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Benvenuti, state entrando negli Stati (di controllo) Uniti

In America, la frontiera dell'innovazione digitale si sta unendo pericolosamente con quella della sorveglianza (e dell'industria bellica). Così ogni cittadino diventa un sospettato speciale
società del controllo

Foto: Tobias Tullius su Unsplash

Recentemente, un certo video ha fatto il giro di TikTok negli Stati Uniti. Il filmato mostra un gruppo di agenti dell’ICE — l’agenzia federale per l’immigrazione e le dogane — con il volto coperto, che si avvicinano a due giovani in bicicletta nei pressi della East Aurora High School ad Aurora, Illinois. Gli agenti chiedono ai ragazzi di mostrare un documento d’identità. Uno dei due, che sta filmando la scena e non appare nel video, afferma di avere 16 anni, di essere cittadino statunitense ma di non avere con sé un documento. «Can you do facial?» (“Puoi fare il riconoscimento facciale?”) si sente chiedere da uno degli agenti. Un altro prende il cellulare e lo punta verso il ragazzo come per scattare una foto. Il video si interrompe poco dopo.

Diverse testate, tra cui NPR, hanno verificato l’autenticità del filmato. È stato poi confermato il fatto che l’ICE utilizzi effettivamente un’app per il riconoscimento facciale chiamata Mobile Fortify, che consente agli agenti di identificare le persone sul campo in pochi secondi. Un documento del Dipartimento per la Sicurezza Interna spiega che l’app confronta le foto con i database della Customs and Border Protection — che includono immagini raccolte all’ingresso e all’uscita dagli Stati Uniti — restituendo informazioni come nome, data di nascita, cittadinanza e status di soggiorno. Questo episodio rappresenta solo uno dei tanti segnali del salto di scala compiuto dal governo statunitense, soprattutto a partire dall’amministrazione Trump, nel controllo capillare della società e nella militarizzazione delle politiche migratorie.

La notizia che sta alimentando il dibattito negli Stati Uniti in questi giorni riguarda il recente accordo firmato dall’ICE per l’adozione di un software di sorveglianza dei social media basato sull’Intelligenza Artificiale. Il contratto, della durata di cinque anni, è stato siglato con la società Carahsoft Technology, intermediario tecnologico del governo, ed è stato reso pubblico lo scorso settembre. L’intesa garantisce all’ICE l’accesso a Zignal Labs, una piattaforma di monitoraggio dei social media già utilizzata dall’esercito israeliano e dal Pentagono.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna, di cui l’ICE è un’agenzia, aveva già acquistato licenze di Zignal in passato per i Servizi Segreti statunitensi, firmando un primo contratto nel 2019. L’azienda collabora inoltre con il Dipartimento della Difesa e con quello dei Trasporti. Zignal Labs sfrutta sistemi di Intelligenza Artificiale e machine learning per analizzare oltre otto miliardi di post al giorno, generando «flussi di rilevamento curati» che consentono di «identificare e rispondere alle minacce in tempo reale». Secondo il Dipartimento per la Sicurezza Interna, lo strumento dovrebbe supportare le indagini della Homeland Security Investigations, l’unità di intelligence interna dell’ICE. Zignal si aggiunge dunque a una rete già ampia di strumenti di sorveglianza utilizzati dall’agenzia, molti dei quali basati su algoritmi predittivi in grado di analizzare milioni di profili e conversazioni online alla ricerca di potenziali “minacce”.

Fondata nella Silicon Valley nel 2011, Zignal Labs nasce come società di analisi dei dati e monitoraggio dei media, rivolta inizialmente ad agenzie di pubbliche relazioni e campagne politiche. Solo più recentemente l’azienda ha spostato il proprio focus verso i settori della difesa e dell’intelligence. Nel 2021 ha annunciato ufficialmente questa nuova direzione, creando un consiglio consultivo per il settore pubblico composto da veterani dell’industria militare e dell’intelligence statunitense. Un opuscolo pubblicato quest’anno dall’azienda promuove la collaborazione con l’esercito israeliano, affermando che la piattaforma di analisi dei dati di Zignal fornisce intelligence tattica agli “operatori sul campo” a Gaza. Nel frattempo, diversi attivisti pro-palestinesi — tra cui Mahmoud Khalil — sono stati arrestati dalle autorità per l’immigrazione dopo essere stati inseriti in blacklist prodotte da siti di estrema destra e filo-israeliani. In molti, attivisti e non solo, denunciano come il programma sia di fatto una forma di sorveglianza di massa basata sull’orientamento ideologico. Tuttavia, come riporta Wired, l’ICE starebbe pianificando la creazione di un team dedicato alla sorveglianza dei social media, attivo 24 ore su 24, incaricato di identificare potenziali obiettivi per le indagini dell’immigrazione.

Se il rafforzamento dei sistemi di controllo attraverso i social media è una costante dell’ultimo decennio, con l’ICE si sta assistendo a un’evoluzione particolarmente preoccupante, soprattutto per la sua potenziale applicazione su larga scala. La missione di Homeland Security Investigations ha infatti subito una trasformazione significativa durante il secondo mandato di Donald Trump. Tradizionalmente, l’HSI si occupava di indagini criminali — come traffico di droga, riciclaggio e tratta di esseri umani — pur collaborando occasionalmente alle operazioni di immigrazione civile. Negli ultimi anni, tuttavia, l’obiettivo sembra essere quello di sviluppare strumenti capaci di ampliare e raffinare la sorveglianza su semplici cittadini statunitensi, migranti e visitatori.

In questa ottica va letto il crescente investimento dell’agenzia nei modelli linguistici di grandi dimensioni. Questi sistemi di Intelligenza Artificiale possono combinare enormi quantità di dati pubblicamente disponibili per dedurre informazioni e identificare persone considerate di interesse. Ma il loro impiego solleva interrogativi profondi: è ormai ampiamente documentato come i modelli linguistici riproducano pregiudizi, stereotipi e distorsioni insite nei dati su cui sono addestrati. Nel contesto dell’ICE, ciò potrebbe tradursi in una forma di profilazione automatizzata su base etnico-razziale, linguistica o di posizionamento politico, amplificando ulteriormente i rischi già presenti nei tradizionali sistemi di sorveglianza statale.

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