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Il mercato dell’arte e l’arte del mercato secondo Banksy

Se Andy Warhol rappresentava l'industria dell'arte nel simbolo del dollaro, lo street artist più ricercato al mondo ha esasperato il messaggio, anche se forse è servito a poco.

Foto di Tristan Fewings/Getty Images for Sotheby's

Mi sono chiesto spesso se, dopo tutta la sperimentazione del ’900, dalle avanguardie storiche alla street art, l’arte fosse ancora in grado di esprimere qualcosa di originale, di produrre un’opera che non nascesse dal solito assemblamento postmoderno di repertori noti. In breve un evento, un enunciato diverso dai precedenti. Un’esperienza nuova. O, per dirla con linguaggio situazionista, una nuova situazione. La risposta mi è arrivata recentemente dall’asta di Sotheby’s, dove l’opera di Banksy La bambina col palloncino è stata battuta per la cifra record di oltre un milione di sterline. Il battitore aveva appena aggiudicato l’opera quando la stessa ha cominciato a cancellarsi, come un qualsiasi documento d’ufficio passato al tritarifiuti. L’autore aveva nascosto nella cornice del quadro un dispositivo per autodistruggersi, qualora fosse stata sottoposta ad asta.

C’è una molteplicità di significati, in questo evento a sorpresa. Prima di tutto la protesta di Banksy contro la mercificazione dell’arte. Oggi l’arte è sempre più relegata nelle gallerie, dove solo i miliardari possono accedere per prendere in considerazione di possedere un’opera. Fare street art significa l’opposto: parlare a tutti. Rendere virale un messaggio che vuole farsi comune. Nell’epoca del pensiero unico, dove l’unico valore condiviso è il mercato, Banksy si prende gioco del mercato. Vedere andare in fumo, immediatamente dopo l’acquisizione di valore, un’opera da un milione di sterline corrisponde a una sorta di sacrificio, che ristabilisce la purezza del messaggio artistico. Ricorda la morale di tanti film di fantarcheologia come la saga di Indiana Jones: il cattivo che, trovato il tesoro, non riesce a staccarsene, sarà travolto dalle macerie del sito progettato per autodistruggersi.

Ma chi è dunque Banksy, l’autore di tutto questo? Per iniziare non si sa chi sia, e questo lo accomuna a eroi popolari come Zorro. Ci sono state in proposito parecchie ipotesi. Dato che Banksy ha dichiarato di essersi ispirato alla figura di Robert Del Naja dei Massive Attack, molti tendono a identificarlo con lui: una rockstar sia sul palco che sulla scena artistica.

Un’altra ipotesi è che Bansky non sia altro che un nome collettivo, come Luther Blissett o Wu Ming. La terza ipotesi sembra la più attendibile, perché si basa su ipotesi in-vestigative scientifiche. Banksy è stato identificato con Robin Gunningham: il metodo utilizzato per l’identificazione è il “profilo geografico criminale”. Comunque stiano le cose, quello che ci interessa è la negazione del diritto d’autore che la negazione dell’autore porta con sé.

In un’industria dell’arte che Andy Warhol sintetizzava col simbolo del dollaro ripetuto ossessivamente, la sparizione dell’autore rappresenta l’unico modo per riconferire al messaggio artistico la sua credibilità. Banksy è un artista di strada, ma vuole trasmettere contenuti, una sua visione del mondo e un suo messaggio. In questo è diverso dai predecessori, come Basquiat, che facevano del pop l’unica chiave di lettura. Al di là della sua realizzazione su muro, l’opera di Bansky è sempre concettuale e veicola un messaggio preciso. Per questo non può essere approssimativa e tanto meno spontanea, ma è molto “pensata” e precisa. Si tratta di lanciare un messaggio inequivocabile, nel più breve tempo possibile.

Lo street artist è in lotta col tempo perché potrebbe essere sorpreso, interrotto o allontanato. La soluzione trovata da Banksy è la tecnica dello stencil. Banksy costruisce in studio le sagome di cui si servirà per dipingere i muri. I tempi di preparazione possono anche essere lunghi, ma la realizzazione sarà istantanea.

Come tutti i movimenti di protesta e come già il situazionismo, il successo di Banksy, volontariamente o involontariamente, finisce per annullare le sue buone intenzioni. Subito dopo l’evento i giornalisti si chiedevano se l’acquirente avrebbe annullato l’acquisto. Ma poco dopo quegli stessi commentatori erano già passati ad analizzarne l’insolita fortuna. Nello stato in cui si trova adesso, mezza integra e mezza ridotta in striscioline, l’opera ha già sicuramente raddoppiato il suo valore.

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