Non serve consultare un almanacco agricolo per sapere che il comportamento animale è da sempre un barometro sociale per misurare, diciamo, le vibrazioni del momento. Sta per piovere? Ascolta se riesci a sentire le rane gracidare forte. O guarda il pascolo più vicino: le mucche, a quanto pare, si sdraiano quando si avvicina un temporale. I proverbi legati alla natura come “se gli scoiattoli raccolgono le noci di fretta, presto arriverà la neve” non sono proprio scientificamente attendibili, ma testimoniano il modo in cui gli esseri umani guardano alla fauna selvatica per capire cosa sta succedendo nel mondo o cosa ci aspetta. Abbiamo persino trasformato in un rituale annuale di fine inverno il chiedere a un roditore se secondo lui l’aria si scalderà presto.
Tutto questo per dire che, che sia scientificamente valido o meno, siamo in qualche modo cablati come società a tenere d’occhio il comportamento animale come uno specchio per capire dove siamo. E sai cosa? Gli animali si stanno comportando in modo ancora più strano del solito, ultimamente. Gli scoiattoli svapano. Gli squali sono fatti di cocaina. Gli uccelli arredano i loro nidi con i mozziconi di sigaretta. Lo scorso autunno, un procione ubriaco ha quasi mandato in crash internet quando sono diventate virali le sue foto da “bandito mascherato”, accasciato sul pavimento del bagno di un negozio di liquori, dopo essersi lanciato in una scorribanda alcolica. In breve, gli animali si stanno sfasciando. Il che apre a una domanda: in condizioni normali, gli esseri umani leggono gli animali per capire meglio l’ambiente circostante. Ma ora, potrebbe essere che siano gli animali a leggere noi?
Dire che gli esseri umani non se la stanno passando benissimo sotto il capitalismo in fase terminale sarebbe l’understatement del decennio. Grazie ai social media, questo termine viene usato così spesso da rischiare di perdere significato, ma proviamo comunque a scomporlo: caratterizzato principalmente da una disuguaglianza di ricchezza estrema, il capitalismo in fase terminale (secondo The Balance) è «la sensazione che i monopoli, e gli oligarchi che li gestiscono, abbiano truccato il sistema a loro favore. Assumono lobbisti ben pagati per influenzare i politici. Vincono cause alla Corte Suprema, come Citizens United v. FEC (2010), che attribuisce alle aziende gli stessi diritti delle persone».
Il capitalismo in fase terminale nella vita quotidiana assomiglia alle compagnie aeree commerciali che aggiungono sempre più posti in classe premium investendo sempre meno nell’economy, perché i passeggeri in classe turistica viaggiano semplicemente di meno. Assomiglia alle grandi aziende che si consolidano fino al monopolio (stiamo guardando voi, famiglia Ellison). Assomiglia alle Big Tech che estraggono dati personali per la pubblicità mirata e, nel peggiore dei casi, per la sorveglianza degli utenti. Assomiglia al cittadino medio costretto ad aprire una raccolta fondi su GoFundMe per far fronte a spese mediche catastrofiche, anche quando ha un’assicurazione sanitaria. E assomiglia alla maggior parte dei lavoratori costretti a destreggiarsi tra una serie di lavori senza tutele pur di pagare il necessario, salvo poi pagare quel necessario con la carta di credito. Tante famiglie vivono sull’orlo del baratro, e finiscono per stringersi attorno a leader populisti che fanno campagna elettorale sul tema del carovita. Che questi abbiano piani concreti e realizzabili per raggiungere i loro obiettivi è tutto un altro discorso.
A questo punto si potrebbe pensare: «Questa che scrive pensa davvero che una serie di animali che si ubriacano, si fanno e rosicchiano sigarette elettroniche alla frutta siano un sintomo di capitalismo in fase terminale?» Sì, l’ho fatto, ma solo perché il consumo di sostanze tra gli esseri umani è effettivamente aumentato negli ultimi anni, così come i casi di solitudine e isolamento. In poche parole, siamo tutti stressati da far paura. Secondo il sondaggio Stress in America 2025 dell’American Psychological Association, la maggior parte degli americani afferma che i propri livelli di stress sono aumentati negli ultimi cinque anni, e questa tendenza al rialzo è alimentata dall’incertezza economica, dalla polarizzazione politica, dalle sfide alla salute pubblica e dall’ansia finanziaria.
È quindi del tutto logico che un aumento dello stress sia collegato a un incremento dell’abuso di sostanze, destinato a riflettersi anche sui nostri amici animali. E quando succede, certi esseri umani abituati a stare molto online chiudono il cerchio postando quanto si rivedono personalmente in un procione ubriaco a faccia in giù sul pavimento di un bagno.
I dati di un sondaggio del 2024 condotto dal National Center for Drug Abuse Statistics hanno indicato una tendenza al rialzo nell’uso di droghe illecite (in aumento dello 0,3 percento anno su anno nel 2023). I decessi per overdose sono aumentati negli anni Venti. Il consumo di sostanze è basso tra gli adolescenti, ma i tassi crescono più rapidamente tra gli adulti over 40 — quella fascia di popolazione più gravata dalle responsabilità. Una tendenza analoga riguarda l’alcol: la Generazione Z beve meno che mai, ma il consumo di alcol tra gli adulti più anziani è in realtà in crescita, con il numero annuale di morti alcol-correlate tra il 2020 e il 2021 che ha superato 178.000, secondo i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie. Nel 2024, il New York Times si è chiesto Perché gli adulti più anziani bevono così tanto?, con gli esperti che hanno attribuito l’aumento del consumo di alcol tra i Boomer agli stress post-pandemia e al semplice fatto che i Boomer sono «una generazione avvezza alle sostanze».
A proposito dei passatempi dell’era Boomer, forse avrete letto del recente «ritorno» della cocaina. Secondo Pura Vida Recovery, il mercato della cocaina è attualmente il più in crescita al mondo nel campo delle droghe illecite, il che potrebbe spiegare perché due squali caraibici siano risultati positivi alla sostanza: i ricercatori brasiliani hanno attribuito il fatto a pacchi di droga caduti in acque aperte vicino a zone turistiche.
Sul fronte della Generazione Z, i giovani adulti magari non bevono, ma fumano sicuramente più sigarette: Newsweek ha scritto di recente che queste ultime starebbero addirittura vivendo una «rinascita culturale». Nel 2024, i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie hanno pubblicato dati secondo cui quasi uno su venti adulti statunitensi tra i 18 e i 24 anni ha fumato sigarette nel 2022 (e i numeri erano quasi tre volte più alti per la fascia 25-44 anni). Aneddoticamente, il fumo è ovunque anche sugli schermi: si pensi a Sarah Pidgeon che soffia fumo nei panni dell’ultra-chic Carolyn Bessette Kennedy nella serie FX anni Novanta Love Story, o agli arrampicatori sociali — e ai festaioli — di I Love LA. Anche Charli XCX ha contribuito alla riscossa, posando spesso con sigaretta come parte della sua estetica Brat.
Quanto allo svapo, il cugino leggermente meno dannoso della nicotina, il consumo complessivo di sigarette elettroniche è in calo tra gli studenti delle scuole medie e superiori americane, ma il CDC riporta che il 23 percento della fascia più giovane che ne fa uso ne consumi ogni giorno — il che rende assai più probabile che uno scoiattolo possa scappare con un dispositivo alla frutta.
Detto tutto ciò, il fatto che gli animali entrino in contatto con le sostanze non è certo un fenomeno nuovo. Nel 2013, il Guardian riportava di un maiale selvatico in Australia che aveva rubato tre confezioni da sei birre prima di finire in «un alterco» con una mucca. Senza dimenticare il geco newyorkese con la sigaretta in bocca del 2019, o il cucciolo di orso bruno trovato sotto l’effetto del leggermente allucinogeno «miele matto» in Turchia nel 2022. Da quando esistono sostanze in grado di alterare mente e corpo, è ovvio che gli animali ci finiscano dentro per sbaglio. C’è una vena comica in tutto questo — chi non si ferma a ridere davanti a un titolo su un orso sbronzo o su un pesce predatore fatto di coca? Ma mentre i titoli si accumulano come pacchi di polvere bianca nei Caraibi, forse gli animali stanno cercando di dirci qualcosa.










