Chiedere scusa come Chiara Ferragni | Rolling Stone Italia
Conglomerandocene
conglomerandocene

Chiedere scusa come Chiara Ferragni

Anche Lo Sgargabonzi ha qualcosa per cui fare ammenda, e il pandoro-gate lo ha ispirato

chiara ferragni

Chiara Ferragni

Foto: Stefania D'Alessandro/Getty Images

Sono sempre stato convinto che chi è più fortunato abbia la responsabilità morale di fare del bene. Per questo io da diversi anni, sotto Natale, sono solito allestire una lista dei desideri su Amazon, contenenti beni di prima necessità da dare in beneficenza a Onlus di mia fiducia, non ultima l’ottima – lo dico subito a scanso di polemiche – Emergency. 

 

In questi anni mi è stato più volte chiesto perché non ho aperto semplicemente una raccolta fondi come molti colleghi. È molto semplice: non si sa mai a chi vanno in mano questi soldi. I Comboniani? Non mi fido. I Lautari? Non amo le biro. La Chiesa Valdese? Preferisco la O.V.R.A. Non sarebbe la prima volta infatti che questi “signorini” delle Onlus poi si scopre che con i soldi c’hanno comprato il gazebo in legno lamellare per andarci a mangiare d’estate con i cognati. Panzanelle ferragostane, cocomeri, magari una bella boccia di Lambrusco Chiarli ghiacciato, che tanto paghiamo noi. Della serie: ma sì, checcefrega?

 

Mi piace pensare che i bambini africani tanto cari a Emergency a cui andrà la mia beneficenza siano prima di tutto persone e non semplici indigenti. È per questo che i beni di prima necessità che chiedo non sono generi alimentari, bensì – i parrucconi si reggano alla sedia – giochi da tavolo. 

 

E questo per vari motivi. In primis perché me ne intendo e posso offrire a questi bimbi africani le migliori esperienze ludiche possibili, che siano esse di piazzamento lavoratori, gestione risorse, costruzione tratte, speculazione azionaria, roll & write o semplice bluff. In secondo luogo perché credo fermamente che questi bambini abbiano il diritto di vivere la parte più spensierata (ma non de-pensierata) della loro età e, pur nelle loro palafitte, mettersi baffetti finti all’insù, monocolo e pipa e affrontare le indagini più malmostose di Sherlock Holmes Consulting Detective.

 

Mi ha fatto molto male la polemica di queste ore, sul fatto che negli anni, dei tanti giochi da tavolo raccolti grazie a voi, avrei fatto arrivare in quel del Darfur solo Dune Imperium.

 

Peccato che io con Dune Imperium penso di aver fatto divertire tanti bambini africani in limine vitae o – a scelta – in articulo mortis. Uno, tale Giorgio, l’ho pure sfamato grazie al mio gesto visto che, aperta la scatola, ha prontamente ingerito le pedine dei vermi nel deserto e quella di Duncan Idaho.

 

C’è una ragione per la quale a oggi mi sono sentito di fare arrivare in savana solo quel titolo: non appena ricevuto il gioco è subito stata diffusa la notizia che sarebbe uscita a breve la nuova edizione, che non ne ampliava le possibilità di gioco, bensì correggeva gli errori della prima, sbilanciata verso la strategia militare. E non conoscendo il mittente non potevo fare il reso ad Amazon. Ho poi pensato che i bambini del Darfur hanno tutti i pregi del mondo, ma difficilmente sono dei diavoli da torneo. Questo mi ha fatto pensare che avrebbero apprezzato quel titolo light ben più del sottoscritto, che magari l’avrei lasciato a impolverarsi sul proverbiale, funesto scaffale. Mi si chiede perché tutti gli altri li ho tenuti per me. Molto semplice, volevo provarli, terrorizzato all’idea che non fossero all’altezza di Emergency, un po’ la Montezemolo delle Onlus diciamolo chiaramente (non me ne voglia la sempre simpatica Non Una Di Meno). Oltre a questo, imparate le regole, avrei potuto spiegarle ai bambini una volta sceso nel Malawi. E mi si chiede quando sarei sceso nel Malawi. Be’, saranno anche cazzi miei, o no?!

 

Questi sono i valori che hanno sempre spinto me e la mia famiglia. Questo è quello che insegniamo ai nostri figli. Gli insegniamo anche che si può sbagliare, e che quando capita bisogna ammettere, e se possibile, rimediare all’errore fatto e farne tesoro. Ed è quello che voglio fare ora. Chiedere scusa e dare concretezza a questo mio gesto: devolverò l’intera serie di Imperial Settlers per sostenere le cure dei bambini ma soprattutto nel distrarli nel mentre. Alla fine della fiera penso che sia stato più che altro un errore di comunicazione, perché ho rivisto il filmato e parlavo dentro il tubo dello Scottex a mo’ di megafono per fare il matto. Purtroppo si può sbagliare, mi spiace averlo fatto e mi rendo conto che avrei potuto vigilare meglio. Ma, se la sanzione definitiva dovesse essere come spero, cioè inferiore a quella decisa dall’AGCM, la differenza verrà aggiunta a Imperial Settlers includendo le rarissime carte promo. Spero che la pena si riveli effettivamente inferiore, perché la parte civile ha chiesto che io doni l’intera collezione di Talisman, ma non esiste. Purtroppo ci sono espansioni fuori catalogo, tipo L’Avanzata dei Ghiacci, quindi mi seccherebbe troppo!!! Talisman no, vi supplico no, vostro onore. Volete che mi prostituisca? Vi va? Sono una porcellina con il culetto scoperto tutto da sculacciare oh-oh! Ecco, io che amo le donne più di quanto ami Pinochet, piuttosto che dare via Talisman preferirei appartarmi con Ken Foree, il nero di Zombi. E forse forse – ma solo se fa il bravo – gli conferirei lei: “the mouth”.

Altre notizie su:  Conglomerandocene