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Salvini: felpe, panze e crocifissi. Il libro che lo consacra icona pop respingente

"Il corpo del capitano" di Luca Santese e Marco P. Valli è un libro fotografico che mostra Salvini da vicinissimo, e che nel farlo dice molto dell'Italia di oggi

Tutte le foto per gentile concessione di Cesura

Un libro fotografico – anzi no, usiamo l’espressione giusta: un libro – diventa eterno quando si trasforma in oggetto di culto, in una di quelle cose che tutti vogliono avere in casa e tenere sul tavolo in salotto, premurandosi di dire agli amici che sfogliarlo è ok, ma sgualcirne le pagine no. Che ne so, tipo Terry’s World di Terry Richardson (con tutte quelle immagini culto di tette e piselli che lo hanno reso celebre) o The Big Book of Pussy di Taschen. Libri che sono testimonianze del nostro tempo.

Il corpo del capitano di Luca Santese e Marco P. Valli, edito da Cesura, fa assolutamente parte di questa categoria. Lo scoop è che sia un libro italiano. Ma non è poi così uno scoop se si pensa che è un lavoro di Cesura Publish (il collettivo fotografico di Arianna Arcara che vanta i lavori di Rocchelli, Micalizzi, Majoli e molti altri) e che si è guadagnato la copertina del TIME. Il TIME quello vero, quello americano, la Bibbia dell’editoria giornalistica colta.

Ti cattura subito con la cover nera e lo sguardo senza occhi di Salvini, il cui volto riproducibile all’infinito su una maschera diventa il volto della sua legione. E per quanto Salvini faccia parte del libro ne diventa al tempo stesso quasi un accessorio. Sono ancora più efficaci le foto ai salviniani, le adunate di piazza, le mani protese verso di lui come fosse un papa, le facce stravolte dai flash che lo guardano come un profeta.

Una delle foto più belle è quella del suo corpo letteralmente conteso tra decine di manifestanti mentre fa uno stage diving. “Salvini faceva letteralmente dei bagni di folla in mezzo ai mercati”, racconta Luca e la dimostrazione è una doppia pagina del libro: vedete la schiena sudata viene contesa dalle mani e fotografata dagli smartphone, su cui troneggia una cover del cullare di un manifestante con scritto: “Ho letto che bere fa male. Ho smesso di leggere”.

Ecco spiegata un’epoca, i meme, il complottismo, le scie chimiche, l’Italia. Ecco cosa fa la fotografia, congela il tempo. La scena potrebbe essere un quadro di Caravaggio, la troveremo nei musei di arte contemporanea nei prossimi secoli, dirà tutto di noi a chi ci leggerà tra cento anni, quando saremo ormai polvere, passato, piccole formichine dimenticate con i nostri problemi giganti oggi e insulsi domani.

Così come risulta stupenda la foto della panza del Capitano, ritratto durante un cambio maglietta sul palco. A Salvini non frega niente di apparire con la tartaruga, fisicato o palestrato, lampadato o alla moda. Lui è il pellegrino delle felpe con le sigle delle città e delle catenine col crocifisso. Non volendo ha sdoganato il corpo di Homer Simpson rispetto al canone algido e anni duemila o quello di Silvio Berlusconi, che da ragazzo era fisicatissimo. Basta con sta mania della perfezione, Salvini è il primo politico curvy, “l’italiano medio del nord” come lo definisce Valli. Così simile a un ragazzo di paese, a un chierichetto che serve messa, al fidanzato di tua cugina. Così “uomo medio” universale, così alla portata di tutti, così normale. Ecco perché così amato.

Quando TIME ha messo in copertina Salvini ha scritto: “Matteo Salvini, il nuovo volto dell’Europa. Lo zar dell’immigrazione ha uno scopo: sfasciare l’Unione”. Eppure nessuno dei salviniani ha letto il senso critico dell’operazione, a dimostrazione che nelle foto ognuno vede ciò che vuole (e che l’analfabetismo funzionale dilaga così come il fatto che non siamo più avvezzi all’iconografia della storia dell’arte). “Lo abbiamo mostrato alla gente il libro, ai manifestanti per testarne le reazioni”, spiega Marco Valli, “ci dicevano tutti: Bravo Matteo è sul TIME! Peccato sia uscito male in foto”.

Eppure la luce dal basso come nei film horror, la cupezza, sono lampanti. Ma non immaginatevi un libro triste, tragico, perché nonostante il bianco e nero e l’uso di luci sparate, nonostante lo scenario calorico apocalittico che evoca il corpo del Capitano, negli scatti si coglie tanta ironia e tanto movimento. Merito della visione che hanno sviluppato i due autori, della loro complicità. Santese e Valli sono due amici prima che due colleghi, “per un periodo abbiamo anche convissuto”, dice Santese. “Volevamo rendere l’epica della tragicommedia all’italiana. È un libro molto italiano questo”.

“Entrambi ci siamo occupati di politica di destra. Nel marzo 2018 abbiamo deciso di unire le forze. Volevamo vendere dei ritratti con un taglio autoriale ai giornali. Abbiamo seguito comizi in tutta Italia”, racconta Valli. L’unico appunto che gli si può fare è: come mai solo Salvini e la destra? Come mai non avete fatto un libro così su Renzi? Ma qui c’è una storia precisa. “Ci siamo dedicati a lui perché è il più strutturato dal punto di vista comunicativo. È un fotografo, produce la propria immagine di propaganda ed è uno dei fotografi più influenti di Italia per quanto arriva alla gente. Per noi era interessante perché questa autoproduzione di fotografia di propaganda taglia fuori la figura del fotografo completamente”, spiega Santese.

“Dopo il caso Diciotti andammo a una manifestazione della Lega a Roma e su un depliant c’era la nostra foto del TIME, come a dire: guardate dove sono adesso. Così ci siamo accorti che era riuscito a piegarla alla sua volontà quella foto, ad annullarci. A quel punto abbiamo detto: ah si? Adesso facciamo un bel lavoro tutto su di lui”, aggiunge Valli.

E così iniziano gli appostamenti, le scommesse, l’importanza di annusare la cronaca. Santese e Valli sono al Papeete la settimana prima del grande caos nazionale, dello scandalo del figlio del ministro sulla moto d’acqua. Ci sono un paio di pagine memorabili scattate in una giornata d’agosto in cui nessun fotografo si era presentato perché pioveva mentre i due erano partiti da Milano alla ricerca dello scoop. “Andiamo al Papete e c’era Salvini da solo sulla sdraio. È una lezione che a Cesura ci tramandiamo: quando non ci va nessuno, se ci vai tu molto spesso vieni premiato. Siamo spesso andati in situazioni in cui era impensabile riuscire nello scopo e invece viene ancora meglio quando si è soli. Ce lo siamo ritrovati di fianco. Gomito a gomito”, racconta Santese.

Il risultato sono delle foto eterne di Salvini in spiaggia. Ha una medaglietta al collo della forma delle piastrine dei marines solo che davanti ha l’effige di Cristo e dietro il logo del Papeete e la frase “Non siamo soli”. Che sia un regalo dello staff (in fin dei conti Massimo Casanova, il titolare del locale è stato eletto al Parlamento europeo proprio dietro a Salvini), o un gadget non si sa, ma l’effetto è potentissimo.

E poi le mani, il sudore, le gigantografie della bocca aperta, i peli, la saliva, i rosari ovunque di fronte alla massa sterminata di gente. Un’epopea italiana per immagini, indispensabile da avere nella propria libreria da tramandare ai nostri nipoti, per raccontargli come eravamo.