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Sally Rooney è ancora la voce della generazione millennial

Dopo il successo mondiale di "Parlarne tra amici" e "Persone normali", la scrittrice irlandese aveva detto che forse avrebbe smesso di scrivere. Invece sta per tornare con un nuovo romanzo

David Levenson/Getty Images

Aveva detto che non sapeva se sarebbe mai tornata a scrivere o se sarebbe rimasta una di quelle persone che hanno un periodo estremamente creativo durante i propri vent’anni per poi non scrivere più nulla per il resto della propria vita. Sembra che invece abbia superato questi dubbi Sally Rooney, scrittrice classe 1991 che negli ultimi anni è stata elevata a fama mondiale anche grazie alla sua capacità di dissezionare con chirurgica precisione la moltitudine di forze, interiori e meno, che modellano ciò che vuol dire essere millennial.

Dopo il successo mondiale di Parlarne tra amici e Persone normali e il loro adattamento per il piccolo schermo, Rooney sta lavorando ad un terzo romanzo, in uscita nel settembre 2021. Il titolo inglese sarà Beautiful world, where are you, e secondo l’editore Alex Bowler parla di “amicizia e sesso, arte e fede, potere e amore. Assorbe ancora una volta nelle vite interiori di personaggi con menti brillanti e cuori doloranti, segnando un nuovo passo creativo di un’autrice singolare”.

Ambientato, come anche i libri precedenti, a Dublino e dintorni, racconterà la storia di quattro giovani – la scrittrice Alice, la sua migliore amica Eileen e i loro rispettivi interessi amorosi, Felix e Simon – attraverso conversazioni e scambi di e-mail che analizzano, certo, la loro vita sentimentale, ma anche il futuro della politica e del pianeta come lo conoscono. Insomma, è passato qualche anno e i protagonisti ventenni dei due libri precedenti lasciano spazio ad una versione più adulta di loro, angosciata da problemi globali apparentemente inestricabili come il cambiamento climatico. Ancor più che nei libri precedenti, la politica assume un ruolo centrale.

“Suona familiare? Forse un po’”, ha commentato la critica Amanda Arnold. “Ma va benissimo così. Dateci un altro libro con personaggi travagliati che si trovano in complicate relazioni romantiche, sullo sfondo della cupa Irlanda del tardo capitalismo. Costringeteci a riesaminare come si svolgono le dinamiche di potere nelle nostre relazioni interpersonali. Fateci provare un cocktail di emozioni sconcertanti, caratterizzato da angoscia emotiva e arrapamento”.

Insomma, dateci tutto quello a cui Sally Rooney ci ha abituati negli ultimi anni: un ritratto intimo, dolente ma a tratti inaspettatamente speranzoso di tutte le contraddizioni e le debolezze di una generazione – quella dei millennial, a cui Rooney appartiene a pieno diritto ma che non ha mai, personalmente, preteso di rappresentare. Eppure nelle sue storie ci si sono rivisti in massa tantissimi di quei nati tra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta che, nell’Irlanda in cui Rooney ambienta ogni suo romanzo così come in Italia, sono stati segnati dalla rivoluzione digitale della loro infanzia e adolescenza tanto quanto dalla crisi del 2008 e i suoi strascichi economico-sociali.

Che sia il pessimismo per il futuro, l’eterna incertezza delle finanze personali e quanto di quelle statali, la ridiscussione delle dinamiche di genere, i limiti di un individualismo sfrenato che mette tutti contro tutti o, “semplicemente”, un’insicurezza insidiosa e difficile da scrollarsi, nei personaggi verbosi e a tratti insopportabili di Rooney in tantissimi hanno letto un’accurata analisi di sè, sì, ma anche del modo in cui, come millennial, ci si trova spesso a rapportarsi con l’altro, con la società, con la politica.

In tutti questi macrotemi Rooney ha cominciato a scavare nel 2017 con l’acclamato Parlarne tra amici soltanto per riproporre, un anno più tardi, un Persone normali in cui le stesse questioni venivano ulteriormente eviscerate. I suoi protagonisti – sempre giovani, belli, di sinistra, brillanti e tormentati, che sgomitano per trovare il proprio spazio in una società che non sa bene cosa farsene – svolgono una funzione precisa. “Sto cercando di mostrare come le condizioni sociali siano connesse a un sistema più ampio”, ha spiegato infatti l’autrice. “Si spera che cercando di mostrare queste cose si possa pensare che non debba necessariamente andare così”.

Cosa fa di qualcuno la voce di una generazione? Secondo l’agente letteraria Karolina Sutton, interrogata al riguardo dal Guardian, è la capacità di mettere nero su bianco ciò che differenzia i propri coetanei dalle generazioni immediatamente precedenti, l’affermare nuovi valori in risposta, spesso in opposizione, a quelli ereditati da chi è venuto prima di loro. “Forse è una sfida, un’urgenza, una posizione politica anche non espressa apertamente”, dice. “Qualcosa che sembra audace, pertinente e intransigente. E ha una verità emotiva che parla ad una specifica generazione”. Tutte caratteristiche che, a detta di Sutton stessa, fanno di Rooney una candidata ideale.

Considerando che Beautiful world, where are you sembra aver tutta l’intenzione di continuare a rigirare il coltello nelle piaghe generazionali che la sua autrice è stata fin qui superba nell’individuare, non possiamo che aspettarci un altro specchio in cui riflettere sulla nostra precarietà. Economica, climatica, affettiva.

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