Obama pranza con salmone o pollo arrosto, va pazzo per la pizza con olive, peperoni verdi e cipolla e mangia sette mandorle dopo cena. Bill Clinton invece trangugia hamburger, ciambelle e una cofana di tofu con le verdure. Who ate better?
È la domanda che mi pone Instagram, mostrandomi un video di un minuto in cui i due ex presidenti democratici degli Stati Uniti, ricostruiti con l’intelligenza artificiale, divorano porzioni giganti che strabordano da piatto e ciotole, guardando soddisfatti in camera. Tra i commenti: “You forgot to add the baby blood and meat”.
È una delle centinaia di contenuti pubblicati dal profilo Yesterday Unlocked, una sorta di Celebrity Death Match a tema food, in cui due personaggi storici vengono promptati in scena con la loro alimentazione “tipica”: Freud vs Kafka, Escobar vs El Chapo, Lennon vs McCartney, Leopoldo II vs Pol Pot.
Non può mancare un “Meloni contro Berlusconi”. L’attuale Presidente del Consiglio sembra andare matta per sbroscia (una zuppa di pesce tipica del viterbese e del Lago di Bolsena), carbonara e pasta al pomodoro, pizza napoletana e toffee pudding. L’ex capo del governo invece preferisce pasta al ragù vegetariano, cervello di vitello, spiedini di maiale con il prosciutto a mo’ di contorno, pollo arrosto e Pizza Berlusconi.
La Pizza Berlusconi è una creazione della catena finlandese Kotipizza in risposta a una spiacevole, quanto tragicamente tipica, uscita dell’allora premier. Nel 2005, Berlusconi sostenne di aver “rispolverato tutte le arti da playboy” per convincere il capo di stato finlandese Tarja Halonen a ritirare la candidatura di Helsinki a sede dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare in favore di Parma, perché non c’era «alcuna possibilità di confronto tra il culatello di Parma e la renna affumicata».
Il pasto del Cavaliere si conclude con una bottiglia di Jerez de la Frontera datata 1775, bevuta insieme a Putin. Un’altra riproposizione digitale di un episodio realmente accaduto nel 2015, quando durante un viaggio a Jalta, nella Crimea occupata dalla Russia, i due Capi di Stato stapparono una bottiglia del costosissimo alcolico, per un brindisi che provocò un caso diplomatico e un’inchiesta per appropriazione indebita.
Poi ci sono le monografie: leader dell’Unione Europea e sovietici; l’evoluzione della dieta nell’esercito americano; quella in Germania dal 1900 agli anni Duemila; Stalingrado 1942; la Battaglia di Verdun. Un compendio di storia tradotto con primi piani di dittatori che mangiano seduti alle scrivanie del potere e di soldati tra le trincee della Prima Guerra Mondiale.
Yesterday Unlocked è solo un altro affluente del fiume in piena dell’AI slop: la sbobba digitale che ha colonizzato i nostri feed.
In principio erano video o immagini demenziali e quasi prive di senso, come gli strani esseri degli Italian Brainrot e il Gesù-gamberetto. Poi alcuni di questi contenuti hanno preso una deriva sempre più politicizzata, soprattutto di matrice Alt-Right, grazie alla classe dirigente MAGA arrivata a occupare le stanze del governo statunitense dopo essersi formata nei subreddit più nascosti.
Nel corso di questo secondo mandato di Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti, è stato necessario coniare il termine slopaganda per categorizzare tutti i video realizzati grazie all’intelligenza artificiale con l’intento, più o meno dichiarato, di trasmettere un messaggio politico. Proprio l’account della Casa Bianca è diventato il nucleo principale della propagazione di questi contenuti: dal reel in cui la Striscia di Gaza diventa una marina sfavillante in cui piovono dollari dal cielo, fino ai video che risemantizzano GTA e Call of Duty per raccontare la guerra tra USA-Israele e Iran.
Yesterday Unlocked, oltre a pubblicare contenuti a tema cibo, presidia un altro filone ben riconoscibile: i contenuti “POV” che raccontavano le giornate tipo di gladiatori, lavoratori egizi delle piramidi, italiani durante il boom economico, immancabili soldati nazisti. Piccoli Ulisse – Il piacere della scoperta confezionati per lo scroll verticale. Anche qui la formula si è subito prestata a usi meno neutri: “Roma nel 2074”, “Parigi nel 2050”, “Londra tra trent’anni”, città europee in cui non si sente più parlare italiano, francese, inglese, ma solo arabo, con strade piene di minareti, donne velate, uomini in tunica. Una messa in scena tanto iper-realista quanto posticcia di una futura sostituzione etnica in grado di sobillare gli istinti più brutali dei “patrioti” europei.
In poco tempo, insomma, e pur senza una dichiarata missione politica, anche il cibo è diventato sbobba artificiale. È un linguaggio universale e non un caso se, dal giorno zero, è tra i temi più pubblicati e visualizzati sui social network: dai resoconti dei piatti mangiati durante un viaggio, ai consigli sulla spesa per risparmiare, passando per le classiche video-ricette e le recensioni dei ristoranti stellati. Tutti mettiamo like, condividiamo e salviamo contenuti tagliati, mantecati o fritti.
Se avete scrollato abbastanza TikTok o Instagram, sarete incappati in spaghetti che urlano mentre finiscono in pentola: una famiglia intera di pasta senziente che si abbraccia terrorizzata prima di essere calata nell’acqua bollente. AI Spaghetti Family Being Cooked: A Sad Story. In questi brevi video, in una strana e perversa forma di cannibalismo, il cibo arriva anche a mangiare sé stesso: alimenti con faccine kawaii vengono imboccati con pezzi del loro stesso alimento e masticano con inquietanti espressioni di beatitudine.
A volte questi frutti diventano antropomorfi, con seni prosperosi e addominali ben in vista, dando vita a storie tragicissime: c’è un bambino – un frutto giallo – che viene abbandonato dal padre ricco e potente – un frutto rosso che forse ricopre qualche ruolo nel governo americano – per via del suo diverso colore. Cresce da solo, ha successo e alla fine fa incarcerare chi lo ha abbandonato. O un’arancia che tradisce il marito lime giudicato troppo sour, per poi tornare da lui una volta lasciata dall’amante e rimasta sul lastrico, quando però ormai il lime si è rifatto una vita con una sweet ananas che lo completa alla perfezione. Queste storie raggiungono l’acme in Fruit Love Island, la riproposizione formato cornucopia del famoso programma tv, in cui i frutti si baciano, litigano, si lasciano, si rimettono insieme.
Gli ingredienti prendono vita non solo per mettere in scena torbide storie di vendetta, ma anche per dare consigli di cucina: cipolle che spiegano come essere tagliate, pomodori che illustrano i passaggi per un sugo, uova che insegnano la temperatura giusta per la cottura, bistecche che suggeriscono marinature e tempi di cottura.
Poi c’è la frutta di vetro, dall’aspetto gelatinoso e trasparente, che viene tagliata con coltelli affilatissimi: i video iniziano con il rumore ASMR del metallo della lama che tintinna sulla superficie di vetro, e termina con fette trasparenti e gelatinose impilate su un tagliere. O le ricette di torte fatte con pietre e stoffe preziose che vengono morbidamente tagliate con una paletta luccicante.
Il risultato è un cortocircuito semiotico e sensoriale: tutto è iper-reale e al tempo stesso iper-finto. Oppure talmente iper-finto da sembrare quantomeno verosimile. Sono gli stessi contenuti a mettere la pulce nell’orecchio: quale di questi due pancake su cui viene versato lo sciroppo d’acero è fatto con l’AI e quale è reale? Sentire un dittatore del passato masticare godurioso in format ASMR mentre ci guarda al di là dello smartphone è indice di verità o di finzione? Il Cavaliere avrà mai mangiato la pizza Berlusconi a base di carne di renna affumicata, formaggio, funghi e cipolla rossa? Gli spaghetti provano dolore quando vengono immersi nell’acqua bollente? Un frutto di vetro, al taglio, si spaccherebbe o si separerebbe in fette ordinate?
Il limite tra finzione e realtà quando parliamo di cibo è molto più definito rispetto a quando parliamo di storia o di politica. Ma il cibo non è mai neutro: quando veniamo rapiti da una fragola di vetro o da una torta di zaffiri, quando ci perdiamo davanti a due agrumi che litigano o alla dieta quotidiana di un faraone, dobbiamo sempre sapere che il cibo, che in questo caso è figlio di un prompt, altre volte, in altri contesti, è uno strumento di potere, un terreno di battaglia.
La food-ai-slop è estremamente efficace quando si tratta di finire prigionieri di un buco nero di scroll, ma quello che dovremmo già aver capito in questi vertiginosi primi anni di inteligenza artificiale generativa è che la sbobba può trasformarsi in breve tempo in qualcosa di più pericoloso. E forse tra qualche mese ci ritroveremo a discutere di come è cambiata la nostra percezione del cibo a forza di vedere frutta antropomorfa e verdura di vetro.















