Conglomerandocene: Le nozze di Cana | Rolling Stone Italia

Conglomerandocene
Home Culture Società

Conglomerandocene: Le nozze di Cana

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi su Rolling Stone, il giorno in cui i giovani Geremia e Ismaela si unirono in matrimonio

Il dipinto 'Le nozze di Cana', di Paolo Caliari. Credits: Wikimedia Foundation

E venne il giorno in cui i giovani Geremia e Ismaela si unirono in matrimonio. Dopo la cerimonia, era stato allestito un banchetto a casa della famiglia di Geremia, dove i convenuti avrebbero potuto trovare ristoro e si sarebbe festeggiata l’unione dei due sposi. Una cosa disimpegnata: pane azzimo, agnello, mini-pizzette e via andare. Al rinfresco era invitata anche Maria, amica della madre della sposa, insieme al figlio Gesù. Gesù quel giorno aveva combinato di studiare religione con l’apostolo Giovanni, quindi Maria chiese se anche quest’ultimo avrebbe potuto aggiungersi.

La madre di Ismaela gli rispose di sì, anche se un po’ le scocciò, visto che già ai tempi dell’invito era stata titubante se invitare o meno Maria. Ma alla fine lo aveva fatto e questa aveva dato per scontato di poter portare anche il figlio. Ora il figlio portava un’altra persona. Ad averlo saputo, la signora De Leonardiis si sarebbe fatta gli affari suoi. Senza contare che Maria aveva recato in dono giusto un’antipastiera di terracotta, oggetto che non compariva nemmeno nella lista di nozze.

Fu così che giunsero allo sposalizio Maria, suo figlio Gesù e l’apostolo Giovanni. L’atmosfera era di giubilo e letizia. Quando gli sposi rivelarono che presto avrebbero avuto un figlio, si versarono fiumi di vino e si accesero fuochi. Gesù era stato in disparte tutta la sera, zitto come l’olio novello di Galilea, quando d’un tratto salì su uno sgabello e alzò le mani al cielo, attirando su di sé l’attenzione di tutti i convitati. Calò il silenzio, i sorrisi si gelarono, i calici rimasero sospesi a metà, tutti guardavano il Profeta. Fu allora che Gesù, rivolgendosi agli sposi, disse: «In verità, in verità vi dico: avete fatto bene a sposarvi di sabato, poiché domani nessuno lavora e si può fare tardi!». Tutti gli risposero con applausi complici e liberatorie risate. Magari non c’entravano niente, ma la folla era tesa poiché si temeva che Gesù facesse chissà quale discorso strano.

La festa continuò e giunsero saltimbanchi giudei, cantanti eunuchi e danzatrici del ventre. Tutto pareva andare per il verso migliore, quando d’improvviso irruppe la tragedia: il vino era finito! Gli invitati andarono nel panico. Che matrimonio avrebbe potuto mai essere, senza che fosse bagnato da una copiosa fuoriuscita di nettare d’uva? Ma quel panico, poco dopo, fu messo in ombra da un altro più grande: dove era finito Gesù? Non si trovava più, pareva letteralmente sparito. Gli invitati si divisero e lo cercarono in ogni stanza, dentro le botti vuote, fin sul tetto di casa. E fu proprio guardando dal tetto che lo scorsero giungere, da lontano, a bordo di un piccolo carretto a pedali.

Gesù aveva fatto un altro dei suoi “miracoli”. Era riuscito a procurarsi del vino, a casa di suo zio Samael. Una damigiana e un altro paio di bottiglie fosse mai che non bastava. La festa tornò grande. E non era nemmeno un vino d’emergenza, ma un ottimo vinello rosato, tanto che Giovanni chiese che marca fosse. «Chiappetti brut», rispose severo Gesù. «Buono!», sentenziò allora il tessalonicese. «Se non era buono non prendevo. Molto semplice», concluse il Nazareno.

Altre notizie su:  Conglomerandocene opinione