Nelle Note sullo Stato della Virginia — metà almanacco, metà esplorazione filosofica pubblicata nel 1785 — il padre fondatore e futuro presidente Thomas Jefferson scrive della coesistenza di religioni e tradizioni di fede diverse in una nazione unita, e di come il dio di un uomo debba o non debba orientarne la politica.
«I legittimi poteri del governo si estendono solo agli atti che recano danno agli altri», scrive. «Ma non mi fa alcun male se il mio vicino dice che ci sono 20 dèi, o nessun dio. Non mi svuota le tasche né mi rompe una gamba».
Quasi 250 anni dopo che Jefferson scrisse le parole che ruppero con il vecchio impero e piantarono i semi di uno nuovo, la questione di quali dèi serva la classe politica americana pesa come un macigno.
L’arena della politica religiosa — della fede come fondamento dell’ideologia di governo — è stato un terreno di battaglia a netta dominanza repubblicana fin dall’ascesa del movimento evangelico nella politica elettorale negli anni Settanta. Un numero crescente di democratici si sta rendendo conto che non deve per forza essere così, soprattutto mentre gli Stati Uniti fanno i conti con quella che è forse la presidenza più sacrilega e idolatra della loro storia.
«La gente di destra si comporta spesso come se la religione fosse roba sua, come se fossero i principali interpreti del significato della fede cristiana», dice a Rolling Stone US il reverendo Raphael Warnock, senatore democratico della Georgia. «Le implicazioni di questo, in questo momento americano, le trovo tragiche».
Nel 2021, Warnock — pastore anziano della storica Ebenezer Baptist Church di Atlanta — è diventato il primo senatore nero della Georgia, puntando con forza sul suo ruolo di guida religiosa e custode della comunità di fede che un tempo era stata casa di Martin Luther King Jr. Ora assiste alla nascita di una nuova classe di democratici progressisti che si rivolgono alla propria fede come strumento per riconnettersi con gli elettori delusi — su tutto, dall’immigrazione alla politica economica.
Dalla Georgia al Texas, dall’Iowa all’Alaska, i candidati democratici cercano di usare le proprie convinzioni religiose come «un ponte», come lo chiama Warnock, per avvicinarsi agli elettori. Almeno tre candidati nel ciclo delle elezioni di midterm del 2026 hanno una qualche forma di formazione ecclesiastica. In Texas, il candidato al Senato James Talarico è un ex insegnante e seminarista presbiteriano che fa del comando di Gesù di «amare il prossimo» uno dei pilastri centrali della sua campagna. In Iowa, la pastora luterana Sarah Trone Garriott si candida per un seggio che rappresenta il 3° distretto congressuale dello Stato. In Alaska, il pastore presbiteriano Matt Schultz sfida l’unico rappresentante congressuale dello Stato, un repubblicano. Altri non hanno una formazione formale da predicatori o seminaristi, ma hanno abbracciato la fede di una vita come parte della loro identità politica. Rolling Stone US ha parlato con molti di loro del rapporto tra religione e politica, e del perché ritengono che gli elettori siano aperti a un messaggio religioso da parte di candidati democratici.
«Sono il più strenuo difensore della separazione [tra Chiesa e Stato], ma ho l’impressione che la componente laica del Partito Democratico pensasse che il modo migliore per proteggere quella separazione fosse semplicemente non parlare mai di religione — ed è stato un errore colossale», dice Talarico. «Quando cedi la fede, quando cedi il senso all’altra parte, ti ritrovi impoverito nella capacità di connetterti con le persone. Non credo che debba essere necessariamente la religione in senso stretto, non deve essere per forza una religione settaria, ma dobbiamo rivolgerci a qualcosa di diverso».
Warnock sostiene che per i democratici ci sia un’opportunità reale, dato il divario sempre più evidente tra le azioni del partito al potere e il loro messaggio fondato sulla fede. «Quello che allontana la gente dalle persone religiose, dai leader di fede, è quando c’è un profondo scarto tra quello che dicono e quello che fanno, tra i loro principi e le loro azioni», spiega Warnock, aggiungendo che i democratici possono usare la propria fede non per evocare fuoco e fiamme, ma per descrivere «le possibilità che questo paese ha di diventare davvero quello che potrebbe essere» e tracciare «il sogno di Dio per l’umanità» come «un’immagine caleidoscopica di molti colori, sfumature e forme».
Tra i dichiarati uomini di fede con un sogno per l’umanità decisamente diverso c’è Trump, e vale la pena fermarsi a riflettere su cosa significhi davvero il teso momento americano descritto da Warnock. Trump — che ha usato l’ufficio presidenziale per arricchire se stesso e la sua famiglia in modi inimmaginabili per i Presidenti precedenti — mette apertamente in dubbio di meritarsi il Paradiso, pur postando foto generate dall’intelligenza artificiale in cui si paragona a Cristo. La sua versione di una vita e di una politica cristiana comprende divorzi, accuse di infedeltà e violenza sessuale, furto a mani basse dalle casse pubbliche, l’arresto e la de facto tortura di migranti in campi di detenzione fetidi, la brutalizzazione dei manifestanti americani e la morte di un numero incalcolabile di persone per gli errori della sua politica estera. I leader religiosi che criticano l’amministrazione vengono accolti con sdegno, incluso papa Leone XIV — il primo Papa americano — che Trump ha definito «DEBOLE sul crimine e pessimo per la politica estera».
Eppure Trump continua ad abbracciare il fervore religioso che circonda la sua Presidenza da parte della destra evangelica. In un discorso davanti alla conferenza annuale della conservatrice Faith and Freedom Coalition a fine giugno, Trump ha sostenuto che il suo movimento aveva «salvato la religione», affermando che i «radicali» di sinistra volevano celebrare il 250° anniversario dell’America «cacciando Dio dalla piazza pubblica una volta per tutte».
Gli americani sono sempre più scettici sulla sua sincerità. Il numero di americani che considerano Trump «per niente religioso» è aumentato drasticamente dal 2020. Il suo gradimento sta calando tra i cristiani, in particolare tra quelli di colore. Sondaggi recenti hanno rilevato che circa la metà degli evangelici ritiene che la guerra del Presidente all’Iran e il trattamento riservato ai migranti non siano in linea con i valori cristiani. Con la fine della stagione delle primarie e i candidati che si preparano per il tratto finale della campagna, molti aspiranti al Congresso stanno denunciando l’ipocrisia della destra religiosa.
«Credo che i democratici commettano un errore quando cedono lo spazio della fede e dei valori alla destra, soprattutto perché nella maggior parte dei casi mi sembra che [i repubblicani] abbiano frainteso la fede», dice Warnock. «Questo è un momento morale, e abbiamo bisogno di persone di fede — non solo cristiani, ma persone di diverse tradizioni religiose, e persone che non si riconoscono in nessuna tradizione religiosa ma hanno il coraggio morale — che si facciano avanti e affermino il patto che abbiamo stretto gli uni con gli altri come popolo americano».
«Ho una certa libertà, perché pur amando questo lavoro, non sono innamorato della politica — sono innamorato del cambiamento», aggiunge. «La mia fede non è un’arma, è un ponte. È un invito a dialogare con me, e io con te, mentre cerchiamo di capire cosa significhi essere umani e americani in questo momento, e cosa possiamo costruire insieme».
Cliff Johnson, avvocato per i diritti civili e insegnante di scuola domenicale candidato come democratico nel profondamente rosso 1° distretto congressuale del Mississippi, è d’accordo.
«Penso continuamente a come possiamo usare il linguaggio condiviso della fede per affrontare le cose difficili», dice Johnson. A suo avviso, Cristo ha reso piuttosto semplice seguire i suoi insegnamenti: amare Dio e amare il prossimo. Chi è il tuo prossimo? La risposta è chiaramente tutti. «E questo mi porta a dire ai miei amici di sinistra: guardate, ragazzi, non possiamo odiare le persone. Possiamo arrabbiarci con loro, e poi dire: unitevi a noi. Se odiate le persone, loro lo sentono».
Nella politica caustica e isolazionista che domina oggi l’America, l’idea della forza che viene dalla costruzione di una comunità sembra «rivoluzionaria», dice Johnson, e come candidato, insegnante di scuola domenicale e professore di diritto cerca di far capire alle persone che l’unico modo per trovare un terreno comune è «sviluppare i muscoli per restare nella stanza con chi non la pensa come te».
La comunità come potenziale rimedio alla divisività del dibattito politico contemporaneo è un tema che ricorre in molti dei democratici che fanno campagna sul terreno della fede. Sarah Trone Garriott ha lavorato come cappellana in un pronto soccorso di Filadelfia prima di trasferirsi in Iowa e assumere un incarico nel Des Moines Area Religious Council, una rete di assistenza alla comunità. «Ho potuto fare la pastora per l’intera comunità», dice. «C’è molto terreno comune che condividiamo, anche quando le persone hanno credenze o prospettive diverse».
I candidati concordano anche su un punto cruciale: la loro religione non è una strategia elettorale né un’arma politica, ma una parte costitutiva di chi sono come persone. «La mia fede è ciò che mi motiva a fare cose difficili e a essere presente per la mia comunità», spiega Trone Garriott. «Quando parlo delle questioni da una prospettiva di fede, è perché è quello che la mia fede insegna: sono qui per aiutare le persone. Nutriamo gli affamati, aiutiamo i malati, accogliamo lo straniero, ci prendiamo cura di chi ha bisogno».
Talarico concorda sul fatto che la politica debba nascere dalla fede, e non viceversa. «Mi avete sentito ricondurre tutto a quei primi due comandamenti: amare Dio e amare il prossimo», dice. «Credo che la sequenza sia davvero importante — non si può far stare le grandi cose dentro le piccole. Il fazionalismo, la politica, le politiche sono qualcosa di più piccolo della fede, quindi vuoi che queste cose crescano dalle grandi cose, dalle cose profonde. Cerchiamo di attingere a questo ogni volta che possiamo, e non sempre in modo settario».
La nascente ondata di progressisti religiosi può essere ricondotta — almeno vagamente — ai principi del social gospel, un movimento sociale protestante americano del XIX secolo che cercava di affrontare i mali della società — povertà, malattia, disuguaglianza razziale e sociale, inquinamento — attraverso i principi cristiani. Non era particolarmente coeso — ecco perché probabilmente non ne avete mai sentito parlare — e le sue priorità e il suo carattere variavano da Stato a Stato, con posizioni molto distanti su molte questioni. Ma ha creato una corrente sotterranea di progressismo sociale ed economico di matrice religiosa che è sopravvissuta fino all’era moderna, continuando a trascendere le singole denominazioni.
«Tra le diverse comunità religiose, tra le persone non religiose, c’è molto terreno comune», dice Trone Garriott del suo percorso di fede. «La maggior parte degli americani vuole che le persone ce la facciano, vuole che i bambini mangino e che la gente abbia accesso alle cure. Per alcuni la motivazione non è religiosa, ma possiamo convergere sui risultati».
Warnock indica il desiderio di più moralità e di una politica fondata su principi in un’epoca in cui la figura politica più potente del mondo — Donald Trump — sembra abbracciare la corruzione personale a scapito degli americani. Il desiderio di riappropriarsi della propria fede dal movimento MAGA, che ha portato l’idolatria del presidente a livelli blasfemi piegando i Vangeli alle convenienze politiche, è un terreno fertile tanto per gli elettori quanto per i candidati.
«La religione si manifesta in molti modi», dice Warnock. «Fa molto bene nel mondo, e anche molto male, francamente — in nome della religione, in nome del Cristianesimo. C’erano molti cristiani dalla parte sbagliata della questione della schiavitù. Erano dalla parte sbagliata della segregazione di Jim Crow».
In altre parole, le parole costano poco. «Non credo che le persone siano necessariamente colpite o scosse dai tuoi principi», dice Warnock. «Quello che conta sono le tue azioni. Se riesci a centrare la fede in modo da puntare sull’amore, sulla giustizia, sulla comunità, su chi è ai margini, allora sì, credo che il Paese sia pronto ad ascoltare persone così».
Questo non significa che i democratici siano vicini a dominare l’arena della politica religiosa. I repubblicani sembrano abbracciare nuove ortodossie quasi ogni giorno. Il vicepresidente J.D. Vance — presumibile candidato alla presidenza nel 2028 — è attualmente in giro per presentare le sue ultime memorie sulla conversione al Cattolicesimo, la tradizione di fede di destra del momento.
Vance e altri convertiti recenti al Cattolicesimo si trovano in una posizione scomoda, visto che il relativamente nuovo Papa americano Leone XIV ha reso chiaro in ogni modo che la Chiesa cattolica e i suoi insegnamenti non avallano molte delle politiche dell’amministrazione Trump, in particolare su immigrazione e politica estera.
Trump e il suo vicepresidente hanno più volte avuto scontri pubblici con il pontefice; in un’occasione Vance ha invitato il capo della Chiesa cattolica ad essere «cauto» quando commenta «questioni di teologia».
«Dimostra che ciò a cui è davvero fedele è la sua agenda politica», e non la sua fede, dice Warnock del vicepresidente. «Se la Chiesa si mette di traverso, la travolgerà senza esitare. È davvero impressionante, ed è l’incarnazione più lampante di arroganza e tracotanza».
In Alaska, Matt Schultz è figlio di un sacerdote cattolico e di una suora cattolica scomunicati dopo essersi innamorati. Lui stesso è un ministro presbiteriano. «Ho sempre visto la religione come una cosa un po’ strana e curiosa, amo la mia tradizione di fede, ma riconosco anche che commettiamo errori», dice, indicando i suoi genitori che hanno continuato a vivere una vita di fede e amore nonostante gli errori che avrebbero forse commesso. Sia lui che Warnock hanno definito il modo in cui la destra usa gli insegnamenti di Cristo un caso lampante di «furto d’identità».
«Hanno preso il nome di Gesù e lo hanno trasformato in un orribile strumento di oppressione», dice Schultz. «Le persone sono più intelligenti di quanto questa amministrazione voglia credere, e quando vai in giro a dire che siete cristiani, ma poi fai del male alle persone in modo così profondo, togli le cure ai malati e il cibo ai bambini affamati, la gente sente la bufala. Dice: no, state contraddicendo la stessa tradizione di fede che affermate sia dalla vostra parte».
Resta da vedere quanto successo questi candidati otterranno a novembre. Warnock non è in lista quest’anno, ma il suo collega senatore democratico della Georgia Jon Ossoff sta affrontando la rielezione, visitando pulpiti in tutto lo stato per predicare un messaggio economico populista. Entrambi sono dati come possibili candidati alla presidenza nel 2028.
James Talarico si trova in una corsa serrata in Texas contro il procuratore generale dello stato Ken Paxton, la cui moglie lo sta divorziando per adulterio “biblico”. Il distretto in cui si candida Trone Garriott fu vinto di misura da Trump nel 2024 ed è attualmente detenuto da un repubblicano. Anche Schultz dovrebbe ribaltare il distretto unico dell’Alaska. Johnson invece tenta un atto di fede elettorale nel suo distretto del Mississippi, classificato come +18 repubblicano dal Cook Partisan Voting Index.
Tutti questi candidati sanno che la fiducia nel Partito Democratico è ai minimi storici. Dopo la demoralizzante sconfitta del 2024 e quasi due anni sotto la governance autoritaria di Trump, la fiducia nella capacità dell’establishment di partito di reagire agli eccessi dell’amministrazione Trump e di mantenere le promesse agli elettori è pressoché svanita. «Le persone stanno vedendo la corruzione sfrontata che è in corso in questo momento, e si chiedono: “C’è qualcuno che fa sul serio? C’è qualcuno le cui convinzioni si fondano su qualcosa di diverso dall’essere l’ennesimo politico di scambio?”», dice Warnock.
Quando le istituzioni che dovrebbero proteggere e difendere gli americani e le loro comunità si arrendono alla corruzione, all’avidità e alla criminalità, è forse naturale tornare alle bussole morali e ai principi sociali della fede come forza sociopolitica guida.
È il principio che Warnock, e i tanti candidati che percorrono un cammino simile, stanno mettendo al centro. «Non sono i miei principi che porto a quel lavoro, non è l’ortodossia della mia particolare fede: sono i valori della mia fede», dice Warnock. «La ricerca della giustizia, il centrare l’amore e l’amore per l’umanità, il dire la verità, l’empatia, la compassione, e la capacità di guardare negli occhi il proprio vicino e intravedervi un riflesso della propria umanità».















