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Radiosboro è la riprova del fatto che X è diventato il posto più fetido della Terra

Tra incel, nazitrumpiani e giustizieri di provincia, il social di Elon Musk, il nostro Joker liofilizzato, continua a sdoganare la violenza anonima

Foto di Taylor Hill/Getty Images

Alberto Piccinini: Ti ho visto eh che facevi il simpatico nel primo post di Threads. Cosa hai scritto? “Com’è che si matcha qua?”. Buona battuta, dai. Io mi sono limitato a un “che imbarazzo” per via della regressione di tutta la mia bolla alla preistoria emotiva del social. Il primo post su Facebook, il primo di Instagram, il primo sms a una che ti piaceva, questo nascondersi dietro il dico non dico, il vedo non vedo. Sotto il tuo post avevo il buon Leonardo Bianchi che è un vecchio esperto di queste cose. Ci ricordava tutte le ultime malefatte di Elon Musk, il capo di X, degne di un Joker liofilizzato: i profili nazitrumpiani riammessi, il posto in prima linea nella battaglia contro il virus della cultura “woke”, Twitter comprato per redimere la figlia transgender Viviana. C’è scritto nella sua biografia, una svolta melò alla quale nemmeno gli sceneggiatori di Batman avrebbero mai pensato. Insomma il motivo per cui X è diventato il posto più fetido della terra. Il posto in cui la settimana scorsa un mob di incel e giustizieri di provincia nascosto dietro l’hashtag #radiosboro ha attaccato il povero Gino Cecchettin, padre di Giulia, per certi suoi vecchi tweet e la scelta di andare in tv da Fazio a parlare di patriarcato. È la violenza anonymous della cosa che fa molta paura. E il fatto che le stesse argomentazioni vegano poi ripetute in bella copia da tutta l’orrenda armata delle tenebre dei Feltri e dei Cruciani, al calduccio dei loro salotti. Il motivo, non secondario, per cui Elon Musk andrà alla festa di Atreju da amicone di Meloni. Addio per sempre Twitter, io continuo a chiamarlo così figurati.

Giovanni Robertini: Certo che al momento Threads, dove siamo tutti amici, una sorta di sfigatissimo romanzo di Veltroni, senza nazisti né porno, sembra di una noia mortale. Temo ci stuferemo presto! E chissà che messaggio scriverebbe per inaugurare il suo di Threads Ennio Storto, il personaggio interpretato da Maccio Capatonda nel suo ultimo film Il migliore dei mondi. Ennio è un nerd tecno addicted che non sa tornare a casa senza Google Maps, avere un appuntamento senza Tinder o scegliere dove mangiare senza Tripadvisor. E nella fanta distopia LOL – disponibile su Amazon, come tutti i regali che porta Babbo Natale – si ritrova in un mondo sconvolto dal Millennium Bug, la bufala del cyber Nostradamus anni 2000, dove ogni progresso tecnologico è bandito, si vive sci-fi coi Nokia 3310 e i modem 56k che non riescono manco a caricare un porno. Risultato? La rivoluzione nerd – sia quelli buoni, che quelli cattivi come incel, haters e troll – implode, senza nostalgia e senza apparenti miglioramenti, perché – si sa – la comicità è allergica alla nostalgia e al “volemose bene”. Come noi del resto, annoiati a morte di fronte all’ennesima fuffa apocalittica ammerigana, Il mondo dietro di te con Julia Roberts e Ethan Hawke: non ci sono le cavallette, ma cervi, Tesla a guida autonoma e complottisti, e qualche esca da film alternativo cool tipo Ethan col la t-shirt delle Bikini Kill. Ma se, come fa la figlioletta della coppia nel film, per sfuggire almeno psicologicamente a uno dei tanti Armageddon dobbiamo aggrapparci alla visione di un vecchio consolatorio dvd di Friends, allora lasciatemi i complottisti che come sit-com fanno più ridere.

AP: Oddio ma questo downgrade tecnologico, il ritorno ai Nokia diciamo così potrebbe avere qualcosa di seducente. Voglio dire: il Nokia dello spacciatore, tanto piccolo da stare nelle mutande, il gadget della malavita, è già un bel simbolo anti-social in tutti sensi. A proposito, mi chiama un amico ieri e mi fa: “Hai visto il documentario di Achille Lauro Ragazzi Madre: L’Iliade? Ma davvero ha fatto tutte quelle rapine da piccolo? E viveva proprio lì al Serpentone?”. Per i romani il palazzo lungo un chilometro è da sempre distopia all’amatriciana. Non lo so, gli ho risposto (intanto pensavo: “Iliade cosa?”), ma soltanto il fatto che allo spettatore venga il dubbio significa che lo storytelling ha qualche buco, specialmente nei confronti di noi boomer, che siamo i più difficili da convincere. A qualsiasi cosa. Pensaci: Vaccini, Ucraina, patriarcato, immigrazione, Soros, Biden, Boldrini, schwa e tutto il resto dei complotti. Il boomer è debole, solo, imbruttito. Non crede più a niente, quindi è pronto a credere a tutto. Lo stesso amico dopo un po’ mi fa: l’altro giorno ho incontrato X, non lo vedevo da anni, è diventato un complottista. Mannaggia, un altro. Come Visitors. Io nel mio piccolo mi sono sentito particolarmente boomer leggendo un pezzo della millennial Laura Fontana sul culto per Taylor Swift (ha compiuto 34 anni, millennial), dove si spiegava bene la dimensione religiosa vagamente coreana dell’investimento emotivo dei fan (o meglio degli stan) nei confronti della più inspiegabilmente megagalattica ragazza del pop contemporaneo. Comunque il pezzo era rivolto a Michele Serra, che dubbi del genere ne ha fin dai tempi di Jovanotti e forse anche del concerto dei Clash a Bologna. Un po’ mi sono consolato.

GR: Ricordi che un paio di settimane fa qui nella nostra rubrichetta ci interrogavamo su chi fosse la nostra Beyoncé? Ecco, ho ascoltato il nuovo singolo di Chadia, Figli del deserto, una sorta di ghetto anthem – con tanto di campionamento dell’inno del Marocco! – delle seconde generazioni: “Usciamo allo scoperto / quanto abbiamo sofferto / noi figli del deserto siamo qua / urliamo a tutto il mondo che qui è dove viviamo”. Siamo sulla buona strada, anche se come sempre lastricata di haters che le dicono che va in giro mezza nuda, eccetera eccetera. È un mondo orribile, ma non perdiamo la speranza, e soprattutto teniamo alta la guardia. Non certo su Threads, che per ora, ripeto, sembra sono un anestetico tranquillante per passare un Natale meno ansiogeno. Torno a Chadia, che su Instagram introduce il pezzo con dei brevi video, uno sembra quasi una lettera aperta ai vari Cruciani e Del Debbio. Inizia così: “Il mondo si divide in due, persone che odiano e persone che non possono permettersi di odiare, noi apparteniamo alla seconda categoria, non possiamo permettercelo perché pensereste che odiamo gli italiani, e ci odiereste ancora di più. Ma noi non odiamo gli italiani, odiamo i pregiudizi, le paure e soprattutto chi le cavalca”. Ecco, rileggendo mi sembra che ti dica cose un po’ di sinistra, un po’ troppo veltroniane, quasi la posto su Threads mentre aspetto che Mediaset come ogni anno alla vigilia mandi in onda Una poltrona per due. Ah, dimenticavo, il biglietto di auguri di Boomer Gang. Pensavo a un classico, tipo: “Se non ci vediamo prima, Buon Natale, a te e famiglia”. Che ne dici?

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