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Conglomerandocene: La dieta dei polifosfati organici

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi su Rolling Stone, i consigli alimentari del dottor Gastone Malandra

Foto di Hendrik Schmidt/picture alliance via Getty Images

Mia sorella Gisella ha avuto una vita molto sfortunata. Per vari motivi che per un fatto di correttezza non sto qui a sviscerare ma soprattutto perché che ha partorito sempre figli di bassa qualità, che venivano a mancare poco dopo la nascita per le più disparate mutazioni genetiche.

Il primogenito fu Luigi, un bambino nato senza ossa, praticamente una pozzanghera umana di carne bravo solo a piangere. La sua prima parola non fu “mamma” come per tutti i bambini, ma – almeno sostiene Gisella – “uccidimi”. Mia sorella, anche a costo di viziarlo già da piccolo, lo accontentò.

Venne poi la volta di Graziana, una bimba dal volto deformato dagli acidi gastrici, che però era considerata bellissima perché aveva una massa tumorale a forma di bambina bellissima: Melody. Gisella la dette in adozione ad una ditta che non poteva avere figli, la Simmenthal. Ne riconobbe un occhio trent’anni dopo in una latta di pressatella e scoppiò in lacrime. Il terzo era Carlo, un bambino con un mal di gola fortissimo. Poi ci fu un parto gemellare: Elia ed Enea, due gemelli siamesi uno davanti all’altro, uniti da
una sola testa fatta di due nuche. Erano litigiosissimi, passavano tutto il giorno a spintonarsi per vedere chi riusciva a buttare l’altro a terra. Non comunicavano, ma se gli origliavi alle tempie li sentivi litigare internamente per motivi insondabili e privatissimi, addirittura sul tema della bicamerale.

Il sesto figlio, Folco, era un ragazzone alto un metro e novantaquattro pur essendo senza gambe. Il settimo fu Maelström, un bimbo che piangeva sempre. Solo a quarant’anni suonati rivelò il motivo del suo pianto: la morte di Bernie Lomax in Weekend con il Morto. Ma vattene a fanculo!

Fu il momento del piccolo Loris. Per una volta pareva perfettamente normale, ma da una biopsia fatta quasi per caso venne fuori che aveva il DNA di un delfino. Praticamente era un delfino ipermutato, tanto da sembrare a tutti gli effetti un essere umano. Scappò presto di casa, si buttò nel mondo della musica e divenne famoso in Spagna col nome d’arte di Alvaro
Soler.

Il nono figlio fu Kevorkian ed era un bimbo con un difetto tollerabile: un piede marcio. Ma fu solo nell’adolescenza, quando gli venne amputata una gamba perché andata in cancrena, che si scoprì la sua malformazione: il cervello era dislocato nella gamba. Infatti dopo il taglio fu solo la gamba a sopravvivere e oggi è uno stimato dermatologo nella ridente Imperia. Anche il decimo figlio sembrava finalmente un bambino di foggia regolamentare. Gisella per scrupolo gli fece fare tutti gli esami possibili e non risultò niente di strano. Unico problema: quel bimbo ingrassava lentamente ma regolarmente giorno dopo giorno. Si chiamava Fegatellius e a quattordici anni era così grosso che, a confronto, una cosa molto grossa appariva poco grossa. Le provava di tutte per dimagrire, era arrivato addirittura a comprarsi una cyclette, ma non riusciva a perdere un solo grammo. Si pensi che Fegatellius a dieci anni pesava ormai più di duecentottanta chili.

Fino a che mia sorella si rivolse al dottor Gastone Malandra, il nutrizionista famoso per le merendine da banco frigo della linea “La merenda completa del dottor Maladra”. Quelle scatoline con il topolino di Ratatuille sopra che per un euro ti contengono: 17 gr. di Grana Padano, i minigrissini, 125 cl. di succo alla pesca, una piccola elica di plastica per fare i cretini. Fu così che il dottor Malandra, nel dormiveglia, coniò per lui una dieta molto
particolare, che chiamò “Dieta dei Polifosfati Organici”.

Il primo giorno della dieta, a stomaco vuoto, Fegatellius doveva mangiare “La merenda completa del dottor Malandra”. Il secondo giorno, dopo averla evacuata, si sarebbe saziato cibandosi degli escrementi derivanti da quella merenda. Quindi, il terzo giorno, avrebbe mangiato gli escrementi derivanti dagli escrementi del secondo giorno, a loro volta derivanti da quella mela del primo giorno. E via di seguito. Il dottor Malandra sosteneva che ingurgitando le calorie di un solo pasto, il primo, il piccolo si sarebbe sfamato per l’eternità senza ingurgitare altre calorie, perché quel pasto evacuato sarebbe stato privo di calorie e però l’avrebbe saziato. Il problema è che Malandra non aveva calcolato che, ad ogni evacuazione, parte degli escrementi si perdeva perché rimaneva attaccata alla ceramica della tazza, quindi il pasto era ogni volta più frugale, meno completo e lui sempre meno sazio. Praticamente era una dieta a matrioska. Così Malandra l’ha corretta in corsa e gli ha prescritto di recuperare quella parte che sarebbe se no andata perduta, facendo scarpetta con del pane integrale dell’Antica Forneria Malandra.

Solo che, proprio a causa del pane ingurgitato ogni volta, la quantità di escrementi prodotti si è di colpo invertita ed è diventata ogni volta più ingombrante e il suo pasto sempre più esagerato. Praticamente una dieta a matrioska invertita. Scarpetta dopo scarpetta, Fegatellius ha preso ad evacuare una quantità sempre maggiore di escrementi, che poi venivano scarpettati e la volta dopo erano ancora di più.

La cosa è sfuggita di mano e due mesi dopo l’inizio della dieta, Fegatellius evacuava ogni giorno centinaia di chili di escrementi, quindi se li rimangiava e indefesso ancora scarpettava. Malandra veniva quindi interpellato via Whatsapp da mia sorella ma rispondeva laconico: “Chiedo venia, sarei a Montecarlo”. Fino a che, un bel giorno, Fegatellius è scoppiato. Ma grazie al suo lascito di escrementi è riuscito a sfamare l’intero Darfur, che golosamente si è sbafato tutto, abituato a cose molto peggiori, come il caucciù, la verza e gli sciampi dimenticati lì dai missionari.

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