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Ho ascoltato il nuovo di Sfera Ebbasta e mi è andato in crash lo spirito critico

La realness è diventata un fumettone. Non resta che rifugiarsi nell’Eden new age e fricchettone di Andre 3000 degli Outkast

Foto: Bogdan Chilldays Plakov

Giovanni Robertini: Ti dico subito che sono in difficoltà. È uscito il nuovo disco di Sfera Ebbasta, l’ho ascoltato un paio di volte, e alla fine mi è andato in crash lo spirito critico. Mi chiedo se oggi sia possibile recensire un album come X2VR, una sorta di Zeitgeist di un mondo artificiale, intelligente sì, ma soprattutto furbo, che surfa sia sull’algoritmo sia sulle nostre emozioni e ricordi. L’Auto-Tune di Sfera sempre più aderente al flow zuccherino e aspro della trap è l’Hal 9000 del rap game di oggi: da una parte c’è l’uomo, il ragazzo senza padre che viene dai palazzi e cresce sulla strada, e dall’altra parte c’è la macchina, ovvero il successo (“non ho più tempo da quando ho preso un Rolex” canta in Gol), i soldi, la fama, ma soprattutto i kg di RAM nostalgica che idealizza lo Sfera ragazzo gangsta e la sua realness. Ecco allora la realness AI, un ChatGPT che fuma erba ed elabora i dati di un passato che è tanto artificiale quanto nell’immaginario collettivo. Vabbè Picci, hai capito no? Non ti sto trollando come Morgan a X Factor

Alberto Piccinini: Che ha fatto Morgan l’altra sera, il pazzo? Non l’ho visto, ho cominciato a leggere la traduzione italiana del nuovo libro di Hua Hsu Stay True, e mi sono perso dentro ‘sta meraviglia di memoir anni ’90, ma ne parliamo un’altra volta magari. Mi sono alzato anch’io stamattina col nuovo Sfera Ebbasta, ci mancherebbe. Ne ho tratto due indicazioni, molto generiche. La prima è per te: le armi della critica non possono sostituire la critica delle armi, lo diceva il giovane Marx, adorabile. Infatti la cosa che mi piace di più del disco è il feat finale di Baby Gang e Simba dove non succede letteralmente niente oltre all’attesa di una sparatoria tra spacciatori, “scend abbass porta il click clack porta il Kalash”. Poesia pura. La seconda indicazione: che cosa abbiamo davvero in comune noi con il mondo di Sfera Ebbasta, scaricato e cliccato millemila milioni di volte da ogni piattaforma? C’è qualcosa che chiamerei estetica del percepito, che è come l’insicurezza percepita, una roba da Rete 4 e anche un po’ Philip K. Dick. Tu dici che quello di Sfera è un mondo artificiale, ed è vero. È un fumettone sempre uguale di case popolari, pistole, famiglie divise, piccoli criminali, spaccio, vendette, macchinoni e Rolex. Ma, se ci pensi, è anche il mondo delle zingarelle che rubano sulla metro, degli spacciatori blurrati che menano giornalista e cameraman, delle case occupate e dei blocchi stradali di Ultima Generazione. Il mondo di Del Debbio e dell’ultimo decreto sicurezza, insomma. Però rovescia lo sguardo: qua l’eroe è Sfera, lui è il cameraman, lui il Del Debbio, il Mario Giordano, lui Batman. Non c’è paragone, ovvio. Gli altri sono poveri sucker, come si diceva una volta. Noi non vediamo l’ora che arrivino le botte.

GR: Per ripigliarmi dal virus X2VR sono andato a sentirmi New Blue Sun, il disco spiritual boomer e fricchettone di Andre 3000 degli Outkast, un’ora e passa di flauto come Shabaka, con Alice Coltrane e Laraaji come guide mistiche. Il primo pezzo strumentale si intitola ISswear, I Really Wanted to Make a “Rap” Album But This Is Literally the Way the Wind Blew Me This Time. Capito? Lui voleva fare un disco rap ma è andato in crisi mistica: forse ci sarà di mezzo qualche santone come quello che si è esibito un mesetto fa davanti a Irama, Rkomi e Alessandra Amoroso, oppure è una sorta di espiazione dei peccati veniali del rapper. Forse come Morgan ha realizzato che lo showbiz è pieno di gente falsa e visto che non può più tornare nella realness del ghetto si accontenta dell’Eden new age, e noi ci possiamo godere questo esercizio di stile senza preoccuparci troppo che sia un greenwashing dell’anima, tanto, persa per persa…

AP: Bello l’Eden new age. L’altra mattina ho camminato la mia solita oretta ascoltando Death Is Home, il nuovo album di Aisha Devi, artista ginevrina di origine himalayana (!), un po’ Vangelis un po’ techno cialtrona, «Pauline Oliveiros per discoteche» ha scritto il recensore di Pitchfork. Eden della mutua. Ti segnalo anche Sarah Davachi, Long Gradus, solo droni di viole e violini lunghissimi, spettrali. Devo confessarti però che ho ascoltato parecchio il nuovo singolo di Marcella Bella Tacchi a spillo, di cui ci è stato appena fornito anche il videoclip con un pugno di ballerine vestite di nero e una specie di mezzo velo sulla bocca tipo mille e una notte all’ultimo piano di un grattacielo di Doha. Be’, fermi tutti! Il pezzo sui tacchi a spillo nei sampietrini, il dolore e il sadomasochismo necessari per affermarsi nella società contemporanea, è un misto tra Vogue di Madonna, il nuovo taglio di capelli di Giorgia Meloni, la manovra economica del governo in generale. Come sempre avantissimo, Marcella. Nostra Gloria Gaynor fin dalla prima disco music anni ’70, oggi sincera gay icon, ex candidata di centrodestra e per questo tenuta lontana della Sanremo comunista. Può darsi che quest’anno torni, e non siamo così banali da giudicare chicchessia solo in nome del suo credo politico. Ho pensato però che invece di aprire quella ridicola mostra farlocca a Roma su J.R.R. Tolkien con Sangiuliano e Pino Insegno, avrebbero potuto farne una su Marcella, l’unica vera intellettuale di destra, dissidente (molto più radical di Morgan) che c’è in giro.

GR: Mi è arrivata ora una mail che annuncia l’album delle canzoni di Natale di Gerry Scotti realizzate con l’intelligenza artificiale e penso, che peccato non averlo saputo prima, l’altra sera che stavamo a mangiare la pizza da Formula Uno con Valentina Tanni dopo la presentazione a Roma del suo importantissimo saggio su vaporwave, backrooms e weirdcore Exit Reality. Un dibattito su Gerry Scotti e l’intelligenza artificiale ci avrebbe svoltato la serata.

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