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Conglomerandocene: E venne un uomo chiamato Gesù

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi su Rolling Stone, cosa è successo davvero la notte del primo Natale della storia dell'umanità

Foto: Fine Art Images/Heritage Images/Getty Images

Notte.

Era fredda e senza luna la notte dei tempi, quando Giuseppe e Maria, due giovani amanti in fuga (da una sorta di Polfer dell’epoca, non ho voglia di spiegarlo), avrebbero dato vita al piccolo, microscopico Gesù.

Gesù nacque in una gelida grotta della città Betlemme, la grotta 43, appoggiato ad un pagliericcio che era appoggiato sul terreno argilloso a sua volta appoggiato sul globo terrestre in pieno mesozoico. Un bue e un asinello erano stati abbattuti per tenere caldo il piccolo col calore della loro decomposizione. Giuseppe e Maria erano felici e dimostravano la loro gioia con tripli salti mortali carpiati e ingurgitando quantità industriali di spicchi di panforte Nannini con la mandorla appuntita bastarda che ti riga smalto e dentina, mentre il piccolo Gesù sorrideva divertito ed esclamava: “Gha!”. I tre a tutto pensavano tranne che di stare vivendo il primo Natale dell’uomo, per giunta da protagonisti, con tutto ciò che ne sarebbe conseguito nei secoli a venire.

La verità è che la Nannini, multinazionale di panforti senesi e articoli da regalo che fossero panforti senesi, aveva coniato un concorso che – con tanto di busta depositata dal notaio – avrebbe reso famosa la prima coppia di personaggi storici residenti nella grotta 43. Era già tutto pronto da tempo, compreso uno pterodattilo che sarebbe passato per ogni grotta del mondo a portare doni ai bambini: felci a quelli buoni, selci a quelli cattivi. Da allora, ogni anno, si sarebbe celebrato l’anniversario della nascita di Gesù, fino alla fine dei tempi. A nessuno interessava se questo avrebbe oscurato impietosamente la festa precedentemente fissata per quel giorno: il compleanno dell’essere monocellulare Quercetti. Tra l’altro Quercetti aveva preso a cuore questa piacevole abitudine che si ripeteva da millenni e ci rimase molto male quando seppe che un essere pluricellulare di stirpe ebraica gli aveva oscurato il genetliaco. “Il cielo stellato sopra di me e la legge morale in me” avrebbe detto il filosofo Immanuel Kant, “abbiamo una banca” avrebbe chiosato il Premier Piero Fassino, ma la monocellula Quercetti, molto meno colta, si limitava a prendersela senza motivo con suo cognato Gianni, per giunta invalido all’80% per aver ingurgitato inavvertitamente una cattedrale scambiandola per collirio.

Intanto Gesù, crescendo, si sarebbe dimostrato un individuo molto particolare. Già nella prima infanzia, egli riusciva a compiere miracoli straordinari, come quando curò un suo compagno di classe, affetto dal Morbo di Scagnetti, malattia che lo costringeva a camminare unicamente da sdraiato e rimanere fermo solo se in piedi. E allora Gesù gli ordinò: “Lazzaro, alzati e cammina!” E Lazzaro guarì. Ma l’abilità per cui Gesù era più conosciuto erano i suoi giochi di parole incredibili, che venivano celebrati con feste sfarzose in tutto l’Impero Ottomano con tanto di danzatrici del ventre direttamente dalla Samotracia. Il suo scioglilingua più apprezzato era il celeberrimo “boicotto il biscotto”, che tentò anche di brevettare ma senza risultato.

Ma non si pensi che Gesù fosse un tipo acriticamente pacioso! Al contrario, egli poteva dimostrarsi anche severo e birbone. Un giorno scoprì che un crocchio di mercanti senza scrupoli aveva scelto un tempio per fare mercimonio di metalli, monili e statuette presepiali. Se fosse stato un tempio qualsiasi, Gesù avrebbe anche potuto tollerarlo, ma quello era il tempio della divinità di cui Gesù era messaggero sulla terra: Anubi. Così Gesù non lo mandò a dire, ma fece irruzione nel tempio e imbastì una polemica incredibile, fino a che i mercanti se ne andarono a dir poco disgustati.

Ma tutto il popolo era in festa e amava questo pittoresco benefattore, il quale ricambiava con numeri sempre più straordinari, addirittura con le palline e i cucchiai di plastica. Grazie a un selvaggio passaparola, in breve tempo il mondo intero si trovò ad essere pazzo di Gesù, a cui tributava onori, lodi, crocefissi placcati e panforti Nannini al Grand Marnier. Lui gioiva di questo, ma era una gioia finta e presto la malinconia del vivere prese il sopravvento, finché un bel giorno Gesù si tolse la vita per una ragione molto triste: era convinto di avere il naso strano. In realtà era un naso normalissimo!

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