Odio l’estate: i tormentoni ascoltati dai boomer | Rolling Stone Italia
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Odio l’estate: i tormentoni ascoltati dai boomer

'Caramello' (ma che è, parla di droga?), l'inquietudine tra Righeira e Ilva di Taranto di Annalisa coi Boomdabash, la suicide ballad di Franchino e Bertè: caldazza e canzoni secondo Robertini & Piccinini

Odio l’estate: i tormentoni ascoltati dai boomer

Elettra Lamborghini, Rocco Hunt e Lola Indigo

Foto press

G.R.: Neanche la caldazza che ci vede già tutti ciabattare in affanno sull’asfalto ferma la Settimana della moda a Milano. I muri vicino casa sono tappezzati di manifesti con il trap boy bello e dannato Ketama 126 che indossa una t-shirt con scritto “Ama l’amore, odia le guardie”. È la pubblicità di United Standard, brand di streetwear deluxe creato da Giorgio Di Salvo. Se non ti dice niente il nome, è perché a Milano l’understatement è d’obbligo: dj, writer, graphic designer, uno che girava con le prime crew hip hop, quando c’erano i Lordz of Vetra, prima ancora dei Club Dogo, e la città era invasa dalle tag di Dumbo, amico suo. Poi la moda, le collaborazioni con Kanye West e Virgil Abloh, sempre andando a pescare da quella cultura di strada che è un libro non scritto ma molto fotografato, fashionizzato, messo in rima, e oggi più che mai quella strada è un racconto pop che passa dalla nera dei giornali (le faide, i coltelli, maxi risse, mala movida) all’epica ghetto sempre più introspettiva e dark del nuovo ep di Baby Gang. Bel disco, tra l’altro. Questo per dirti che la Gen Z non si è inventata nulla, basta sentire Jake La Furia che torna a fare il Dogo con un album, Ferro del mestiere, che è un vero manifesto della strada e della vida loca fatto da uno che in quel campionato ci gioca da vent’anni. Tra L’amore e la violenza, canzone col campione del chansonnier fricchettone e testimonial Chanel Sebastien Tellier, e I soldi e la droga, futura hit che fotografa il cambiamento delle sostanze (“I miei spaccano il locale / fanno il dito medio alla police come fosse la locale / giù l’ossicodone buono come fossero le cale / mica sanno che fa male”), ci starebbe pure un pezzo dal titolo Ama l’amore, odia le guardie. Chissà chi la comprerà quella maglietta… io ho un’età, al massimo potrei metterla come pigiama.

A.P.: Ah, il ritmo della strada. Un post di qualche social festeggia l’anniversario dell’uscita di Batti il tuo tempo dell’Onda Rossa Posse, 15 giugno 1990. Io invece mi sono fregato con le mie mani. Ascolto i tormentoni estivi per capire a che punto stiamo. Al limite dove andiamo. Fedez, i Boomdabash, Takagi Ketra, Loredana Bertè. Su un sito ho trovato un elenco di 24 tormentoni attesi. Pensavo di meno. Facciamo 23 perché sono perplesso su Ama di Eros Ramazzotti. Il primo verso: “Considera l’ipotesi di non sentirti schiavo di nessuno mai / Decidere della tua vita in piena autonomia” è estivo quanto le istruzioni di evacuazione veloce su un traghetto greco. Sto qua fino all’autunno. Comincio: Elodie che ha aperto il gay pride cantando Tribale ha un video inclusivissimo no shame ma è anche un rotocalco ambulante: si porta dietro il fantasma di Marracash che nel frattempo – mi ricordavi – frequenta da un bel po’; lo strizza. Bella trama per una commediola estiva di Netflix. “Dimmi per l’ultima volta cosa mi resta di te / l’istinto naturale di venirti a cercare / Tribale”. L’infelicità in amore si addice all’icona. Premio Judy Garland.

G.R.: Mi sono fatto fregare pure io, andando dritto al più tamarro tra i tormentoni, Caramello, cantano Rocco Hunt, Elettra Lamborghini e Lola Indigo, per il tocco esotico. Siamo sempre al villaggio vacanze, ritmo latino che suavemente ci rincoglionisce, anche se il dubbio si insinua: “è caramello non è cioccolata”. Che mi stai dicendo? Roba di fumo? Caramello, erba, afghano, charas o cioccolato? Davvero sono così diabolici da far finire nelle playlist di baby dance un inno al joint di qualità? Già me li vedo i bambini di nove anni che sotto l’ombrellone di Marina di Ravenna cantano Caramello con indosso la t-shirt “Ama l’amore, odia le guardie”, mentre qualche chilometro al largo trivelle bucano l’Adriatico in cerca di gas. Estate 2022, stiamo arrivando.

A.P.: “Odio l’estate”, cantava Sergio Martino. Indimenticato. Però la baby dance un po’ mi manca. Vado avanti: Annalisa incontra i Boomdabash che promettono di tornare alla gloriosa dancehall salentina, infilano un vecchio mix house e un testo con dentro Tropicana, Macarena, Amazzonia. “Tropicana, danza dolce amara / ballo anche se arriva il temporale e mi piace (…) Tramonto chimico ballo in bilico”. È quel tipo di inquietudine mutante tra i Righeira e l’Ilva di Taranto. Ci sta. Più inquieto ancora Franchino 126 incontra Loredana Bertè dentro una specie di suicide ballad su una ragazza “sola come un’anima perduta / nelle strade piene di turisti / e di risse nei bar”. Ci leggo il tentativo di toccare le vette di Lella come la faceva Lando Fiorini, camminando e cantando in playback sulla spiaggia di Ostia. Arisa di Agua de coco fa uno sketch coattissimo ambientato ad Alicante, a piedi scalzi, attorno al bancone di un locale pieno di gente che voleva bailar e grida al barista esprimendosi in uno spagnolo da western. Verso chiave: “Ricordo quell’atmosfera co-come un bel déjà-vu / Io come una pantera e la mia preda eri tu”. Premio Malgioglio per la jouissance e la nostalgia. Sono già esausto. La verità è che di questi tormentoni mi piacerebbe sapere soltanto cosa dirà tra vent’anni il nostro amico Demented Burrocacao, collaboratore di questo sito, il critico che non ci siamo meritati.

G.R.: A proposito di Malgioglio, settimana prossima esce il suo di tormentone, Sucu sucu, già dal titolo qualche idea te la puoi fare. Però già mi sono rotto le palle, quando arriva il nuovo di Caterina Barbieri? Devo fare la playlist per l’isola greca, scoglietti, elettronica colta e souvlaki. Del resto anche i boomer vanno in vacanza, o almeno coltivano l’utopia della fuga da questo accelarazionismo post clausura. Ci sono dieci concerti a sera, la movida è al governo, la crisi alle porte e Malgioglio no, non me lo posso permettere. Nell’attesa di musica buona – qualcosa c’è, il progetto di Moor Mother con 700 Bliss – mi preparo alla siesta guardando questo video dei Pavement di Stephen Malkmus che giocano a tennis. Boomer, fuori forma e un po’ imbranati, ma stilosissimi. Nell’attesa di rispondere alla domanda se invecchia meglio un rapper o un indie rocker (a occhio meglio il secondo) ripasso un po’ di serve and volley.

A.P.: Caterina Barberi ha fuori i singoli di Spirit Exit. Tutti bellissimi, minimali, mistici. Io anche se faccio il gradasso un tormentone che mi tormenta già c’è. È Gasolina, di Anna. “Gasolina de verdad”. Sarà un riflesso boomer ma dietro ci sento il ritorno del nostro eterno messico infuocato. Sergio Leone, Manu Chao, persino la “carrettera sudamericana” di Fossati/Bertè. Revolución. Aggiungo per essere chiari che il mio vero tormentone di sempre, estivo e invernale, capace di gettarmi in uno stato di assoluta prostrazione emotiva nostalgica è la musica del meteo del Tg3 regionale. Pensavo l’avesse scritta un oscuro musicista di sottofondi Rai. Invece è Andreas Vollenweider, arpista svizzero new age piuttosto imbarazzante, Under the Trees of Hopes. Non era un mistero ma io l’ho scoperto ieri. Ne sono ancora scosso.

Andreas Vollenweider-Sotto L'Albero Della Speranza

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