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Perché ce l’avete tutti con Madonna?

Il ricovero in ospedale attira i soliti commenti del tipo “sei vecchia, ritirati”. Madonna è Madonna, ma sembra non bastare mai. Nemmeno oggi. Forse perché è la prima popstar che invecchia (e lo fa come vuole lei). E perché sessismo e ‘ageism’ fanno fare più clic dell’empowerment

Foto: Nina Westervelt/Getty Images

C’è una battuta dell’Uomo del treno di Leconte che cito sempre a memoria, ma citandola appunto a memoria chissà se poi era veramente così. Jean Rochefort è un professore di provincia in pensione, Johnny Hallyday un ladro che ha vissuto mille vite, girato il mondo, conquistato donne. Forse un mitomane, certamente un figo. Soprattutto, Johnny Hallyday è Johnny Hallyday. Nella scena che cito sempre, Rochefort gli dice: “Vorrei anche solo per un giorno essere come te. Entrare in una stanza e sentire che tutto si ferma, che tutti mi guardano”.

Quella cosa l’ho vista succedere poche volte, forse una sola davvero. Era il 2011, Madonna era a Venezia per presentare W/E, il suo secondo (brutto) film da regista, entrò nella stanza dell’Excelsior in cui l’avrei intervistata e si produsse esattamente quella cosa lì. Perché Madonna è Madonna, certamente. Ma forse il rapporto tra causa ed effetto, tra uovo e gallina, in questi casi s’inverte. Forse è dal saper involontariamente produrre quell’energia, da quel riuscire a fermare il fiato nelle stanze in cui si entra che dipende l’essere – il diventare – Madonna.

Madonna è Madonna, e basterebbe solo questo. E invece non basta mai, alla queen of pop, come da automatismo da titoli di giornali stanchi. Giornali che però non vedono l’ora di vedere la regina nuda (inteso come fiaba di Andersen: nuda la queen la si è vista, molto liberamente, molte volte). Di ridere quando inciampa, scivola, cade.

Letteralmente. La prima caduta, con mantello da torera, è stata nel 2015 sul palco dei Brit Awards. Da lì, forse, è cominciato tutto. Da lì si è arrivati ai titoli di questi giorni, dopo il ricovero (con, pare breve, terapia intensiva) per un’infezione batterica che con tutta probabilità farà slittare l’inizio del prossimo tour: “Madonna crede di essere ancora giovane e invincibile”, scrive una testata musicale; “Madonna, prima dell’infezione batterica anche doloranti e ginocchia rotte (e il Covid): parabola di una star malandata”, questo invece il più grosso quotidiano nazionale.

È così da un pezzo. Madonna la vecchia. Madonna la ridicola. Madonna la rifatta. Madonna la disperata. È come “This Barbie is…”, la campagna meme del film tuttorosa di Greta Gerwig di prossima uscita, forse perché Madonna ha stabilito nel tempo di poter essere molte cose, e adesso invece è vista dai più come una cosa sola. Madonna la patetica. Madonna quando-ti-ritiri. Madonna ma-non-ti-vergogni.

Il secondo dei titoli citati sopra è di un articolo firmato da una donna. Lo so, per mestiere, che articolisti e titolisti non coincidono quasi mai (qui sì, siamo in pochi), ma anche quello è un segno. Con il ritardo fisiologico che scontiamo in questo Paese, da un pezzo si fa un gran parlare anche qui, nell’editoria dei giusti, di sessismo, di ageism (ageismo?), di metteteci-voi-un-ismo. Si riempiono le pagine dei femminili e non solo di empowerment, body positivity, e tutte le altre parole che avete imparato negli ultimi anni. Però solo quando fa comodo: poi arriva la ghiotta occasione di piazzare “star malandata” in un titolo, e per i clic fa più comodo ancora.

Con Madonna non sono gentili le donne – anche quelle che, come e peggio di Madonna, si selfano a tutte le età, in tutte le pose, in tutti i bagni (senza però dei Tamara de Lempicka sullo sfondo). Con Madonna non è gentile gran parte della comunità lgbtq+ – anche se senza Madonna altro che Pride, altro che love is love, altro che chiacchiere.

C’è un’ingratitudine generale forse perché Madonna fa ancora paura, come a molti faceva paura prima. Madonna era qualcosa che non si conosceva allora, e anche adesso è la prima popstar a invecchiare davanti agli occhi di tutti, a invecchiare sul palco, a invecchiare ballando, a invecchiare con fidanzati molto più giovani accanto, a invecchiare col grillz sui denti, a invecchiare su Instagram con filtri orrendi e musichette zarre. A invecchiare come tutti, a invecchiare come vuole.

Senza Madonna non esisterebbe nessuna delle popstar veneratissime di oggi, non esisterebbe gran parte dell’immaginario pop ancora copiatissimo dal Kentucky alla Calabria, ma la signora deve sempre dimostrare qualcosa, non può sbagliare un disco, non può andare in giro con una gonna troppo corta (a sessant’anni suonati, brutta vecchiaccia!), non può far pagare i biglietti dei suoi concerti cifre altissime (anche se, vedi il tour si spera imminente, quegli stessi biglietti sono andati polverizzati in cinque minuti).

Dirò la cosa più banale del mondo (tanto ormai). Metteteci un uomo allo stesso posto, su TicketOne o in ospedale: sarebbe la stessa cosa? La risposta la sapete. Le vette di Madonna valgono solo per dire che “dopo non ha fatto più niente”: all’amico con cui ero a cena l’altra sera non bastava nemmeno Ray of Light (la vetta che citava lui), perché ci doveva essere altro dopo – non ho nemmeno voluto provare a dirgli che qualcos’altro c’è stato eccome, e che comunque Ray of Light basterebbe e avanzerebbe.

Non l’ho fatto perché a noi ci prendono per madonnari (come fosse una cosa di cui vergognarsi: i dylaniati, come si dice in gergo, sono invece dei fighi per sempre), e cioè per talebani, ci guardano come io da bambino guardavo la pazza coi pomelli rossi sulle guance fissa al panificio sotto casa (senza Madonna, probabilmente anche lei non sarebbe mai esistita). E va bene, quel “madonnaro” me lo prendo tutto, per affetto, per gratitudine, perché Madonna è Madonna, e nel 2023 non dovremmo nemmeno star qui a discuterla.

Quindi chiudo, non prima però di augurarvi di trovarvi, un giorno, in una stanza in cui entra Madonna, e sentire l’energia che si sposta, e il fiato di tutti che si ferma. Vi assicuro che succederà anche se avrà le stampelle.

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