Storia della collab Zara x Bad Bunny | Rolling Stone Italia
Itaca, oh Itaca!

C’è la storia più vecchia del mondo dietro la collab di Zara e Bad Bunny

Quella di un celebre e ingegnoso naufrago, ma pure quella che ci racconta di come i brand cercano di legarsi ai "culture maker" del loro tempo per rimanere rilevanti. E desiderabili

Bad Bunny Zara

Bad Bunny ha indossato un completo di Zara durante il suo storico Halftime Show al Super Bowl, l'8 febbraio 2026

Foto: Neilson Barnard/Getty Images

Quando Omero, o chi per lui, raccontò di Odisseo, l’uomo dal multiforme ingegno che viaggiò per mare per tornare alla sua patria, non avrebbe mai immaginato che il suo eroe sarebbe potuto diventare Bad Bunny nel video diretto da Stillz per il lancio dell’esclusiva collaborazione del cantante con Zara.

Zara presents BENITO ANTONIO

La collezione BENITO ANTONIO, lanciata online il 21 maggio 2026, conta 150 capi coloratissimi, omaggio allo spirito vivace di Porto Rico, home land del cantante, tra t-shirt a righe, short in lino oversize e baseball hat dalle tonalità caraibiche dal rosa al verde acido.

Ma torniamo al mito greco. Odisseo, dopo aver perso tutti i suoi compagni in rocambolesche avventure e dopo aver trascorso ben sette anni nell’isola di Ogigia, dalla ninfa Calipso, costruì un’imbarcazione di fortuna, cucì una vela e partì, da solo, alla volta di Itaca. Ma, spoiler, giungerà invece a Scheria, Isola dei Feaci.

Dunque eccolo, Bad Bunny, arroccato su uno scoglio con una valigia piena di abiti; Bad Bunny marinaio che cuce insieme magliette e pantaloncini, all Zara of course, per creare una vela improvvisata. Bad Bunny uomo solo in mare aperto, abbracciato orgogliosamente all’albero della sua zattera.

Penso che sia importante per un artista non dimenticare mai da dove si proviene, ha dichiarato più volte l’artista. Ma qual è, quindi, il suo porto sicuro?

 

 
 
 
 
 
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Bad Bunny non interpreta l’eroe che torna a casa: interpreta l’uomo che la casa la porta con sé. La vela rappresenta il patchwork di identità, riferimenti culturali ed esperienze che il musicista, diventato designer, ha tradotto in collezione limitata per il brand. E, infatti, il viaggio non è orientato a una destinazione precisa; è piuttosto una dichiarazione di appartenenza. Qui la moda diventa racconto identitario. La collezione non viene mostrata come sequenza di look, ma come un archivio di desideri, un bagaglio di radici. Gli abiti stessi diventano un elemento di resistenza. La vera protagonista del racconto è la metafora della Casita, una casa cioè che può essere trasportata ovunque, un rifugio emotivo più che fisico.

Tema controverso, considerate le ultime news sulla vera “Casita” che Bad Bunny si sta portando in tour: la ricostruzione a grandezza naturale di una tipica casa portoricana rosa, posizionata sul palco come fosse un privé VIP. Lì il cantante si esibisce davanti a ospiti famosi e fan selezionati.

Comunque sia, l’artista, eletto già best dressed nel 2025 e celebrato dal mondo della moda, aveva dato alcuni indizi e anticipazioni della sua estetica e della sua imminente collezione con il brand spagnolo. Durante il Super Bowl aveva debuttato un outfit personalizzato color crema, un total look Zara in contrasto con uno sfondo verde menta e rosa bubblegum. Ai piedi, ça va sans dire, le sneaker Adidas BadBo1.0. Altra collaborazione.

Non è una novità. Sappiamo che i colossi creativi della musica e della moda si autoalimentano, dando vita a un intreccio profondo: anche questo è star system. Musica e moda si plasmano vicendevolmente, lanciano tendenze, tanto che è oggi molto difficile capire da dove scaturiscano davvero.

I musicisti più popolari di un’epoca sono spesso anche quelli che “dettano trend”, collaborando con brand per diffondere nuove estetiche. Si pensi solo ad Harry Styles e al suo sodalizio con Alessandro Michele. Il cantante aveva disegnato con lui la collezione Gucci “HA HA HA” nel 2022. Altre delle collaborazioni più celebri degli ultimi vent’anni includono Madonna x H&M con “Confessions on a Dance Floor”, Kate Moss & Bobby Gillespie x Zara, The Weeknd x Paris Saint-Germain, Beyoncé x Levi’s, Rihanna x Puma, Rosalía x New Balance, Billie Eilish x Converse, fino alle artiste K-pop: le componenti delle BLACKPINK sono diventate alcune delle ambasciatrici più influenti delle maison di lusso a livello mondiale. Jennie ha collaborato con Chanel, Lisa con Céline e Bulgari, Rosé con Saint Laurent e Jisoo con Dior.

 

 
 
 
 
 
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Ecco, in tutti questi casi gli artisti hanno svolto un ruolo fondamentale nel processo narrativo dei brand, dimostrando come i musicisti contemporanei non siano più semplici testimonial, ma spesso trasformati in direttori creativi. Esempi concreti? Pharrell Williams x Louis Vuitton: il celebre musicista e produttore discografico è il direttore creativo della linea uomo di LV. E tra le notizie più recenti, Achille Lauro come nuovo art director di DonDup.

 

 
 
 
 
 
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Le collezioni combinano streetwear di lusso e abbigliamento sportivo, attirando appassionati di settori diversi. E le edizioni limitate e le campagne di marketing strategiche generano grande attesa attorno a ogni lancio, facendo esaurire i prodotti in tempi rapidissimi. Il fenomeno evidenzia come oggi i musicisti non siano più considerati semplicemente degli intrattenitori, ma talent e influencer. Peggio, meglio per loro? Chi può dirlo.

I brand di moda, dal canto loro, collaborano con grandi artisti perché offrono una forte componente emotiva alla narrazione del marchio, un’identità personale ben definita e un collegamento diretto con il pubblico. I clienti potenziali sono più propensi ad acquistare prodotti quando si sentono connessi all’identità, allo stile di vita e all’espressione artistica del musicista. I marchi raggiungono così nuovi pubblici e mantengono la propria rilevanza culturale. Allo stesso modo, i musicisti beneficiano di queste partnership perché ampliano la loro influenza nei settori della moda, del business e del lifestyle. Si tratta di relazioni reciprocamente vantaggiose, una win-win solution che consente sia agli artisti, sia ai brand come Zara, di elevarsi e rafforzare la propria identità all’interno della cultura popolare. Influenzando anche il comportamento dei consumatori, e oltrepassando il semplice endorsement pubblicitario; combinano storytelling, identità e influenza in campagne coerenti che spesso si intrecciano con la personalità o i testi degli artisti stessi.

Con l’evoluzione continua di moda e musica, le collaborazioni tra musicisti e brand continueranno probabilmente a essere una delle forze più potenti per plasmare lo stile e la cultura pop. E per continuare a farci desiderare, anche solo per un attimo, di poter avere un pezzetto di quella stessa “Itaca”.

L’autrice ringrazia Kara Pulsifer per il supporto di ricerca.