva disperatamente, perché voleva ammazzarseli tutti da sé con la spranga di Cluedo. Poi, per fortuna, abbiamo fatto la pace grazie a del tempestivo frumento.

Ricordo che una sera siamo andati a una festa in parrocchia, e a un certo punto l’ho perso di vista. Mi sono preoccupato ed è allora che mi sono accorto quanto ci tenevo a lui. Poi l’ho trovata nello sgabuzzino che faceva l’amore col presentatore della serata, Daniele Piombi.

Era forte, Prugnaccio. Uno spettacolo mentre sgommava per la città a bordo della sua fiammante Seat Marbella a retrocarica trovata negli ovetti. Poi andava ai colloqui con la maestra al posto dei miei, conosceva un sacco di giochi di prestigio e scriveva discorsi per l’onorevole Mariotto Segni. Per farmi addormentare mi raccontava le fiabe del tenero mondo dei rettili, quindi ci abbracciavamo stretti sotto le coperte. Gli volevo molto bene e anche lui ne voleva a me. Poi una volta mio babbo è uscito di spalle dalla doccia e col tallone l’ha schiacciato. Papà, che forza sei!

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