Rolling Stone Italia

Ecco perché Meghan Markle non eguaglierà mai Grace Kelly

37 anni fa moriva la principessa più bella di sempre e, nonostante qualcuna ci abbia provato, nessuna è mai riuscita a prendere il suo posto

Erano le 9.30 di un lunedì qualunque, a metà settembre. La principessa Grace sistemò sul sedile posteriore della Rover 3500 gli abiti che il suo sarto, a Montecarlo, doveva modificare. Per questo aveva deciso di rientrare anzitempo da Roc Agel, la residenza di campagna dei sovrani di Monaco, a 33 minuti di auto da Palais Princier. Al volante doveva esserci il fido autista Christian Silvestri: la sovrana non amava guidare per quelle curve ma, quel giorno, sorte nefasta, decise diversamente. Accanto a lei, la figlia Stéphanie, 17 anni. Una sterzata, poi un’altra. All’ultimo gomito le ruote della Rover non seguirono la carreggiata, si infilarono nell’unico lembo non protetto dalla barriera schiantandosi giù dalla collina. Stephanie se la caverà con qualche graffio, Grace morirà alle prima luci dell’alba del 14 settembre 1982, nell’ospedale che ancora oggi porta il suo nome.

Una fine traumatica accellera la consacrazione del mito. Se poi la fine è quella di una star di Hollywood diventata principessa del paesello in Costa Azzurra che ha una superficie inferiore a quella di Central Park, un PIL pro capite che supera i 148 mila dollari, e dove un residente su tre è milionario, il feuilleton è servito.

Grace incarnò la ragazza della buona società americana, ovviamente bionda, diventata il volto rassicurante e allo stesso tempo conturbante del cinema post bellico. Conquistò Ranieri mentre, era il 1955, si trovava in Costa Azzurra per girare Caccia al Ladro, con Cary Grant, diretta dal paterno Alfred Hitchcock. In un raro momento di pausa dal set, Kelly espresse il desiderio di visitare i giardini del principe di Monaco. «Attenta, è un burbero», la allertarono. Un anno dopo erano sposati. Prontezza di riflessi, seduzione, forse un tic di calcolo. Ma insomma i principi si conquistano (anche) con furbizia e malizia. Stesse doti utilizzate da colei che incarna l’esempio dell’attrice scritturata per quello che pare il canovaccio di una commediola romantica: la ragazza di origini afroamericane che fa perdere la testa allo scapolo titolato più ambito dalla femmina media, il principe Harry.

Meghan come Grace, dunque? Piano con i paragoni. Perché ci sono almeno cinque motivi per cui la duchessa di Sussex non eguaglierà mai la principessa di Monaco.

Le origini

Grace era figlia di Jack Kelly, un tizio che aveva fatto fortuna con un’impresa edile. Un palazzinaro, diremmo oggi. La famiglia viveva in una casa di 17 stanze nel ricco quartiere di Germantown, Philadelphia. Pur essendo molto ricchi, i Kelly erano ostracizzati dalla buona società cittadina: il loro era denaro giovane. Grace, terza di quattro fratelli, non di meno, era la meno considerata della famiglia. Suo padre disprezzava le arti, ma lei, che aveva incantato tutti con quell’aria cagionevole e pallidina negli anni dell’infanzia, era molto più volitiva di ciò che sembrava. Sognava il teatro e andò a New York. Grace non ha mai contato su una famiglia d’origine generosa, ma quanto meno non è mai stata foriera di scandali, eccezion fatta per la storia tra John Kelly, fratello della principessa, con la signora Rachel Harlow, che poi signora lo era diventata, visto che all’anagrafe si chiamava Richard Finocchio. Meghan ha sempre vissuto nell’ambiente di Hollywood. Suo padre Thomas era direttore delle luci di alcune serie TV passate alla storia, tipo General Hospital. E fece di tutto per inserire la figlia come comparsa nelle sue e in altre produzioni. È anche per questo che la sorellastra di Meghan, Samantha – nata dal primo matrimonio di Thomas – è la sua più acerrima detrattrice. Ogni sei mesi minaccia l’uscita di un libro-verità sulla duchessa, e ogni settimana la attacca dalle pagine di un tabloid o in diretta TV. «È un’arrampicatrice», sbraita. Alimentando un gossip decisamente grossolano. Che di mitologico non ha nulla.

Carriere a confronto

La vulgata recita: Meghan ha lasciato il firmamento di Hollywood per una vita da altezza reale, gran prova d’amore. Forse, ma si può affermare senza timore di smentita che Markle abbia lasciato Hollywood prima che Hollywood si accorgesse di lei. È vero, ha guadagnato 5 milioni di dollari facendo l’attrice. Ma in un solo show, il legal drama Suits, in cui ha interpretato una segretaria cocciuta che vuole dimostrare al mondo di poter diventare un avvocato di grido. Grace fu la musa di Alfred Hitchcock. Di lei, il maestro della suspance diceva: «È una signora, e questo offre a un regista certi vantaggi. Nelle scene d’amore, per esempio: se la fai interpretare da una prostituta si scade nella volgarità. Con una signora la scena diventa eccitante e affascinante». E va bene, si dice che Hitch ne fosse perdutamente innamorato. Ma Grace vinse anche un Oscar per Ragazza di Campagna, nel 1955. E il regista era George Seaton.

Gli ex

Dimmi con chi ti intrattieni e ti dirò chi sei. Nelle biografie di entrambe gli uomini compaiono a ritmo incalzante. Grace perse la verginità a 18 anni con un signore più grande di lei e sposato. Lo schema si ripeterà negli anni successivi, e quasi sempre sui set. Ebbe una storia con Gary Cooper – 28 anni più grande – mentre girarono Mezzogiorno di fuoco. Si innamorò perdutamente di Clark Gable, suo collega in Mogambo (ma secondo molti lui si concesse per una sola notte, preferendole la bottiglia di gin). Ebbe poi una tormentata storia con Oleg Cassini, stilista e costumista, stesso giro di un certo Giorgio De Chirico. E Meghan? Nelle cronache si annoverano un giocatore di hockey, tale Michael del Zotto, un golfista, Rory Mcllory, uno chef italo canadese, Cory Vitiello e un ex marito, il produttore cinematografico Trevor Engelson. Superfluo ogni paragone.

Bambagia reale

Grace arrivò a Monaco trovando uno staterello ridotto alla canna del gas: la Francia voleva annetterselo, le casse erano vuote, Palais Princier cadeva a pezzi. Fu la sua notorietà ad attirare gli investitori, come Onassis. Meghan difetta di questa aurea di operaia del regno, preferendo concentrarsi sui privilegi: un milione di euro per vestirsi durante la dolce attesa, i voli privati per raggiungere, questa estate, Ibiza e la Riviera, e poi la ristrutturazione di Frogmore Cottage, dépendance del castello di Windsor, costata 2 milioni di euro ai contribuenti, dove lei, Harry e il piccolo Archie Harrison si sono trasferiti. Ma ogni tanto qualcuno mette freno ai capricci di sua altezza. Lo ha fatto la regina Elisabetta, per esempio. Meghan prima delle nozze voleva scegliersi la tiara più adatta al vestito che aveva commissionato a Givenchy. Come se il caveau reale fosse una qualunque boutique di Van Cleef & Arpels. Sua maestà, perentoria: «Le tiare sono mie e indosserai quella che io ti presterò». Novantatrè anni mica per niente.

Il mio peggior nemico è il mio migliore amico

Grace sapeva incantare i suoi haters. Le le dame monegasche non potevano vederla, all’inizio, poi ne imitarono lo stile. Le principesse europee provavano orrore al solo pensiero di doversi sedere accanto a lei durante un ricevimento, perché faceva l’attrice, mestiere deprecabile, ma poi ne furono conquistate come adolescenti al cinema. Charles de Gaulle voleva annettere Monaco alla Francia, ma cedette nei suoi intendimenti riconoscendo alla signora fascino e tempra. Meghan solo una volta, per ora, si è trovata a fronteggiare un antagonista politico: Donald Trump. Che, da attrice, aveva alacremente contestato. E come l’ha fronteggiato? Non presentandosi a Buckhingham Palace durante il ricevimento dato dalla regina. È vero, Meghan era in maternità, dunque assente giustificata. Ma la sua è stata comunque un’assenza rumorosa, che puzzava di viltà. Qualcuno le spieghi che non è più un’attivista in cerca di like. È la moglie di un principe d’Inghilterra. Grace si immolò per la causa. Meghan dà l’impressione di essersi accomodata. Nell’attesa di scegliersi la tiara che preferisce.

Iscriviti