“Scalo Playground” è stato l’iniezione rigenerante di cultura di cui Roma aveva bisogno | Rolling Stone Italia
Home Cultura

“Scalo Playground” è stato l’iniezione rigenerante di cultura di cui Roma aveva bisogno

Si conclude dopo sei mesi la seconda edizione del festival romano, rivelatosi un eccellenza urbana contemporanea tra musica, vita notturna e sport popolare

Tutte le foto di Grezzo Fanzine

L’argento vivo addosso al quartiere romano di San Lorenzo non è mancato mai ed è inscritto nella storia tanto il dinamismo della sua cultura underground quanto l’energia cinetica che permea questo luogo di scambio e crocevia, nonostante i bombardamenti del 43 abbiano distrutto in buona parte anche la sua stazione ferroviaria, Scalo San Lorenzo appunto. Qui, sotto la rampa della tangenziale Est, a Largo Settimio Passamonti, sorge il Playground di street basket tra i più grandi d’Europa, pubblico, gratuito e oggi riconoscibilissimo dall’opera dello street artist Pskv, commissionata da Red Bull. Intorno a questo main stage per infiammanti competizioni sportive, ben due palchi allestiti per concerti (in prima battuta unplugged) e dj Set sui terrazzamenti della sua cintura verde, il parco urbano Sante De Sanctis, che dal più desolante stato d’abbandono si è trasformato con il Festival Scalo Playground in “anfiteatro green” dove potersi nuovamente aggregare, divertire e rilassare, portandosi via buone vibrazioni e contenuti di valore semplicemente restando in ascolto.

E se la pallacanestro è regina, la musica è ancella e la narrazione sociale l’oro che tutto irriga: dal glam rock allo skinhead reggae, dalla darkwave anni 80″ passando per il northen soul, street punk, folk, hip-hop e alternative rock con band più emergenti ed etichette indie fino a nomi del main stream: in favore della Ong Mediterranea abbiamo assorbito a Scalo le Ancor Vibes di Danno dei Colle der Fomento sfidatosi in consolle con Zero Calcare e ancora Lo Stato Sociale, Marat, Tahnee Rodriguez, Agnese Valle, Amalfitano, Massimiliano D’Ambrosio e un Elio Germano in due versioni, quella di intervistatore nel documentario in VR “No Borders” prodotto e sceneggiato da Omar Rashid e prima ancora, come musicista nel concerto della sua band Le Bestie Rare. Al calendario di eventi totalmente gratuito, uniamo spettacoli e concrete battle di urban and breakdance, stand up commedy, presentazioni letterarie, laboratori per l’infanzia e un centro estivo gratuito realizzato in collaborazione con la Polisportiva Atletico San Lorenzo. 

Tutto questo è stato il Festival Scalo Playground, eccellente testimonianza di una comunità ri-attivata, la cui formula feconda ci facciamo raccontare da Gabriele Contenti dell’ Associazione di promozione sociale Remuria, concessionaria da due anni dell’area in questione che evoca, già nel suo nome, un atto di rinascita: “Nel momento in cui diventiamo titolari di uno spazio all’interno di un territorio, la nostra priorità, prima ancora di pensare alla programmazione è conoscere il contesto e coinvolgere i player locali negli spazi che vinciamo. Arrivati qui in primis ci siamo interfacciati con la comunità dei giocatori di basket che da più di 10 si allena e gioca su questo campo e che sentiva in qualche modo lo spazio come proprio, gli unici ad essersi presi cura nel tempo, in maniera del tutto autogestita e con libere sottoscrizioni della manutenzione ordinaria minima dell’area intorno al playground. Il loro coinvolgimento è stato quindi naturale e iniziamo a lavorare partendo dalla valorizzazione fisica del campo da gioco, la cui praticabilità per inciso, è rimasta sempre intaccata dai numerosi eventi costruiti poi tutt’intorno, proprio per consentire di giocare sempre, fino a tarda notte”.

Una volta pulito lo spazio, ridisegnato il campo e ripristinato i canestri, viene intercettata Red Bull che contribuisce generosamente alla promozione di questo campo urban sia nella scenografia che attraverso l’organizzazione di tornei, come la partecipatissima finale mondiale di Red Bull Half Court: tra le 15 squadre finaliste di questo torneo internazionale, due sono italiane e indovinate dove si allenavano? 

 

Lo sa bene Matteo Baruzzo aka Baruz, tra i pionieri della copiosa family di giocatori del playground di Largo Passamonti, di cui persegue da sempre la riqualificazione e che ha trovato in Remuria l’humus perfetto per la fioritura: dopo l’inferno dantesco dell’incuria e del degrado di un tempo, gli unici gironi di cui abbiamo sentito parlare a Scalo Playground sono quelli di basso e chitarra nei concerti pressochè quotidiani e dei tornei di street basket: “Ne abbiamo organizzati moltissimi e di livello sempre più alto e in ogni formato – interviene Baruz – 1vs1, 2vs2, 3on3 fino al 5vs5 – in questi due anni l’attenzione è cresciuta e abbiamo trovato nel team del Festival dei professionisti, competenti ed attenti che hanno sostenuto anche finanziariamente le nostre iniziative sportive come il torneo Under the Ring Road o ludiche, penso al Celebrity Game che ha visto in campo diversi i rapper della scena romana”. Tra loro Gemello, Pretty Solero, Chicoria, Ube, Carl Brave, Mystic One. 

Abbiamo aperto Scalo Playground lo scorso anno in piena pandemia quindi ragionare di concerti con migliaia di persone era fuori contesto. Inizialmente si è scelto di valorizzare la scena romana che poteva muoversi con più facilità,” continua Gabriele Contenti. “Successivamente abbiamo potuto allargare l’orizzonte. In particolare il mercoledì si lavorava  in sinergia con il Chiringhito Libre di San Paolo, un’istituzione per gli studenti universitari romani e fuorisede, con una tradizione in termini di offerta alcolica – il dibattutissimo Spritz –  integrata a dj set e presentazioni, mentre il giovedissimo, firmato dal Collettivo Borghetta Stile, affermatissimo sulle dance floor capitoline, con l’organizzazione di una serie di concerti di band romane prevalentemente emergenti sempre seguite da Dj set. Mentre il venerdì e la domenica ampio spazio è stato dedicato DJing, sulla nostra consolle in 2 anni si sono alternati un centinaio di Disc Jockey anche grazie al supporto di RadioSonar nostro consolidato media partner”.

“Il bello e divertente di questa prima fase concertistica invece”, ci fa notare Gabriele. “È stato anche lo sforzo creativo da parte di diverse band ospiti all’interno del Festival di riarrangiare il set in chiave acustica”. Performance riuscitissima in tal senso quella della Band torinese Bull Brigade che ha ripercorso a Scalo Playground gli anni di carriera punk rock in versione semi acustica senza compromettere l’impeto hardcore, in attesa del nuovo album Il fuoco non si è spento (che nel frattempo è uscito). “E mi viene in mente”, aggiunge Gabriele, “anche la fisarmonica degli Arpioni, band ska bergamasca, che in occasione della presentazione del libro Bergamo non si arrende si è reinventata completamente il set”.

Venendo da due anni di pandemia Scalo Playground è diventato il punto di riferimento per tutti coloro che, con spazi sociali o commerciali ridotti, hanno sofferto l’immobilità o i limiti del contingentamento, o per chi si dedicava allo sport e non ha più potuto praticarlo, che ha trovato un luogo dove poter “ricominciare” in sicurezza, contribuendo con le proprie iniziative alla programmazione del Festival, sviluppatasi fino allo scorso 30 ottobre e quotidianamente documentata negli scatti e nei video del collettivo indipendente di Grezzo Fanzine. Anche la letteratura ha sposato Scalo Playground: “La nostra partnership con il Festival è ormai consolidata”, interviene Francesco Mecozzi della Libreria Caffetteria Giufà. “Per noi non si è trattato solo di uno spazio quanto di una modalità di relazione con un team, quello di Remuria, che ha saputo stare in ascolto, consentendoci di proporre tra giugno e luglio una ventina di presentazioni letterarie, diciamo un best off, distillato di attività culturali  che in tal modo non è andato perso, di fronte ad un pubblico più ampio ed eterogeneo di quello che avremmo avuto anche con la libreria a pieno regime. Ora il Festival è finito ma sarebbe bello se non fosse una meteora”. 

Nel frattempo tra un drink, un libro e uno “slam dunk”, sul playground più noto di Roma veniva montato addirittura un ring per Scalo Knock Out, la due giorni dedicata alla boxe maschile e femminile: “E’ stata un’iniziativa costruita insieme alle Palestre Popolari del Quarticciolo e di San Lorenzo che fanno un lavoro preziosissimo a Roma e che abbiamo deciso di intercettare e valorizzare all’interno del nostro Festival”, spiega Gabriele. “Sostenere lo sport aperto a tutti, unitamente alle attività culturali, all’intrattenimento, alla cura dell’ambiente e al coinvolgimento diretto del territorio è una formula che qui ha funzionato! Ma dirò di più: Scalo Playground è stata anche una bella tribuna per campagne referendarie come quella per l’abolizione della caccia, per la legalizzazione della Cannabis e per l’eutanasia legale, quest’ultima ha raccolto qui migliaia di firme pari a quelle di interi Comuni come Parma o Bologna. Campagne del genere, che sono dense di significato politico hanno trovato un’attenzione enorme da parte di un pubblico anagraficamente giovane affatto incurante, ciò vuol dire che non c’è disattenzione verso la politica, ma verso temi che non intercettano la vita di coloro che vivono la città, come studenti, universitari, giovani lavoratori”.

La seconda edizione del Festival Scalo Playground è terminata, rivelandosi un modello efficace e fecondo verso cui tendere e in attesa di sapere cosa sarà del futuro di quest’area romana rigenerata e restituita all’interesse collettivo, l’Associazione Remuria ha inaugurato Gigs, la stagione dei grandi concerti al Parco Schuster, aprendo con nomi come Samuel dei Subsonica, Muro del Canto e in attesa di Giancane, sabato 6 novembre. Ben fatto, Roma non vedeva l’ora.