Meloni e Salvini vogliono farci pagare la loro triste giovinezza | Rolling Stone Italia
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Meloni e Salvini vogliono farci pagare la loro triste giovinezza

La Presidente del Consiglio e il suo prode braccio destro si sono già dimenticati delle periferie e delle baby gang per lanciarsi contro i raver al grido: «Non siamo la repubblica delle banane». Chi arriverà in nostro aiuto: Paky da Sharm? Morgan da X Factor? Cosmo da Rai 2?

Meloni e Salvini vogliono farci pagare la loro triste giovinezza

Matteo Salvini e Giorgia Meloni nel settembre 2022

Foto: Carlo Hermann/DeFodi Images via Getty Images

Alberto Piccinini: Come va? Io insomma, un po’ smarrito. Non ti sono fischiate le orecchie boomer in questi ultimi giorni? Dico: con chi ce l’ha un provvedimento anti-rave se non con la generazione che ha inventato la techno, provato per prima l’ecstasy e le altre pasticche, occupato l’occupabile, passato le notti nei centri sociali, cioè noi? E mi dispiace per quelli che ci sono andati di mezzo, i 3000 reduci raver fattissimi circondati nottetempo dalle giacche blu come gli indiani e al centro di un caso di Stato. Ma il bersaglio non erano loro. No, eravamo noi. Questo è un regolamento di conti tra boomer, è la vendetta generazionale di Meloni e Salvini contro la meglio festa che ha avuto questo disgraziato paese. Rompono i coglioni dai tempi del Leoncavallo e adesso dichiarano che è finita la pacchia. Ma che ossessione, che meschinità, che invidia, che rosicamento. Il loro. Sarà una lettura da psicanalisti da strapazzo, ma meglio psicanalisti da strapazzo che ministri da film di John Landis. Non trovi?

Giovanni Robertini: Mi sembra di averlo già scritto, ma del resto questa storiella dei rave fa parte del copione/scaletta di un talk show infinito di Rete 4, a loop, con le grida di quelli che litigano distorte, altro che techno, lo sballo è legale con Cruciani e Vauro che si insultano. Dicevamo, Salvini che al liceo di sinistra veniva ignorato dalle belle ragazze con i pantaloni di velluto e le Clark che la sera andavano a sentire i 99 Posse al Leoncavallo e da lì, l’odio per la borghesia della ZTL… Meloni che entra nello studio di MTV di Victoria Cabello pogando… non si esce vivi dalle frustrazioni degli anni Novanta. A proposito, la puntata di X Factor di giovedì era tutta dedicata alla MTV generation, che poi – visto con gli occhi di tigre di oggi – era un PD un po’ più cool, con le stylist, i primi sushi, il progressismo liberal e fashion di Camila, Kris & Kris, Bossari, Nongio. Lo slogan dei promo della rete era “No sense make sense”, un “ciaone” alle ideologie. Già, e ora? I VJ tengono famiglia, e a noi ci tocca sopportare Morgan, che però è insopportabile. E quindi perfetto per entrare nel loop del talk show senza fine.

AP: Si stava meglio quando si stava meglio, è ovvio. Aggiungo soltanto che a una settimana di distanza dal rave di Modena vedo Meloni livida in conferenza stampa («Non siamo la repubblica delle banane») e mi resta il sapore di un vero bad trip, un acido andato ammale. Ma come? I rave sono ormai nascosti nelle nostre confuse memorie, si studiano all’università (il libro di testo di Simon Reynolds Energy Flash è del 1998) e tu governo cosa fai? Te la prendi con questi poveretti innocui come le mosche con la stessa patologica cattiveria con la quale i tuoi nonni fascisti se l’erano presa coi capelloni sulla scalinata di piazza Spagna e nella tendopoli di via Ripamonti, e i tuoi zii contro i no global a Genova? Che poi eravamo sempre noi. Hai interrotto il rave senza far casino, prenditi la vittoria politica e porta a casa. No, fai la legge anti-rave sul divieto di far festa in 50, e tutti a far battute sulle riunioni di condominio. Dimmi tu adesso chi è il più malato. Hai presente la metafora del giapponese nella giungla? Ecco è come se dopo 30 anni il giapponese finalmente uscisse dalla giungla dove si è nascosto pronto a tornare a casa e si trova circondato da un intero plotone di carri armati. E da una torretta spunta Salvini. O il ministro Crosetto in tuta mimetica, che è una delle foto del mese se non dell’anno. Hai presente?

GR: Certo, e a proposito di giapponesi nella giungla è uscito il disco di Deda, che insieme a Neffa e DJ Gruff aveva dato la spinta al rap in Italia con i Sangue Misto: “Cani nelle strade delle città / e tutto sembra uguale ma qualcosa non va”. Eccoci di nuovo insieme, boomer fighetti ammaccati dalla crisi economica e raver di nuovo conio: cani sciolti. Potremmo fare un partito. O una festa.

AP: Che poi noi ci eravamo portati avanti, avevamo lavorato sulle baby gang, sul loro immaginario, le implicazioni per il futuro. Ecco: che fine hanno fatto le baby gang? Basta giocare con i fantasmi dei rave, torniamo a Rozzano, è lì che sono i veri problemi. Per esempio: che cosa ci vuol dire Paky con Sharm El Sheikh? Sono due giorni che provo a decifrare il video, non ci riesco, mi manca sempre un pezzo. A parte una simultaneità narrativa cubista direi, dal momento che gli spacciatori, la gang di Paky, la ragazze che fanno tardi, il poliziotto che entra in casa quando tutti sono scappati e il resort di Sharm avvengono tutti nello stesso identico momento, come un pensiero non pensato (guarda che vado a pensare) chennesò come la vita che ti scorre davanti prima che qualcuno prema il grilletto.

GR: Soldi, culi, droga, e addio allo storytelling veltroniano. Paky scongela dal freezer l’immaginario della Disneyland berlusconiana, Sharm e chiringuito, e lo ripropone nella versione discount con il mare d’Egitto che bagna i palazzoni di Rozzi. Il video per me è quello: il sogno di chi non sogna, ovvero la realtà senza unità di spazio e tempo. Che poi lo sappiamo tutti che Sharm El Sheikh in realtà non esiste.

AP: Paky contro lo storytelling mi piace. Vogliamo tutto, avrebbero detto i nonni di Paky. Ah a proposito l’altra sera ho visto Mary Lattimore e la sua arpa, molto fine, molto country, angelo dei camminatori seriali e ancella dei miei lockdown. Eravamo in 50. Mi sono addormentato come un bambino e ho sognato il vecchio intervallo della tv. Pace e amore.

GR: Volevo venire pure io, ma stavo a sentire Cosmo in tv che parlava del rave su un canale mentre Morgan cantava su un altro canale. Mi sono addormentato sognando di essere al Café Oto ad ascoltare Mary Lattimore.

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