Conglomerandocene: ‘Brividi’ (lettera di Pietro Pacciani a Mario Vanni) | Rolling Stone Italia
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Conglomerandocene: ‘Brividi’ (lettera di Pietro Pacciani a Mario Vanni)

Nella nuova puntata della rubrica dello Sgargabonzi su Rolling Stone, la versione estesa del testo della canzone che ha vinto Sanremo, trasformato in lettera tra compagni di merende

Conglomerandocene: ‘Brividi’ (lettera di Pietro Pacciani a Mario Vanni)

Foto via Unsplash

Ho sognato di volare con te e due belle fiche nelle ottime “Hawaii”, caro Mario.

Su una bici di diamanti ci andranno i bucaioli come il Butini, a noi due Mario ci basta un’incantevole Regata rosso fiammante, dico bene? Mi hai detto: “Sei cambiato, non vedo più la luce nei tuoi occhi”. E lo credo bene, visto che sono qui per colpa di quei vili infami, luridi e sifilitici.

La tua paura cos’è, Mario? Non uscire da Sollicciano entro l’estate? Un mare dove non tocchi mai un culo perché la gente ti scansa come un appestato per me non vale una sega. Anche se il sesso non è la via di fuga dal fondo, io due belle pigiatine con quella di Compiobbi me le rifarei volentieri, caro Mario, tu no?

Dai, non scappare da qui, resta qua che si ragiona. Non lasciarmi così, nudo con i brividi, e passami quell’asciugamano, che manco il bolide dell’acqua calda funziona qua in carcere!

A volte non so esprimermi, anche durante il processo, ma tanto ce li ho tutti contro. E ti vorrei amare, cara Miranda, ma sbaglio sempre fin da quel fattaccio di Tassinaia nel ’51. E ti vorrei rubare un cielo di perle di Maiorca, ma ormai c’ho gli occhi addosso di tutti pure mentre ci fanno fare le collanine. E pagherei per andar via da qua, sia chiaro! Accetterei anche una bugia sull’estimo della casa in via Sonnino. E ti vorrei amare ma sbaglio sempre, dolce Miranda mia. E mi vengono i brividi, brividi, brividi perché anche il radiatore è freddo marmato madonna impestata.

Tu, che mi svegli il mattino, caro Mario, un caffeuccio, una nastrina, due scorreggie e via! Tu, che sporchi il letto di vino, che qua dentro manco si potrebbe tenere. Tu, che mi mordi la pelle dell’agenda del Monte dei Paschi che m’ha regalato l’avvocato Bevacqua. Non lo fare, belva! Con i tuoi occhi da vipera imbalsamati dai retta a me che ci fai poco se cerchi di barattarli con le Muratti durante l’ora d’aria. E tu, sei il contrario di un Angelo Izzo, per me sei un Girolimoni fatto e finito per quanto sei innocente e candido come un fiorelluccio di campo. E tu, sei come un pugile all’angolo stuzzicheria del bel tinello che avevo agghindato nella casa di via Sonnino a Mercatale. E tu scappi da qui, mi lasci così, nudo con i brividi perché c’è questa finestra che mi spiffera sulla collottola madonna lampo.

Dimmi che non ho ragione su questa beffa dei compagni di merende, Mario: il Mostro ammazzava da solo e non esistono nemmeno dei mandanti! E vivo dentro una prigione per colpa di Vigna, Canessa, la Ciuca e altri fenomeni. E provo a restarti vicino caro Mario, però tu di certo non aiuti. Ma scusa se poi mando tutto a puttane e non so dirti ciò che provo, è un mio limite, del resto non è che tu sia Petrarca. Per un “ti amo” ho mischiato droghe e lacrime, la Miranda Bugli lo sa bene… droghe nel senso di spezie eh! Questo veleno che ci sputiamo ogni giorno m’ha rotto i coglioni, ci vogliono mettere l’uno contro l’altro, non lo capisci? Io non lo voglio più addosso, prendiamocela piuttosto col Lotti reo confesso e quella serpe del suo avvocato Bertini che lo incalza. “Lo vedi, sono qui su una bici di diamanti” mi sussurrò Giancarlo in aula per farmi capire che l’avevano ricoperto di quattrini. “Uno fra tanti” aggiunse, perché avevano pagato anche il Fernando Pucci.

Nudo con i brividi sono, perché per il nervoso cammino sempre scalzo sul piantito e c’ho pure un po’ di raspino. A volte non so esprimermi, anche davanti al giudice, ma tanto non mi crede. E ti vorrei amare, ma sbaglio sempre, cara Miranda. E ti vorrei rubare un cielo di perle di Guttalax in farmacia, visto che ne andavi matta. E pagherei per andar via da questo inferno. Accetterei anche una bugia, tipo che il dottore di Perugia non c’entra nulla. E ti vorrei amare, Miranda, ma sbaglio sempre. E mi vengono i brividi, brividi, brividi perché prima di coricarmi leggo Piccoli Brividi. Almeno quello potrò?!?!

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