I meme su Charlie Kirk sono già diventati “spazzatura digitale” | Rolling Stone Italia
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I meme su Charlie Kirk sono già diventati “spazzatura digitale”

Si chiama "AI slop", robaccia generata dall'intelligenza artificiale: una serie potenzialmente infinita di rimandi culturali tra la glorificazione e lo scherno. E ora c'è finito dentro anche il fondatore di Turning Point USA

(da USA) Charlie Kirk

Charlie Kirk nel 2024

Foto: Justin Sullivan/Getty Images

L’omicidio scioccante dell’attivista di destra Charlie Kirk, assassinato a settembre in un campus universitario dello Utah, ha scatenato una tempesta di retorica estrema e recriminazioni. Democratici e repubblicani si sono accusati a vicenda di alimentare una cultura della violenza; i commentatori di parte si sono aggrappati a qualsiasi indizio che potesse dimostrare che Tyler Robinson, il ventiduenne poi arrestato e incriminato per l’uccisione di Kirk, fosse motivato dall’ideologia dei rispettivi nemici politici. Non sono mancati nemmeno i tributi funebri, ma sono passati in gran parte inosservati, soffocati da un acceso dibattito sull’eredità di Kirk, mentre i suoi sostenitori chiedevano che chiunque criticasse l’autoproclamato paladino del Primo Emendamento perdesse il lavoro.

Nonostante centinaia di americani siano stati licenziati o sospesi dai propri datori di lavoro come conseguenza di queste polemiche, l’umorismo nerissimo che permea l’ecosistema dei social media non si è lasciato reprimere. Nelle settimane e nei mesi successivi alla sparatoria, il nome e il volto di Kirk sono diventati una nuova presenza fissa su internet, non per riverenza verso un eroe caduto, ma come oggetto di un disprezzo trollesco e persistente. Per certi versi, il fenomeno ha riecheggiato i commenti poco empatici seguiti all’omicidio dell’amministratore delegato di UnitedHealthcare, Brian Thompson, lo scorso anno (anche se il presunto assassino del dirigente, Luigi Mangione, gode di un sostegno pubblico nettamente maggiore rispetto a Robinson).

Invece di esaurirsi come accade alla maggior parte delle tendenze online, i meme su Kirk hanno continuato a moltiplicarsi e a mutare, con la sua immagine inserita in classiche reaction image e incollata sui corpi di innumerevoli celebrità — un processo di sostituzione ormai noto come “Kirkification”. A dicembre, su TikTok gli utenti accumulavano milioni di visualizzazioni con video di “brain rot” generati dall’IA che ritraevano Kirk nei panni di Captain America nel finale di Avengers: Endgame, in squadra con Jeffrey Epstein e Sean “Diddy” Combs. Come si spiega tutto questo?

All’indomani della sua morte, alcuni si sono sentiti legittimati a deridere Kirk per le politiche razziste e sessiste che aveva promosso senza sosta in vita. Probabilmente ha contribuito anche il fatto che il fondatore di Turning Point USA fosse da anni bersaglio di meme canzonatori, molti dei quali incentrati sul suo aspetto fisico. Altri ancora sembrano aver interpretato la stretta della coalizione MAGA contro i commenti anti-Kirk — che metteva in crisi la loro rappresentazione edulcorata di lui come martire santificato — come un invito a spingersi ancora oltre.

Incapaci di proiettare un lutto solenne, i conservatori hanno scelto lo spettacolo e le uscite volgari. Quel tono ha preparato il terreno agli scherni. Due giorni dopo che il mondo aveva visto Kirk abbattuto da un singolo colpo sparato da un cecchino, un reporter chiese a Trump come stesse elaborando l’esecuzione brutale di un alleato chiave; Trump rispose parlando dei suoi piani per aggiungere una sala da ballo da 200 milioni di dollari alla Casa Bianca. Più tardi, quello stesso mese, sia il presidente sia la vedova di Kirk, Erika Kirk, fecero il loro ingresso al servizio commemorativo nello stadio di Phoenix tra una pioggia di fuochi d’artificio, come wrestler professionisti.

La commentatrice di destra Candace Owens, amica di lunga data di Kirk e figura che ha lanciato la propria carriera proprio in TPUSA, ha lavorato senza sosta per diffondere e monetizzare deliranti teorie del complotto su un presunto piano internazionale per eliminarlo, che avrebbe coinvolto i governi di Israele, Egitto o Francia. Milo Yiannopoulos, altro commentatore di destra, ha ipotizzato che Kirk fosse gay, che il suo corpo non fosse mai stato sepolto e che potesse essere ancora vivo. Un imprenditore delle criptovalute ha promosso una meme coin chiamata “Kirkinator”, accompagnata da video generati dall’IA che ritraevano Kirk come un cyborg.

Sotto il regime Trump 2.0 — e nei forum online che hanno drasticamente ridotto la moderazione — molti esponenti della destra hanno dichiarato di avere carta bianca per fare a meno di qualsiasi linguaggio “woke” o “politicamente corretto”, riesumando insulti per demonizzare gli avversari e sfruttando cinicamente gli assassinii di liberali progressisti a proprio piacimento. Questo stesso clima, però, ha permesso anche attacchi feroci contro un provocatore del loro stesso campo, appena ucciso a sangue freddo. Più si indignavano per la mancanza di rispetto verso un compagno caduto, più gli odiatori si sentivano incoraggiati, sfornando montaggi di Kirk nei panni di chiunque: da Michael Jordan a Jonah Hill, da Beethoven alla Gioconda.

I tentativi sinceri di commemorare Kirk, o quelli cinicamente orientati a trarre profitto dalla sua morte, hanno alimentato l’ascesa del cosiddetto “Kirkslop”. C’è stata la campagna per erigere una sua statua nel campus del New College of Florida, una proposta che includeva un Kirk in bronzo generato dall’IA, deriso come un tributo pacchiano e indesiderato. Alcuni utenti dei social sembrano aver tentato di divinizzarlo in chiave cristologica, applicando l’acronimo “A.K.” (“After Kirk”) al periodo successivo alla sua morte — ma i detrattori hanno brandito il termine in modo ironico, rivoltandolo contro gli accoliti di TPUSA. I prodotti acchiappa-soldi, come una linea di vini a tema Kirk lanciata da una cantina pro-Trump, andavano oltre l’autoparodia.

E poi, naturalmente, c’è stata la canzone generata dall’IA We Are Charlie Kirk, firmata dalla band inesistente Spalexma: un inno talmente insensato e al tempo stesso roboante nella sua venerazione del defunto podcaster da essere destinato a fare da colonna sonora a migliaia di TikTok che lo hanno usato come arma per montaggi di immagini “kirkificate”. Il brano faceva parte di un intero album intitolato Charlie Kirk Forever Alive, arrivato su Spotify otto giorni dopo l’assassinio — Spalexma ha già pubblicato ben 18 album nel corso del 2025 — e chiude una tracklist che include anche titoli come Voice on Fire, I Bore the Cross e A Warrior of Truth (un’ode a Kirk che il gruppo fittizio aveva fatto debuttare un paio di giorni prima, Welcome Home Charlie, non ha ottenuto la stessa risonanza). Anche se a far emergere l’assordante bizzarria algoritmica di Spalexma sono stati inizialmente sostenitori riconoscenti di Kirk, oggi il brano appartiene senza dubbio alla sinistra sarcastica.

È evidente che Kirk sia la prima figura nazionale a essere stata completamente assorbita dall’universo in espansione del digital slop, in larga parte proprio a causa della popolarità di questa estetica anti-creativa — e della sostanziale indifferenza per la verità o per l’empatia — tra molti dei suoi colleghi più in vista. Per chi detestava Kirk e ciò che rappresentava, ridurlo in questo modo a una caricatura avrebbe avuto meno senso se la sua stessa fazione non fosse stata così stranamente affascinata dalla possibilità di deformare la realtà attraverso deepfake e animazioni grossolane. Ora Kirk appartiene a quella tradizione, intrappolato in una sorta di limbo fatto di riferimenti riciclati all’infinito.

I suoi alleati vorrebbero che fosse ricordato come un campione dei giovani conservatori e del dibattito aperto. Ma l’ondata massiccia di contenuti che deridono qualsiasi idea di una sua importanza duratura per la repubblica americana suggerisce un destino molto diverso. Ridotto a una battuta visiva privata di idee, Kirk finisce per simboleggiare soltanto il nichilismo del momento, la nostra capacità di trasformare perfino il collasso dell’ordine civico in una barzelletta perpetua. L’aspetto davvero inquietante è che questi artefatti sono prodotti da e per le sottoculture tossiche di internet in cui nuotava Robinson, ambienti in cui la violenza politica viene promossa come mezzo per ottenere gloria virale, o come fine giustificato in sé.

Da Rolling Stone US